♥ Tutto sulla Tecnica
La tecnica del "time-lapse" è una tecnica cinematografica che consiste nell'accelerare la riproduzione di un evento che si verifica nel corso del tempo, creando un effetto di passaggio temporale rapido. Questa tecnica è ampiamente utilizzata per mostrare processi lunghi o eventi che normalmente si svolgono molto lentamente, come il sorgere e il tramontare del sole, la crescita di una pianta o il movimento delle nuvole nel cielo.
Ecco come puoi utilizzare la tecnica del time-lapse:
-
Attrezzatura necessaria: Avrai bisogno di una fotocamera (ideale una reflex digitale o una mirrorless) che consenta di impostare manualmente le impostazioni dell'otturatore, un treppiede stabile per mantenere la fotocamera ferma durante le riprese e, preferibilmente, un intervalometro o un telecomando per scattare foto in modo programmato.
-
Scelta del soggetto: Scegli un soggetto interessante o un evento che si svolge nel corso del tempo. Puoi optare per soggetti naturali come il movimento delle stelle nel cielo, il cambiamento delle stagioni o il traffico in una città, oppure puoi creare scene artificiali come la costruzione di un edificio o la preparazione di un pasto.
-
Impostazioni della fotocamera: Configura la fotocamera in modalità manuale per avere il controllo completo delle impostazioni. Imposta la sensibilità ISO al livello più basso (solitamente 100 o 200) per ridurre il rumore nell'immagine. Seleziona un'apertura dell'obiettivo adeguata (solitamente tra f/8 e f/16) per ottenere una profondità di campo sufficiente. Imposta un tempo di esposizione più lungo per catturare la luce nel corso del tempo (tipicamente da 1 a 30 secondi, a seconda della velocità dell'evento).
-
Intervallo di scatto: Decide l'intervallo tra uno scatto e l'altro. Questo dipende dalla durata dell'evento e da quanto veloce desideri che sia il time-lapse. Ad esempio, se vuoi registrare il movimento delle stelle, potresti scattare una foto ogni 20-30 secondi. Se stai catturando il movimento delle nuvole, potresti scattare una foto ogni 2-5 secondi.
-
Stabilità: Assicurati che la fotocamera sia stabile su un treppiede solido e che non venga disturbata durante le riprese. Utilizza anche un telecomando o un intervalometro per evitare di toccare la fotocamera durante lo scatto.
-
Riprese continue: Inizia il processo di ripresa e lascia la fotocamera scattare foto in modo continuo per il periodo desiderato. Può richiedere molto tempo, quindi assicurati di avere batterie sufficienti e spazio di archiviazione per le foto.
-
Post-produzione: Dopo aver catturato tutte le foto, importale in un software di editing video come Adobe Premiere Pro o Final Cut Pro. Organizza le immagini in sequenza e crea un video time-lapse. Puoi regolare la velocità del time-lapse durante la post-produzione per ottenere l'effetto desiderato.
-
Aggiungi musica o suoni: Puoi arricchire il tuo time-lapse aggiungendo una colonna sonora o effetti sonori che si adattano al tuo soggetto.
-
Rendering e condivisione: Una volta completato il montaggio, rendi il tuo video time-lapse in alta risoluzione ed inseriscilo nel tuo cortometraggio per mostrare, ad esempio, il passaggio di tempo tra due scene, oppure l'avvenimento di un fatto particolare... vi ricordate del fiore nel film E.T. L'extraterrestre?
Il time-lapse è una tecnica cinematografica affascinante che può trasformare eventi apparentemente banali in sequenze visivamente sorprendenti e coinvolgenti. Sperimenta con soggetti diversi e tempi di scatto per creare i tuoi impressionanti time-lapse.
Nella realizzazione del nostro cortometraggio, la registrazione del sonoro, più fedele possibile, è decisiva nella realizzazione di un film. Se realizzata in modo negativo, essa può rendere il vostro corto non valido od addirittura inutilizzabile.
Si dice che una corretta realizzazione del sonoro rappresenta quasi il 50% della riuscita di un film. Il fonico è il tecnico che ha il ruolo di registrare i rumori e i dialoghi che accompagnano le azioni che si svolgono sul set.
L'aiuto del fonico è chiamato microfonista, che solitamente attacca i microfoni sugli abiti degli attori, oppure indirizza la Giraffa o Canna, cioè il microfono (direzionale o ambientale) tenuto in alto da una staffa.
Per un fonico è importante anche la registrazione di sottofondo (i rumori). Se stiamo girando in una stanza chiusa, e in un momento di vuoto (in cui gli attori non parlano), viene aperta una finestra, può verificarsi una situazione sonora irreale poiché dal vivo è difficile captare eventualmente il sottofondo del traffico proveniente dall esterno. Infatti spesso i suoni vengono registrati successivamente in sala, dai cosidetti rumoristi.
In produzioni con scarso budget, spesso si tralascia questo aspetto, ma se vogliamo un risultato professionale i rumori o la registrazione di sottofondo diventano determinanti per ottenere un sonoro perfetto.
Solitamente la colonna sonora è registrata in presa diretta, ma alcune volte la registrazione dal vivo può servire solamente come guida per il doppiaggio effettuato successivamente al montaggio delle scene.
dal sito www.mgvideoproduction.it
Un bravo regista si riconosce dalla capacità di trasformare semplici inquadrature di un paio di attori sul set in qualcosa di cinematografico, evocativo e talvolta addirittura iconico. Un’operazione questa piena di fascino, quasi un sortilegio. In realtà, queste tecniche sono il risultato della applicazione rigorosa di una serie di principi, per così dire, scientifici con cui il Direttore della Fotografia aiuta il Regista.
Leggi tutto: Le tecniche di ripresa che ogni buon Direttore della Fotografia dovrebbe conoscere
Il ciak dà il “la” alle riprese, ad ogni singola ripresa di ogni singola scena ed è affascinante che una cosa quasi insignificante come un ciak sia in realtà di vitale importanza per capire come assemblare le scene girate.
Un po’ di storia
Il nome “ciak” deriva semplicemente dal suono che produce l’asticella mobile quando viene battuta sulla tavoletta (o lavagna) sulla quale sono riportati i dati principali della scena che sta per essere girata. In origine veniva chiamato clapperboard e la sua paternità viene fatta risalire a Frank Thring che lo utilizzò per la prima volta negli anni 30 nei suoi studi a Melbourne. Come tutte le cose anche il ciak si è evoluto nel corso degli anni: da tavola in legno scritta con il gesso a lavagna nera sempre scritta con il gesso fino ad arrivare alle lavagne in plexiglass scritte con i pennarelli per poi culminare con il ciak “elettronico” con tanto di led luminosi. Le scritte sul ciak sono rimaste praticamente invariate e quindi su questa tavoletta vediamo riportato il titolo della produzione (film, serie TV o cortometraggio che sia), il numero della scena, il numero di volte in cui è stata ripetuta, la macchina -o le macchine- da presa che sono incaricate di riprendere la scena, il nome del regista e del tecnico che riprende, la data della ripresa e l’ambientazione (interno giorno, esterno giorno ecc…).
Motore, ciak, azione!
È questo il grido di rito prima dell’inizio delle riprese di una scena, è questo ciò che risuona in un set per far capire che si sta registrando. Successivamente al grido “Motore!” esclamato dal regista, il ciacchista batte il ciak nell’inquadratura della macchina da presa in modo che si sappia qual è la scena e quante volte è già stata registrata. Facciamo un esempio: 130 quarta vuol dire che di quella serie tv o di quel film si sta girando la 130esima scena e lo si sta facendo per la quarta volta. Sembrerà assurdo ma il numero di volte che viene ripetuto il ciak per una stessa scena dipende da molti fattori: il budget, il regista, le condizioni meteo, gli attori… Il budget e il regista sono, in linea di massima, i due punti principali: con un budget ristretto non ci si può permettere di girare numerose volte una scena, al contrario con un regista puntiglioso si potrebbero fare moltissimi ciak per una stessa scena.
Analizziamo alcuni ciak
Sulla base di ciò che ho illustrato nei due paragrafi precedenti volevo analizzare due foto di ciak che ho trovato su internet. Premetto che uno dei due è di un film spagnolo e l’altro è di una serie TV che deve ancora andare in onda. Sono stata costretta a fare queste scelte riguardo i ciak da analizzare perché, sebbene in rete ce ne siano molti, molto spesso sono difficili da leggere perché poco nitidi o per nulla a favore di camera.
Ciak numero uno:
Partiamo subito con l’analisi del primo ciak: la produzione si intitola “Tu hijo” (prod.) ed è diretta da Miguel Ángel Vivas (director). Il tecnico addetto alle riprese è Pedro J. Márquez (camera), il ciak è stato battuto il 12-2-18 ed è un esterno giorno (day ext., nell’angolo in basso a destra). Passando alle informazioni che riguardano la scena: è la numero 53-3 (scene) ed è la terza volta che viene ripetuto il ciak (take). L’ultima informazione che abbiamo è che la pellicola su cui si sta registrando è la numero due (roll).
Ciak numero due:
Proseguiamo ora con il secondo ciak: si tratta de “Il commissario Ricciardi” (prod.), diretta da Alessandro D’Alatri (director). L’addetto alle riprese è Davide Sondelli (camera), la scena è stata girata il 23-05 del 2019 (date) ed è un esterno giorno (ext day). Passando alle informazioni sulla scena: è la numero 1084-1 (scene), è la prima volta che viene registrata (take) e la camera addetta alle riprese è la A, con il rullino numero uno (roll). Questo ciak ci dà un’altra informazione: la casa di produzione, ovvero la “Clemart s.r.l.”.
Com’è stato analizzare questi ciak? Spero sia stato utile e divertente, per me lo è stato!
Alcune curiosità
- Esistono due tipi di ciak, uno italiano e uno statunitense. Il primo ha l’asticella posizionata in basso mentre il secondo ha l’asticella posizionata in alto.
- La frase completa prima di iniziare le riprese prevede anche l’inserimento della parola “partito” tra “motore” e “ciak” in modo da far capire che si sta effettivamente registrando, nonché l’inserimento della parola “luci” prima ancora di gridare “motore”. In generale, però, il grido più conosciuto prevede solo “motore, ciak, azione!”.
- Alle volte può rendersi necessario un ciak in coda e, quindi, il ciacchista deve attendere la fine della ripresa di quella scena prima di poter battere il ciak nell’inquadratura.
Cosa ne pensate? Conoscevate la storia di questo utilissimo strumento?
Articolo di Ilaria per sarascrive.com
Ciak in coda
Per vari motivi, in certe inquadrature può essere impossibile battere il ciak all'inizio; si effettua allora il ciak in coda, cioè alla fine dell'inquadratura, dopo che è stato dato l'ordine di "Stop": questa variazione è caratterizzata dal ciak tenuto capovolto davanti all'obiettivo.
Se vuoi entrare a far parte del mondo dei filmmaker devi sapere da subito che le riprese realizzate usando uno sfondo verde o blu fanno la differenza, perché ad esso puoi sostituire sfondi personalizzati degni di Hollywood. Segui i consigli di due registi come Martin Vavra e Mitch Apley e poi affidati ad Ultra Key di Adobe Premiere Pro per un risultato da urlo.
Cosa imparerai:
- Cosa si intende per green screen e chroma keying
- Perché usare un green screen
- Breve storia dello schermo verde
- Come funziona il green screen
- Come usare il green screen: suggerimenti e trucchi
- Schermo verde: domande ricorrenti
Cosa si intende per green screen e chroma keying.
Il green screen o schermo verde, detto anche chroma key (che si potrebbe tradurre con intarsio a chiave colore), è una tecnica che viene utilizzata per sostituire lo sfondo di un video. Si gira una scena usando come sfondo un telo di un colore compatto e uniforme, in modo che il soggetto in primo piano sia poi facilmente separabile in fase di postproduzione e lo sfondo possa essere sostituito con ciò che si preferisce.
La scelta del verde dipende dal fatto che in genere non ci sono toni di carnagione o colori naturali di capelli che siano verdi, quindi si rischia meno di cancellare parti essenziali dei soggetti in primo piano durante la fase di ritocco. Si tratta anche di un colore che contrasta con la maggior parte dei nostri oggetti quotidiani. In alternativa si può utilizzare uno schermo blu, che risulta più adatto specialmente quando lo sfondo è scuro, come ad esempio in una scena notturna.
Perché usare un green screen.
Usare uno schermo verde consente di effettuare riprese di persone e azioni e di aggiungere in una fase successiva sfondi, effetti visivi, dettagli che sono difficili da trovare o che magari neppure esistono nella realtà.
Tu giri la tua scena con lo schermo verde e poi, grazie a programmi e software, rimuovi il verde attraverso la tecnica del chroma keying, che è un sistema ormai integrato nella maggior parte dei software di video montaggio e streaming. In fase di post produzione puoi sostituire lo schermo verde con un’immagine fissa oppure con immagini in movimento, come un video, che può persino essere in presa diretta.
Per spiegare meglio di cosa si tratti, possiamo affidarci a una definizione della Infocus Film School, secondo la quale il green screen è una tecnica di effetti visivi, grazie alla quale due immagini o video vengono sovrapposti per ottenere effetti migliori.
I vantaggi di questo sistema sono numerosi:
- Girare in studio con un green screen costa decisamente meno che organizzare viaggi e trasferimenti per una intera troupe.
- Si possono “ambientare” le riprese anche in luoghi normalmente non aperti al pubblico, visto che basta aggiungere in post produzione uno sfondo che ritragga questi luoghi, che siano musei, sedi militari, palazzi privati.
- Con il green screen puoi collocare la tua storia in un mondo avveniristico e basta pensare ai film della serie Matrix per rendersene conto.
- Si riescono a creare personaggi irreali, come animali antropomorfi oppure esseri mitologici, facendo indossare agli attori alcuni abiti del colore del green screen, che poi vengono rimossi in postproduzione e sostituiti da sagome paurose e fantascientifiche elaborate al computer. Per farti un’idea, pensa solo ai draghi e alle creature mostruose del Signore degli Anelli.
Breve storia dello schermo verde.
La tecnica del green screen o chroma keying è nata molti anni fa con l’obiettivo di poter ricreare in studio una qualsiasi ambientazione, che sia reale, come una foresta tropicale, oppure visionaria come un pianeta dello spazio profondo. Il primo ad utilizzarla è stato Larry Butler nel 1940 per il film “Il ladro di Bagdad”, grazie a quale ha vinto l’Oscar per gli effetti speciali.
Anche “L’impero colpisce ancora” di George Lucas ha usato la stessa tecnica e vinto agli Oscar. Dopo i primi successi, questo sistema è stato utilizzata spessissimo nell’industria cinematografica, per simulare il volo di Superman, ad esempio, o per realizzare più velocemente e a costi ridotti alcune delle scene corali di combattimento dei film della Marvel.
Anche la televisione, poi, si è convertita al green screen, che viene sfruttato, ad esempio, per le previsioni del tempo, sostituendo allo schermo verde la mappa con le perturbazioni, oppure nei dibattiti televisivi.
Di recente, infine, molti influencer, youtuber e twitcher hanno iniziato a sfruttare questo sistema per rendere i loro video più interessanti, ponendo sullo sfondo immagini, se non addirittura video degli sponsor che rappresentano.
Come funziona il green screen.
Se la teoria è chiara, passiamo ora all’aspetto pratico. Come funziona il green screen? Quando avrai completato le riprese, devi importare i file nel computer, che dovrà avere un programma per il montaggio come ad esempio Adobe Premiere Pro, che è uno dei più usati anche in ambito green screen. Cerca di procedere secondo questi passaggi.
1. Per prima cosa controlla il colore del tuo video e se necessario procedi a lavorare sulla nitidezza, il contrasto e la saturazione.
2. Il secondo momento prevede di cancellare il verde, usando appunto la funziona del Chroma Keying. Attraverso questo comando, qualsiasi cosa con la specifica tonalità di colore verde viene separata da tutto il resto della cornice e diventa trasparente.
3. L’ultima fase è quella della scelta del nuovo sfondo, che può essere un’immagine fissa oppure un video e che va posizionata sotto la clip video che hai “ripulito” dal verde. In questo modo il nuovo sfondo apparirà dietro il soggetto, che si trova in primo piano.
Come usare il green screen: suggerimenti e trucchi.
Per usare al meglio il green screen devi tenere conto anche di una serie di accorgimenti, che potrebbero contribuire a rendere migliore il risultato dei tuoi video. I “trucchi” che seguono sono stati definiti dai nostri esperti Martin Vavra, Mitch Aplin e Gerry Holtz
Crea un perfetto green screen.
Se vuoi creare uno schermo verde perfetto, hai diverse possibilità. Puoi usare una parete, un pannello mobile, un telo a tinta unica che vengono collocati dietro ad uno o più dei soggetti che hai intenzione di filmare.
Alcuni creativi hanno anche pensato di riprendere i loro protagonisti davanti a un green screen prodotto con liquido verde: una scelta originale! Va detto che in commercio esistono una serie di kit per il green screen cui ci si può affidare, ma non sempre si tratta di strumenti di qualità elevata.
Per tale ragione, se decidi di percorrere questa strada, il consiglio è quello di puntare su strumentazioni di buon livello. Qualunque sfondo tu scelga, ricorda che il colore verde che lo caratterizza deve nascondere tutto il resto e diventare uniforme, quasi piatto, senza nessuna ruga o increspatura, ma anche senza riflessi o luci che possano modificare il suo effetto.
Illumina la scena.
Secondo Martin Vavra conviene affittare due luci da 1000 watt per illuminare un qualunque schermo verde. Ti conviene anche procurarti un sistema di diffusione, come ad esempio Softbox, perché la luce prodotta sia omogenea. Se vuoi potenziare l’effetto nel tuo set, devi utilizzare anche una lampada da 650 watt e una da 500 watt, sempre abbinate a un sistema di diffusione.
Chi ha intenzione di spendere meno, potrebbe provare ad usare delle lenzuola bianche per cancellare le ombre e mantenere la luce uniforme. Con questi strumenti, il soggetto del video sarà illuminato meglio, in modo da distaccarsi a pieno dallo sfondo e rendere più semplice la sua sostituzione.
“Come principiante, vale la pena prendere in affitto luci per un centinaio di dollari. Il solo fatto di prendere questa decisione salverà il tuo progetto”. Martin Vavra
Prepara e metti in luce il tuo soggetto.
Il più grande errore che si può fare quando si lavora con un green screen è illuminare lo schermo e il soggetto come una cosa sola. L’attenzione deve invece essere posta soprattutto sullo schermo, che va illuminato in modo uniforme. Per riuscirci, puoi usare luci diffuse e non direzionali, che vadano a colpire lo schermo dall’alto.
L’importante, come già accennato, è che queste lampade siano davvewro di alta qualità e professionali. Un sistema utile per misurare l’illuminazione sullo schermo è quello di utilizzare monitor specifici che percepiscano il livello nei diversi punti del set e consentano di renderlo omogeneo.
Controlla la prospettiva.
Quando organizzi la scena da riprendere, tieni conto del fatto che il soggetto in primo piano dovrà essere in prospettiva anche nel momento in cui lo schermo verde viene sostituito da un’immagine o da un video diverso.
Per evitare che sia sfasato rispetto ad esso, prova a disporre il soggetto il più lontano possibile dallo schermo verde in modo da non avere sovrapposizioni ridicole, ma anche da differenziare l’impatto della luce e da prevenire che i toni verdi si riversino fuori dallo schermo e sui bordi delle persone in primo piano .
Attento a vestiti e accessori.
Fai attenzione agli abiti e agli accessori. Ricordati che se sono verdi devono essere allontanati dall’immagine, altrimenti ci saranno ripercussioni sul risultato finale, nel momento in cui con il chroma key verrà eliminati il green screen ma anche tutto ciò che è verde e lo circonda.
Se qualcuno si presenta sul set con una cravatta verde, per esempio, l’utilizzo dell’Ultra Key nel software di editing finirà per creargli un buco al centro del petto. Anche colori che assomigliano un po’ al verde possono rivelarsi rischiosi. Infine, devi tenere a mente che gli oggetti riflettenti o gli specchi possono diventare un problema, visto che riverberano il verde e creano nell’immagine aloni di un colore destinato a scomparire.
“Ho visto persone presentarsi con dei pantaloni cachi leggermente verdognoli. Quello che succede è che sembrano semi-trasparenti”. Mitch Apley
Aggiungi uno sfondo.
Una volta che il tuo videoclip su schermo verde o blu è stato filmato, sei pronto a usare un programma di editing video o un software per lo schermo verde per rimuovere lo sfondo colorato e aggiungere la tua nuova scena. Segui questi consigli per garantire un montaggio senza problemi in Adobe Premiere Pro.
- Blocca il tuo contenuto prima di inserire il filmato. Prima di dedicare del tempo a modificare lo sfondo dello schermo verde o anche a fare la correzione del colore sul tuo filmato, completa un montaggio di massima. Non avrebbe davvero nessun senso procedere a queste operazioni complesse su fotogrammi che poi verranno tagliati.
- Usa lo strumento Ultra Key. Una volta che le tue riprese sono state scelte e i fotogrammi inutili eliminati, usa lo strumento Ultra Key di Adobe Premiere Pro per far scomparire lo sfondo verde. Apri il pannello Effetti e poi la scheda Chiave ultra. Usa lo strumento contagocce per scegliere il tuo colore chiave, selezionando un’area sullo schermo verde o blu.
Di regola, il programma dovrebbe cancellare automaticamente tutto il verde, ma nel caso questo non accadesse o rimanessero delle sbavature ricordati che ci sono i cursori Matte Generation, Matte Cleanup, Spill Suppression e Color Correction, che possono essere utilizzati per regolare eventuali macchie e problemi.
Come ritoccare sfondo e il video.
Quando il nuovo sfondo è stato posizionato, esistono ancora spazi di movimento per adattarlo meglio alle tue esigenze. Come? Ad esempio, si può aggiungere maggiore profondità al campo, rendendo lo sfondo un po’ meno nitido e più “morbido”.
Oltre che sulla messa a fuoco, poi, si può lavorare sul colore. Gli strumenti a disposizione sono davvero tanti e occorre solo riflettere su come ottenere l’effetto che sognavi e poi “giocare” un po’ con il programma per ottenerlo.
“C’è solo una cosa a cui pensare: come sarebbe quello sfondo se fosse davvero lì quando l’ho girato? Come faccio a regolarlo?” Gerry Holtz
Green screen: domande ricorrenti.
Le informazioni fornite sino ad ora sono numerose, ma di certo ci sono altri dubbi che stanno sorgendo nella tua mente, che ormai ha voglia di mettersi alla prova con questa tecnica. Ecco alcune dei dubbi più comuni.
Come si elimina uno sfondo usando il green screen?
Per riuscire ad eliminare uno sfondo usando il green screen devi affidarti alla funzione Chiave cromatica, che si trova nel pannello di comando del tuo programma e seguire pochi passaggi.
Seleziona un video di sovrapposizione, usa la chiave cromatica, scegli il colore da eliminare e poi giustapponi il nuovo sfondo che avrai prescelto. La qualità del software cui ti affidi renderà più semplice tutta l’operazione, dunque meglio affidarsi a chi ha maggiore esperienza in questo settore, come Adobe Premiere Pro.
Cosa posso usare in alternativa a un green screen?
Nel caso in cui tu abbia un oggetto di scena o una persona verde in primo piano, l’uso del green screen diventa difficile. L’alternativa è uno schermo blu. Quest’ultima opzione, tra l’altro, funziona meglio anche nel caso in cui si abbia uno sfondo a bassa luminosità.
Lo schermo blu viene utilizzato nello stesso identico modo di quello verde. Non c’è da stupirsi: in fondo l’importante è che si tratta di uno sfondo che utilizza un colore compatto, che non vada in conflitto con le tonalità prevalenti del primo piano.
I collaboratori di Adobe per il green screen.
Martin Vavra è un regista, produttore e sceneggiatore. Ha conseguito premi in diversi festival internazionali
Mitch Apley è un filmalker e regista di lunga esperienza. Cresciuto in Nebraska, adora viaggiare
Gerry Holtz è un produttore e regista di video, esperto nella cura del colore e nel montaggio. Famosi i suoi video musicali
Articolo dal sito adobe.com
Da “Il Ladro di Bagdad” (1940), fino ai recentissimi Star Wars e The Avengers, gli effetti cinematografici realizzati tramite Green e Blue Screen hanno caratterizzato le storie più incredibili arrivate sul piccolo e grande schermo.
Oggi vogliamo introdurvi a questa fondamentale tecnica. Vi spiegheremo come funziona il Green Screen e come potrete applicarlo ai vostri progetti.
I meno esperti potrebbe pensare che con i propri mezzi sia difficile ottenere dei buoni risultati, non è così. Con la giusta conoscenza, tempo e dedizione chiunque può creare effetti credibili tramite questa tecnica.Prima che vi gettiate a capofitto nella realizzazione di effetti epici e mirabolanti vogliamo spiegarvi come funziona esattamente lo screening.
La Tecnica del green screen
Il Green Screen è una scorciatoia del settore utilizzata per facilitare un processo chiamato Chroma Keying o chiave cromatica. Questo processo viene utilizzato per unire due sorgenti video attraverso una precisa tonalità del colore. Esso consente di rimuovere un colore (il Chroma Key) da una clip permettendo così all’immagine in secondo piano di venire in superficie. Questa immagine di sfondo viene chiamata Plate e più essa si fonde con il tuo filmato superiore, più credibile risulterà l’effetto.
Potete utilizzare qualsiasi colore come Chroma Key, il blu e il verde sono i più utilizzati in quanto non sono presenti nelle tonalità della pelle umana. Questo è molto importante poiché la maggior parte dei video si concentra sulle persone come soggetto principale. L’utilizzo di una tonalità più calda come il rosso o l’arancione potrebbe causare alcuni effetti indesiderati.
Ricordate che qualsiasi oggetto in scena che corrisponda al Chroma Key scomparirà in fase di post produzione.
La tecnica con schermo verde può essere utilizzata anche in applicazioni più pratiche, ad esempio quando si desidera sovrapporre una grafica ad un soggetto – si pensi alle previsioni del tempo o per un semplice mantello dell’invisibilità. Se vi diciamo Harry Potter vi viene in mente qualcosa?
La Storia del green screen
Nonostante il Chroma Keying moderno si basi su software per computer, la tecnica nasce già agli inizi del 1900. Quando il cinema era ancora ai suoi albori, i primi registi sperimentarono effetti di compositing (la combinazione di elementi visivi provenienti da fonti separate in singole immagini) utilizzando esposizioni multiple. La naturale evoluzione di questa tecnica fu il “black matte”, mascherine prima nere e poi blu che permisero di separare il soggetto dallo sfondo come nel classico di John P. Fulton del 1933, “The Invisible Man”.
Man mano che la tecnica maturava, divenne un pilastro fondamentale per le produzioni cinematografiche. Il film del 1951 di John Huston, La Regina d’Africa, ad esempio, utilizzava lo schermo blu per rappresentare alcuni dei momenti più strazianti del film. La tecnica era però ancora grezza, un contorno luminoso rivelava inequivocabilmente l’artificio sul viso di Bogart in alcune scene.
Oggi la tecnica del Green Screen è stata perfezionata, il filmato con il Chroma Key si fonde perfettamente con il Plate di sfondo grazie a miglioramenti tecnologici e tecniche di acquisizione più sofisticate. Le fotocamere digitali moderne possono acquisire le immagini con maggiore fedeltà dei colori e il software dedicato al chroma keying consente un maggiore controllo della gamma cromatica. Con questi strumenti i registi odierni possono raccontare storie incredibili, storie con un elaborazione pazzesca. Sappiamo benissimo che gli attori de “Lo Hobbit” non visiteranno mai Rivendell, ma i nostri occhi ci raccontano qualcosa di diverso.
Le problematiche del green screen
Il Green Screen è una tecnica chiave nelle produzioni cinematografiche contemporanee ma esistono anche alcune situazioni per le quali l’utilizzo di questa tecnica ha qualche controindicazione. Ci vuole molta pianificazione, tempo e sforzi per ottenere un chroma keying efficace, per non parlare della grande mole di lavoro in post-produzione.
Se avete l’opportunità di girare la vostra scena senza l’utilizzo di un Green Screen, questa è la strada che vi consigliamo di percorrere. Se avete bisogno di un soggetto sulla spiaggia e vivete nei pressi di una località marittima andate a girare direttamente sulla costa. Mentre se la vostra necessità è quella di riprendere un personaggio che cammini sulla superficie lunare, il Green Screen è l’unica opzione viabile. Ci sono tantissimi esempio di cattivo utilizzo anche nelle produzioni ad alto budget. Utilizzate questa tecnica solamente quando sentirete di padroneggiarla in tutte le sue componenti.
Articolo da travelmediahouse.com
Come comporre un’immagine cinematografica?
‘Ogni singola inquadratura nel Cinema usa la composizione. Ma quelle immagini che ci colpiscono, che ci stupiscono, ci evocano emozioni non solo perché sono belle, ma perché sono portatrici di significato.’
Oggi parliamo di composizione.
Ma cos’è la composizione?
Quando scattiamo una foto guardiamo nel mirino della macchina fotografica e “componiamo” l’immagine. Ovvero ci preoccupiamo di includere ed escludere alcuni elementi per meglio guidare lo sguardo del pubblico verso ciò che vogliamo far vedere. In questo caso si parla di inquadrature fotografiche.
Questo avviene anche nel cinema, dove si parla invece di inquadrature cinematografiche e, più in generale, nel mondo dell’audiovisivo.
Non da meno, nel video per matrimonio, è importantissimo l’uso che facciamo della composizione.
Non basta inquadrare i soggetti e tenerli sempre al centro dell’inquadratura, dobbiamo sapere come una determitata composizione influenzarà il pubblico a seconda di dove decidiamo di mettere la camera.

Agli albori del cinema la composizione ha tratto ispirazione dal teatro.
I registi infatti componevano le inquadrature (che fosse una commedia o un dramma) basandosi nel modo in cui erano abituati a fare in teatro, con un’esposizione basilare degli attori e degli oggetti, in un piano bidimensionale, dove tutto era esposto in un modo elementare.
Ma la composizione deve essere intesa come uno strumento per accentuare gli elementi più importanti di un’immagine, che guida l’attenzione dello spettatore nel posto giusto.
Si può dire infatti che attrarre l’attenzione dello spettatore è l’intento principale della composizione.

Come comporre un’immagine cinematografica quindi?
Vediamo quali sono gli elementi fondamentali che caratterizzano la composizione:
-
I movimenti

Ciò che si muove attira l’attenzione dello spettatore. Il movimento infatti vince sempre su tutti gli altri elementi. E’ proprio una reazione istintiva, l’occhio segue ciò che si muove. In questa famosa inquadratura cinematografica lo sguardo va subito sul bambino che vola sulla bici, mentre tutto il resto rimane fermo e fa da semplice sfondo.
-
La grandezza

Ciò che è più grande viene messo in risalto e acquista maggiore importanza all’interno della scena. Hitchcock a tal proposito ha detto: “La dimensione di un oggetto nell’inquadratura deve essere uguale alla sua importanza nella storia”. In questo esempio vediamo un’inquadratura dall’alto, in cui il soggetto è molto più vicino alla macchina da presa rispetto alle figure sullo sfondo. Così facendo il regista sta sottolineando l’importanza di questa figura, che probabilmente sarà uno dei protagonisti della storia.
-
La luminosità

Le figure più chiare e luminose attirano l’attenzione, soprattutto se lo sfondo è scuro. Nel cinema infatti una figura importantissima è il direttore della fotografia, che si occupa esclusivamente di “illuminare” le scene. Qui possiamo notare che la luce che viene dall’alto fa emergere i visi dei personaggi, mentre lo sfondo è in penombra, aiutando lo spettatore a seguire meglio il dialogo.
-
Il colore

Altro elemento fondamentale, il colore influenza moltissimo l’attenzione dello spettatore. L’occhio infatti è attratto dalle figure che hanno dei colori più caldi se il contesto ha delle tonalità prevalentemente fredde. In molti film si sceglie l’uso di colori complementari o opposti per meglio veicolare la storia e le sensazioni volute al pubblico. In questa inquadratura tutto è blu, tranne il colore della pelle della donna e la sedia rossa, siamo sicuri che la spettatore li noterà entrambi.
-
La nitidezza

Ciò che è “a fuoco” prevale su ciò che è sfocato e poco nitido. In termini tecnici si parla di “profondità di campo” e si può notare in tutte le scene in cui un soggetto è in primo piamo e lo sfondo è sfocato. In questa inquadratura il regista vuole farci soffermare sul viso del personaggio, per meglio apprezzarne le emozioni. Basta sfocare tutto ciò che c’è dietro e il gioco è fatto!
Altro elemento fondamentale è la disposizione, ovvero dove sono posizionate le figure all’interno del nostro quadro.
-
La disposizione accentrata

Viene usata quando mettiamo il soggetto al centro, spesso usando delle simmetrie. Così facendo il soggetto attrae subito l’attenzione e la mantiene sempre, dando all’inquadratura una certa stabilità.
-
La disposizione gerarchica

Si ha quando vi sono più personaggi all’interno di una inquadratura e ognuno ha un suo “peso”. E’ possibile infatti comporre l’immagine facendo sì che un personaggio sia più vicino alla camera o si muova rispetto ad un altro/altri che sta sullo sfondo o che sia fermo. In questo modo stabiliamo una gerarchia di importanza tra le figure.
-
La disposizione equilibrata

In questo caso le figure hanno la stessa importanza e lo spettatore può passare da una all’altra in modo indifferente. Spesso questo si ha nei dialoghi, dove non c’è una predominanza netta di un personaggio sull’altro.
-
La disposizione sbilanciata

In questo caso si ha che volutamente il vuoto, o lo sfondo o altri elementi hanno più spazio del personaggio. Componendo per esempio l’inquadratura in modo che la figura sia relegata in un angolo o in un lato estremo del quadro si ottiene una sensazione di “squilibrio”, di instabilità, di oppressione.
Decidere il posizionamento dei soggetti (ad esempio degli sposi in un video di matrimonio) attraverso il mirino di una videocamera non è semplicemente una decisione tecnica, è un una decisione espressiva.
Come dice Lewis, comporre un’immagine cinematografica equivale a creare una metafora eterna, infatti il cinema nella sua forma più pura è narrazione visiva, basata sul processo di evocare sentimenti e sensazioni mediante immagini in movimento.
Se vuoi approfondire ti segnalo questo video di Lewis Bond, che spiega molto bene alcuni concetti fondamentali sulla composizione e il suo utilizzo (in inglese).
In questo video Lewis ci parla di Controllo Artificiale-> Controllo estetico (dove dovremmo guardare) e Controllo Primario-> Come guidare le dinamiche di potere (quale soggetto detiene più peso nella narrazione in quel momento temporale).
Se vuoi invece imparare come comporre un’immagine cinematografica in modo efficace per i tuoi video contattami, ti saprò guidare passo passo alla comprensione e all’utilizzo della composizione per i tuoi lavori.
Puoi dare un’occhiata ai miei corsi di videomaking a Roma cliccando qui. Sono specializzato in video per matrimonio, ma i concetti che insegno sono generici e valgono per tutti i tipi di produzioni audiovisive.
Credo che sia per un videomaker di matrimonio che per un filmmmaker è importante padroneggiare l’arte della composizione per poterne sfruttare al massimo la potenza e produrre immagini ‘efficaci’ in termini sia estetici che narrativi.
Articolo di doweddingfilms.com email:
Non hai specificato se il corto è girabile in esterno o se il posto deve avere requisiti particolari.
In generale la regola base è: chiedi in giro.
Magari qualcuno che conosci ha un locale che puoi usare durante il suo giorno di chiusura, magari esiste un parco vicino casa tua che è abbastanza grande da tenerne sotto controllo una parte per un periodo di tempo limitato. Poi esistono le biblioteche o le case storiche; in genere al massimo ti chiedono un’offerta o ti danno una tariffa di riferimento che sicuramente varia a seconda del tipo di corto che stai girando. Esistono anche teatri che ospitano attività ludiche o corsi di teatro organizzati. In genere i responsabili di questi corsi si lasciano coinvolgere e sono propensi anche a darti una mano quando si tratta trovare le location.
Puoi pensare anche a delle ludoteche o posti per bambini che magari possono essere disponibili in un giorno particolare in cui le attività sono spostate altrove.
Le cose a cui devi fare attenzione sono tutte relative alla coerenza: se devi girare in un interno controlla bene tutti gli elementi presenti in una scena e nella scena successiva (compresi particolari come occhiali da sola o bracciali sugli attori).
Quando giri in interno ricordati che in ogni caso lo spettatore non sa che stanza c’è accanto a quella che viene inquadrata. Quindi non hai bisogno di girare tutto il film nella stessa casa, anche se la sceneggiatura ti impone di cambiare stanza e passare dal bagno alla cucina. Non importa dove sono collocate nel mondo queste due stanze se tu non farai notare che si tratta di posti diversi.
In esterno invece la difficoltà relativa alla coerenza è data dal sole e dalle ombre: presta sempre attenzione a cosa è presente in una scena e cosa no (ombre incluse) specialmente se per esigenze logistiche devi tornare sullo stesso posto in uno o più giorni diversi.
Spero di averti un po’ aiutato in quest’impresa (capisco quanto possa essere difficoltoso trovare il posto adeguato). Buona fortuna!
di Silvia Messina per Quora.com
Provando a cercare “royalty-free music” su Google e troverai vari siti, fra cui:
- Download Royalty Free Music from Musopen.org
- Royalty Free Music by Bensound
- Jamendo Music | Download di musica libera
- Thousands of Albums. Completely Free. Completely Legal.
- Free Music Archive
- Audio Archive : Internet Archive
Bisogna in ogni caso leggere attentamente le condizioni d’uso di ogni brano per essere certo di non violare gli eventuali diritti d’autore.
La regola dei terzi è una guida per aiutarvi a mettere in risalto nel miglior modo possibile il soggetto. Quando guardate attraverso il mirino o direttamente il monitor LCD della fotocamera, questa operazione vi aiuta a immaginare sulla scena un reticolo suddiviso in terzi. Il reticolo suddivide l'immagine in nove quadrati, che vengono creati sovrapponendo quattro linee sull'immagine che vedete.
ADATTAMENTO. Rielaborazione di un testo narrativo, teatrale, radiofonico e anche di una notizia di cronaca o di un servizio giornalistico, compiuto in modo da dar luogo ad una sceneggiatura cinematografica.
ANGOLO DI RIPRESA. Posizione della macchina da presa. Si distingue in: normale, quando la cinepresa è sullo stesso piano dell’oggetto ripreso; rialzata, quando la cinepresa riprende dall’alto; abbassata, quando la cinepresa riprende dal basso.
ART DIRECTOR. Direttore delle costruzioni sceniche ossia lo scenografo.
ATTACCO. Il modo di passare da un’inquadratura all’altra.
ATTORE. Interpreta il personaggio previsto nella sceneggiatura scritta. Viene scelto dal regista. Può essere sostituito da una controfigura nelle scene più pericolose o acrobatiche. Gli attori che non pronunciano battute sono le comparse.
CAMERA. Macchina da presa o cinepresa con cui si fissano sulla pellicola le immagini in movimento.
CAMPO. È la quantità di spazio mostrata dall’inquadratura. Il campo può essere: lunghissimo, quando abbraccia, nelle riprese degli esterni, un grandissimo spazio e offre una visione di insieme del luogo, sicché le figure umane o non sono presenti o appaiono a notevole distanza, distinguendosi a malapena; lungo, quando negli esterni la figura umana resta di dimensioni limitate; medio, quando la figura, pur avendo maggior rilievo, non arriva a toccare con testa e piedi i margini superiore e inferiore del quadro; totale, quando si riporta la totalità di un interno con tutti i personaggi che vi agiscono (p.es. il totale di una piazza o di uno studio); fuori campo è tutto ciò che, escluso dal campo, si intuisce tuttavia essere presente nei sei luoghi intorno al campo (cioè ai quattro lati del campo, dietro la scenografia, dietro la cinepresa). Il campo è usato spesso per costruire forti effetti drammatici e se ne intuisce la presenza e la natura per mezzo delle espressioni dei personaggi o dei movimenti di macchina. Campo/controcampo: tecnica della ripresa e del montaggio consistente nel far seguire a un’inquadratura un’altra analoga, ma presa dall’angolo opposto. È usata spesso nella ripresa di un dialogo, di un duello, ecc. per contrapporre un personaggio all’altro.
CARRELLATA. Movimento compiuto spostando la macchina da presa montata su binari ove viene posto un carrello o su un’altra piattaforma (p.es. il pied de poule, un carrello mobile a tre ruote, oppure la cameracar, quando la camera è fissata su un’auto o su una moto). Il movimento può essere in avanti o indietro, in ferrovia laterale, in ascensore laterale, aerea, per riprese dall’alto, in circolare (girando attorno al soggetto). Carrellata ottica: l’effetto di allontanamento o avvicinamento ottenuto azionando lo zoom, anche molto velocemente.
CAST. S’intendono tutti gli attori, principali e secondari, che partecipano a un film.
CASTING. Distributore delle parti: è incaricato di scegliere gli attori giusti di un film, proponendoli al regista e al produttore..
CIAK. Strumento di legno a forma di tavoletta munito, nella parte inferiore, di un’asta battente, sulla quale sono scritti il titolo del film, i nomi del regista e del direttore della fotografia, il numero della scena, dell’inquadratura e della ripresa che si ci accinge a girare. Viene ripreso in testa a ogni inquadratura per semplificare il montaggio. Il ciak si batte davanti all’obiettivo quando il regista pronuncia le parole: “Motore, azione!”, che seguono le parole “Silenzio! Si gira!”.
CINEASTA. Chiunque collabori in qualche modo, esclusi di solito gli attori, alla realizzazione di un film.
CINEMATOGRAFO. Dal greco kinéo (muovo) e grapho (scrivo), un apparecchio inventato nel 1895 dai fratelli francesi Auguste e Louis Lumière, con cui si riuscì per la prima volta a proiettare su uno schermo una successione di immagini fotografiche in movimento. Il loro primo filmato di un minuto s’intitolava L’uscita dalle fabbriche Lumière.
CINETOSCOPIO. Apparecchio per proiezioni cinematografiche che nella parte superiore aveva un’apertura sulla quale uno spettatore per volta poteva osservare scorrere velocemente la pellicola del film, che per la prima volta era costituita da un nastro di celluloide. Fu inventato da Thomas Alva Edison, l’inventore della lampadina.
CLIMAX. Momento culminante di un film.
CODA. Pezzo di pellicola nera o bianca posta all’inizio o alla fine dei rulli per permettere il caricamento.
COLONNA SONORA. Spazio laterale di una pellicola riservato alla registrazione dei suoni. Si ottiene attraverso il mixage su un’unica colonna di almeno tre colonne fino ad allora separate: quella dei dialoghi, quella della musica e quella dei rumori. La colonna dei dialoghi non è quasi mai quella registrata durante le riprese, perché può contenere facilmente degli errori (rumori accidentali, l’attore sbaglia la battuta…). La colonna della musica è composta definitivamente a film montato, poiché i tempi della musica devono corrispondere a quelli della scena.
COLORE. Il primo film a colori, prodotto nel 1935 dalla casa cinematografica statunitense RKO, fu girato dal regista Rouben Mamoulian. S’intitolava Becky Sharp.
CONTROTIPO. Procedimento mediante cui si ottengono pellicole con immagini negative, stampandole da una copia positiva, denominata in gergo “lavanda” per il suo colore azzurro violetto. I controtipi negativi permettono di stampare nuove copie perfette del film.
COPIA DI LAVORAZIONE. È la prima copia positiva del film ottenuta in sede di montaggio, ancora consistente in due colonne, quella del visivo e quella del sonoro.
COPIONE. Il testo della sceneggiatura di un film, raccolto e dattiloscritto in una specie di libro che viene distribuito al regista, gli attori, al montatore, ecc.
DETTAGLIO. Tipo di primissimo piano che coglie un particolare di una persona o di un oggetto.
DIRETTORE DELLA FOTOGRAFIA. Si occupa dell’illuminazione, della posizione della cinepresa, della scelta del tipo di pellicola ecc. Da lui dipendono le maestranze: macchinisti, elettricisti, operatori.
DISSOLVENZA. Effetto visivo cui si ricorre per passare da un’inquadratura dall’altra del film senza stacco netto. Consiste nel far lentamente apparire o svanire l’immagine, variandone la luminosità; in apertura il soggetto appare progressivamente dal fondo; in chiusura viene fatto scomparire gradatamente, oscurandolo. Quando l’immagine scompare e contemporaneamente ne compare un’altra, si ha la dissolvenza incrociata, usata di solito per significare il passaggio del tempo o la contemporaneità di due azioni in luoghi diversi.
DISTRIBUTORE. Chi acquista dal produttore i diritti di sfruttamento del film, lo noleggia agli esercenti, lo trasforma in un dvd o in un prodotto televisivo, e di solito finanzia la relativa campagna pubblicitaria. Questa figura può anche coincidere con quella del produttore.
DOLLY. Attrezzo costituito da una piccola gru (dolly) montata su un carrello, utilizzato dall’operatore, che vi alloggia con la camera, per compiere dei movimenti laterali, verticali e orizzontali.
DOPPIAGGIO. Operazione svolta dai doppiatori, che sostituiscono la voce degli attori con la propria, specie quando si vuole tradurre un film straniero. Ma un attore può anche doppiare la propria stessa voce all’interno di uno studio, che permette una maggiore affidabilità del sonoro. Col doppiaggio si può anche dotare la pellicola cinematografica di una colonna sonora diversa da quella registrata durante la lavorazione del film.
EFFETTI SPECIALI. Possono essere sonori o visivi. Quelli sonori sono sono ottenuti per riprodurre suoni che non costituiscono né il dialogo, né la musica di un film e generalmente corrispondono a rumori di ambienti: passi, apertura e chiusura di porte, pioggia o vento, rumori di veicoli, ecc. Quelli visivi sono ottenuti al fine di creare immagini irreali, illusionistiche, di dimensioni diverse dal reale o non più esistenti. Alcuni effetti si ottengono durane le riprese, altri in laboratorio. Sono molto usati nel cinema fantascientifico e catastrofico.
EFFETTO NOTTE. Tecnica di ripresa, detta anche “notte americana”, consistente nel far sì che una ripresa, effettua di giorno, passi per una ripresa notturna.
ESERCENTE. La persona o la ditta che gestisce l’amministrazione di una sala cinematografica.
ESPRESSIONISMO. Corrente cinematografica tedesca in cui la realtà viene distorta con scene fantastiche o addirittura mostruose, in atmosfere cupe, oscure. Il film di Robert Wiene, Il gabinetto del dottor Caligari, viene ritenuto il capostipite di questo genere. Molto famosi furono Nosferatu il vampiro (1922) e Metropolis (1926).
FICTION. Termine prevalentemente televisivo che sta ad indicare tutto ciò che è racconto immaginario, e che quindi non è documentario, dibattito, telegiornale ecc.
FLASHBACK. Lampo all’indietro della memoria. E’ il mezzo narrativo a cui in un film si ricorre per interrompe la continuità cronologica del racconto e introdurvi un fatto avvenuto precedentemente nella realtà, nel sogno o nel ricordo. Si realizza generalmente col montaggio, per mezzo di uno stacco netto o di una dissolvenza incrociata. Può essere brevissimo o molto lungo.
FLASHFORWARD. Un flash in avanti, nel futuro, con l’immaginazione, quando si prevedono come possibili determinati eventi.
FLOU. Effetto ottico di sfocatura dell’immagine, tale da sfumarne i contorni. Vi si ricorre per immergere cose o figure nella vaghezza del sogno o del ricordo. Si ottiene per mezzo di filtri o velatini di garza.
FOTOGRAMMA. Ognuno dei quadri in cui è suddivisa la pellicola impressionata. Scorrendo alla velocità di 24 al secondo, i fotogrammi proiettati danno l’impressione del movimento.
FUOCO. In cinematografia è il punto di massima nitidezza raggiunto dall’immagine destinata ad essere al centro dell’attenzione dello spettatore.
GAG. Invenzione visiva o verbale, di breve durata, che nel corso di un film genera improvvisa ilarità.
GENERI. I generi principali della cinematografia sono: western, poliziesco, horror, musical, avventura, animazione, comico, fantascientifico, guerra, storico…
GIORNALIERI. Il materiale cinematografico stampato che il regista, gli attori e i tecnici sono soliti farsi proiettare giornalmente per una visione di controllo.
GRANDANGOLO. Obiettivo che allarga il normale angolo visuale tendendo a deformare le zone laterali.
GRU. Apparecchiatura di grandi dimensioni destinata a far compiere alla macchina da presa ampi movimenti verticali, orizzontali e trasversali, combinati talvolta con quelli del carrello. È detta anche dolly.
HAPPY END. Il lieto fine di un film. Tipico nei film western è “l’arrivo dei nostri”, cioè la cavalleria che ha la meglio sugli indiani.
HOLLYWOOD. Cittadina della California che già negli anni 1907-08 divenne la capitale mondiale del cinema. Era stata scelta da molti importanti produttori perché il clima mite consentiva di girare scene in esterni quasi in ogni stagione dell’anno. Inoltre vi erano enormi spazi a disposizione e molta manodopera a basso costo. A Hollywood si decise per la prima volta la realizzazione industriale dei film, che prevedeva la standardizzazione dei generi (western, melodramma, avventura, commedia ecc.), la professionalità di tutti gli operatori, la creazione del divismo degli attori e delle attrici, l’impiego della pubblicità per commercializzare il prodotto su scala mondiale.
ILLUMINAZIONE. Può essere di tipo naturale (luce solare) o artificiale (riflettori, lampade, faretti). La gestione dell’illuminazione spetta al direttore della fotografia.
INQUADRATURA. È la quantità di spazio registrato dalla cinepresa (paesaggio, figure, oggetti…) in un certo tempo: più inquadrature girate in una stessa unità spaziale danno vita alla scena. L’inquadratura è anche l’insieme di fotogrammi girati senza interruzione. E’ l’immagine mobile o fissa corrispondente allo spazio colto dall’obiettivo della macchina da presa. Può essere ripresa dall’alto, dal basso, obliqua, a piombo, rovesciata... E’ oggettiva se riproduce la realtà come la vede l’occhio del regista; soggettiva se riproduce la realtà come la vede l’occhio di un personaggio. Più inquadrature o più scene, girate anche in ambienti molto diversi, fanno una sequenza.
LUMIÈRE. Cognome dei due fratelli francesi (Auguste e Louis) che inventarono nel 1895 la cinematografia. Girarono in pochi anni circa 1500 film, tutti brevi documentari, ma, nonostante il successo ottenuto, abbandonarono la produzione già nel 1901. Famosissimo resta il loro primo documentario apparso a Parigi il 28 dicembre 1895, L’arrivo di un treno alla stazione di La Ciotat: la ripresa quasi frontale di un treno che entrava nella stazione terrorizzò a tal punto gli spettatori che, credendo d’essere investiti, fuggirono dalla sala.
MÉLIÈS. L’illusionista e prestigiatore francese, Georges Méliès (1861-1938), fu il primo a creare dei film utilizzando un sistema di montaggio di più scene. Questo gli permise di realizzare i primi trucchi cinematografici, passando dal genere documentaristico a quello fantastico. Un film di 10-15 minuti poteva avere una pellicola lunga anche 500 metri. Nello studio cinematografico che allestì a Montreuil, vicino a Parigi, girò più di 500 film, utilizzando per la prima volta degli attori e quindi inventando una narrazione cinematografica diretta dalla figura del “regista”. Il suo film più famoso fu Il viaggio sulla Luna (1902), di trenta scene futuristiche, i cui i singoli fotogrammi erano stati colorati a mano.
MIXAGGIO. Fase della lavorazione del film durante la quale il doppiaggio, la registrazione degli effetti fonici e della musica vengono miscelati su un unico nastro magnetico che costituisce la colonna sonora definitiva.
MONTAGGIO. Fase della lavorazione di un film in cui le inquadrature e le sequenze più espressive, fra le molte girate, vengono congiunte fra di loro. Il montaggio è uno dei momenti centrali della creazione di un film, perché determina la natura e il ritmo del racconto. Può essere di vari tipi: lineare, un seguito di inquadrature e sequenze secondo un ordine logico e cronologico; alternato o incrociato: incollate di seguito inquadrature o sequenze simultanee, ma ambientate in luoghi diversi, per dare l’impressione, con un’alternanza veloce delle immagini, che le azioni si siano svolte nello stesso tempo; parallelo, quando le immagini riproducono azioni contrapposte, ma senza rapporti temporali; descrittivo, quando vengono introdotte immagini che non hanno preciso riferimento spazio-temporale con le altre, cui sono giuntate; alla Griffith (nome di un regista americano), quando due azioni contemporanee, ma di ambiente diverso, sono rapidamente alternate fin quando si congiungono. Il montaggio può avvalersi del flash-back, interrompendo il corso degli eventi con un salto nel passato; o del flash-forward, anticipando eventi che accadranno in seguito. Il montaggio collega anche fra loro le immagini secondo criteri diversi: stacco, dissolvenza in chiusura, dissolvenza in apertura, dissolvenza incrociata, piano sequenza.
MOVIMENTO DI MACCHINA. Gli spostamenti della macchina da presa, siano panoramiche, carrellate, gru o dolling o movimenti compositi.
MOVIOLA. Tavolo attrezzato per il montaggio del film.
NEOREALISMO. Corrente cinematografica italiana del secondo dopoguerra, che rifiuta i canoni della cinematografia fascista e si concentra sulla rappresentazione della vita reale, specie negli aspetti di emarginazione e povertà, in luoghi realmente esistenti: gli stessi attori spesso non erano professionisti e parlavano l’italiano usato nelle strade. Il film che segna la nascita di questa corrente è Roma città aperta (1945) di Roberto Rossellini. Altri film molto famosi furono Sciuscià, Paisà, Ladri di biciclette, La terra trema…
OPERATORE. Detto anche cameraman, è colui che manovra la macchina da presa seguendo le direttive del direttore della fotografia (quando le due persone non coincidono).
PAN FOCUS. Procedimento di ripresa che mette a fuoco tutti i particolari di un’inquadratura.
PANORAMICA. Movimento orizzontale, verticale o obliquo, ottenuto ruotando la macchina da presa attorno al suo asse, in modo da cogliere tutto il panorama di spazi esterni, compresi oggetti o figure che vi si muovono, come lo sguardo circolare di una persona. Indica anche la ripresa che ne risulta. Si dice “panoramica a schiaffo” un rapido movimento della macchina da un’inquadratura a un’altra.
PEAK. Il “picco” di un film televisivo, cioè un momento di grande tensione nella storia, che spesso purtroppo viene usato per un’interruzione pubblicitaria.
PIANO. È costituito dalle inquadrature in cui predomina l’elemento umano. I piani sono di diverso tipo: primissimo piano, quando compare solo il volto dell’attore o un oggetto molto ravvicinato; primo piano, quando appare il volto e una parte del busto dell’attore; mezza figura, quando l’attore è ripreso dalla cintola in su; figura intera, quando l’attore tocca i margini superiore e inferiore del quadro; piano americano, quando la figura è ripresa dalle ginocchia in su (tipica nei duelli dei film western); particolare, quando appare solo un particolare del corpo umano (bocca, mani…); dettaglio, quando compare solo un particolare di un oggetto o di un animale. Il piano di ascolto ha un uso prevalentemente televisivo, in quanto indica l’inquadratura di chi ascolta la persona che sta parlando: in genere trova impiego nell’intervista. Il piano sequenza è un’unica inquadratura che segue il soggetto in modo uniforme, senza tagli o stacchi di ripresa: in tal modo si evita il montaggio in moviola. Tempo cinematografico e tempo reale coincidono. Quando si usava la pellicola, il massimo di girato possibile era di 11 minuti, l’equivalente di una bobina di 300 metri. Il film di Hitchcock, The rope (Nodo alla gola), è stato girato così, utilizzando una serie di trucchi tra una bobina e l’altra.
PLOT. È l’intreccio, la storia principale di un film. Il subplot sono le storie secondarie.
PRODUTTORE. Chi fornisce i capitali necessari alla realizzazione di un film, ne organizza la produzione e la porta a termine.
PROFONITA’ DI CAMPO. Possibilità di avere a fuoco tutto lo spazio all’interno di un’inquadratura.
QUADRO. Lo spazio di schermo cinematografico occupato durante la proiezione del fotogramma.
REGISTA. Trasforma la sceneggiatura scritta in un film, scegliendo e dirigendo gli attori sul set. Può avvalersi della collaborazione di un aiutoregista.
REMAKE. Rifacimento parziale o totale di un film, generalmente di grande successo, compiuto a distanza di tempo, conservando la trama o aggiornandolo e cambiando i dialoghi, gli interpreti e il regista.
RIPRESA. L’atto di riprendere con la camera un’immagine e di registrarla sulla pellicola cinematografica: panoramica, carrellata, carrellata ottica, ripresa a mano, dolling, ripresa aerea o subacquea sono varie forme di ripresa cinematografica. Non è quasi mai unica: la stessa immagine può essere ripresa decine di volte, finché non si raggiunge il miglior risultato. La ripresa a mano avviene quando la cinepresa è manovrata dall’operatore senza un punto d’appoggio: una specifica macchina da presa, detta steadycam, viene fissata, tramite un’imbracatura, al cineoperatore, permettendogli di mantenere stabile l’inquadratura.
RUMORISTA. Tecnico specializzato nella riproduzione di qualunque tipo di rumore.
SCALETTA. Fase di elaborazione del testo scritto di un film fra il soggetto e il trattamento. Fornisce indicazioni generali sulla suddivisione della materia in blocchi narrativi ed elenca in sintesi l’ordine delle scene più importanti.
SCENA. Ogni momento della rappresentazione cinematografica in cui i fattori scenografici, fissi e mobili, interni o esterni, generalmente non subiscono mutazioni. Le scene di una storia cinematografica sono definite dai set, cioè dai luoghi in cui si svolge l’azione. Le scene vanno numerate, indicate ad ogni cambiamento di set, devono anche indicare la luce necessaria all’azione.
SCENEGGIATURA. La fase finale di elaborazione del testo scritto di un film che, relativamente ad ogni scena, contiene tutte le indicazioni necessarie alle riprese, le azioni degli attori, le battute del dialogo, gli interventi della musica (colonna sonora e rumori di fondo), le indicazioni atmosferiche, le descrizioni degli ambienti. Deriva dalla stesura del soggetto, attraverso le fasi intermedie della scaletta e del trattamento. Le scene devono essere numerate e contrassegnate da precise indicazioni di tempo e luogo. Lo sceneggiatore viene aiutato da storiografi di professione quando il film tratta argomenti di tipo storico.
SCENOGRAFIA. L’arte della realizzazione degli ambienti naturali, costruiti, adattati, in cui dovrà svolgersi l’azione di un film. Le scene possono essere allestite dallo scenografo sia in esterni che in teatri di posa (studi cinematografici), oppure direttamente al computer.
SEGRETARIA DI EDIZIONE. Chi, durante le riprese sul set, prende nota, cronometrandoli, dei tempi di lavorazione, di tutti i particolari della scena (abiti, posizione degli attori e degli oggetti), perché non vengano commessi errori quando si gireranno, a distanza di ore o di giorni, inquadrature successive della stessa sequenza.
SEQUENZA. E’ un insieme di inquadrature che costituiscono un tutt’uno dal punto di vista del racconto. Godono di una relativa autonomia quasi come un capitolo di un romanzo. Si ha il piano-sequenza quando più scene si succedono senza stacchi in una sola inquadratura grazie ad un unico e continuo movimento della macchina da presa; il piano-sequenza abolisce quindi la pratica del montaggio. Generalmente si girano prima le sequenze degli interni, poi quelle degli esterni, per evitare continui spostamenti del cast.
SET. Il luogo, convenientemente allestito, in cui si compiono le riprese di un film, in un teatro di posa o all’aperto.
SOGGETTO. L’argomento di un film, contenuto in poche pagine con l’indicazione della trama, dei luoghi, dei tempi e dei personaggi. Il soggetto può derivare da un’opera letteraria, musicale o teatrale, da un fatto storico o di cronaca o della fantasia di un autore che lo ha scritto proprio in vista dell’utilizzazione cinematografica.
SONORO. Il primo film sonoro, prodotto nel 1927 dalla casa cinematografica statunitense Warner Bros, fu girato dal regista Alan Crosland. S’intitolava Il cantante di jazz, il cui attore principale fu Al Jolson.
STACCO. Il passaggio da un’inquadratura all’altra, senza legami, senza soluzione di continuità, anzi spesso a contrasto: p.es. da un interno silenzioso e in ombra a un esterno pieno di luce e rumore.
STEADYCAM. Macchina da presa fissata addosso all’operatore con una imbragatura particolare: ha una specie di braccio che permette alla macchina di ruotare, ottenendo effetti straordinari. È usata di regola con un grand’angolo e richiede molta abilità.
STORYBOARD. Il racconto di un film o anche di una scena fatto con inquadrature disegnate. È usato soprattutto negli spot televisivi.
TECNICO DEL SUONO. Si occupa di registrare la colonna sonora, che comprende, oltre ai rumori, il parlato (dialoghi, eventuale voce fuori campo…) e la musica vera e propria.
TELECAMERA. La telecamera è in grado di sostituire la pellicola. L’immagine prodotta non è più chimica ma elettronica. La telecamera permette al regista di rivedere immediatamente il girato.
TELEFILM. In inglese serials, in americano series. Una serie di film televisivi che hanno in comune il personaggio e l’ambiente. Ogni telefilm ha in genere una storia con un inizio e una fine. Una serie di telefilm in chiave comica è detto sit-com (situation comedy), ma vi sono anche le telenovelas, l’equivalente televisivo dei romanzi d’appendice, che raccontano storie private, d’amori e lacrime.
TENDINO. Mezzo cinematografico per passare da un’inquadratura alla successiva nascondendo progressivamente una parte della scena e facendo apparire la seguente.
THRILLER. Termine generico (da thrill, brivido) con cui si definisce un film fortemente emotivo, che mette lo spettatore in uno stato ansioso, proponendogli situazioni che possono avere una conclusione tragica.
TRASPARENTE. Uso degli effetti speciali visivi ottenuto proiettando su uno schermo translucido di vetro o di plastica, posto dietro gli attori, una scena girata in precedenza, la quale viene a fare da sfondo a quella che si sta girando. Vi si ricorre per simulare una corsa in automobile, un volo in aeroplano, ecc.
TRATTAMENTO. Fase di elaborazione del testo scritto di un film fra scaletta e sceneggiatura. Fornisce indicazioni sempre più dettagliate sull’azione dei personaggi, l’ordine della durata delle sequenze, l’argomento dei dialoghi.
TROUPE. L’insieme di tutti coloro che sono impegnati nella lavorazione di un film: regista (di regola si avvale di un aiutoregista), attori e comparse (spesso coadiuvati da controfigure), tecnici (scenografo, direttore della fotografia, rumorista, tecnico del suono, doppiatori).
TRUKA. Stampatrice ottica con cui si possono ottenere effetti speciali in sede di stampa: trucchi, effetti ottici particolari, rallentamenti e accelerazioni, eliminazione di errori di ripresa ecc.
TV MOVIE. Film prodotti espressamente per la televisione.
VOCE FUORI CAMPO. Nella colonna del dialogo, quando si vuole indicare chi parla, si scrive il nome del personaggio in lettere maiuscole e quindi quello che dice. Ma se scrive accanto al nome FC (Fuori campo, oppure Off), allora vuol dire che le parole sono dette da qualcuno che in quel momento non è inquadrato. Una voce fuori campo può anche essere semplicemente la voce interiore di un attore che pensa e che non muove le labbra.
ZOOM. Obiettivo a lunghezza focale variabile che permette di ottenere effetti di avvicinamento e di allontanamento dagli oggetti di scena senza che si debba spostare la macchina da presa.
Cosa si intende per taglio in asse?
Nella realizzazione di film, un taglio in asse è una modifica a un singolo scatto in sequenza che fa sembrare che l’azione faccia un balzo in avanti nel tempo. Dopo il taglio, il soggetto può apparire in una posizione o atteggiamento diversi, oppure la posizione della fotocamera può essere leggermente diversa. Questo stile di taglio è una notevole deviazione dalle convenzioni standard del montaggio di continuità, secondo cui l’angolo della fotocamera deve cambiare di almeno 30 gradi da una clip alla successiva.
Breve storia del taglio in asse
Nei primi anni del ‘900, il filmmaker Georges Méliès scoprì il taglio in asse usandolo per ritrarre trucchi di magia. Con i tagli che apparivano senza interruzioni, Méliès faceva scomparire e riapparire magicamente i personaggi.
Fai un salto nel 1959 con Fino all’ultimo respiro di Jean-Luc Godard. Godard ruppe le regole con chiari tagli in asse nella stessa sequenza. Durante una scena di guida, l’angolo della fotocamera rimane uguale, sopra la spalla del personaggio Patricia sul sedile del passeggero, ma lo scenario nello sfondo cambia repentinamente.
L’effetto della discontinuità è volto a disorientare l’osservatore e catturare l’attenzione sulla natura artificiale del filmato. Alcuni affermano che Godard sia stato forzato dal produttore ad effettuare tagli drastici al film, così lo tagliò a caso per ripicca, creando involontariamente uno dei film più influenti della Nouvelle Vague francese.
Da Godard, i filmmaker hanno usato tagli in asse in infiniti modi creativi. Questi tagli possono funzionare con effetti drammatici o comici per mostrare il passaggio del tempo mentre un personaggio cambia posizioni in una singola inquadratura. Possono usare una singola posizione della fotocamera per mostrare un personaggio che percorre una grande distanza senza che il pubblico veda ogni passo. I tagli in asse possono anche ritrarre il punto di vista di un personaggio ubriaco o disorientato senza ricorrere ad effetti speciali.
Quando usare i tagli in asse
L’uso più contemporaneo del taglio in asse si ha in YouTube, dove autori di video di teste parlanti sono tagliati in asse per saltare pause o errori sgraziati. Il pubblico moderno è abituato a questa tecnica, quindi puoi eseguire il montaggio nella post produzione invece di cercare di ottenere una ripresa perfetta.
“Le persone hanno pochi riempitivi conversazionali oppure faranno una pausa per pensare un attimo e nessuno vuole vedere questi vuoti, quindi puoi tagliare quelle parti e accelerare il video”, afferma il videografo Nick Cann.
Nei video pubblicitari, i tagli in asse possono aggiungere energia al messaggio. “Un taglio in asse può mandare avanti l’azione di un video e accelerare il battito cardiaco dell’osservatore, che si entusiasma ed è più coinvolto. Non c’è perdita di tempo, non ci sono punti morti”, afferma Cann.
Basta non esagerare. Filmati troppo discontinui diventano irritanti e difficili da guardare. Analogamente al taglio di corrispondenza e allo stacco, il taglio in asse è uno strumento cinematografico che deve essere usato con moderazione.
Come usare il taglio in asse in Adobe Premiere Pro
Un modo per applicare tagli è fare clic su Comando + K su Mac o Ctrl + K su PC, per dividere la clip in corrispondenza del fotogramma dove si trova la linea di scansione. È facile da usare quando trovi una sezione che vuoi tagliare mentre esamini i filmati. Per tagliare le tracce audio insieme ai filmati video, fai clic su Maiusc + Comando/Ctrl + K.
Per realizzare tagli con lo strumento Lametta, segui questi passaggi.
1. Trascina i filmati video nella timeline.
2. Assicurati che l’impostazione Calamita sia abilitata e l’audio bloccato in modo che le clip possano incastrarsi in posizione l’una accanto all’altra e l’audio rimanga sincronizzato dopo aver fatto il taglio.
3. Fai clic sullo strumento Lametta (oppure premi C) e fai clic sul punto nella clip in cui vuoi iniziare il taglio.
4. Fai di nuovo clic sullo strumento e fai un taglio nel punto in cui vuoi riavviare l’azione.
5. Per selezionare ed eliminare in modo semplice i segmenti, usa Alt/Option (a seconda del sistema operativo) + Canc per avvicinare lo spazio tra clip mentre effettui i tagli.
6. Per affinare ancora di più i tagli, ingrandisci o rimpicciolisci sulla timeline (tocca il tasto +) e ripeti il lavoro con Lametta.
Come usare il taglio in asse in Adobe Premiere Rush
Con Premiere Rush, puoi usare un dispositivo mobile per aggiungere tagli in asse ai tuoi video.
1. Vai al punto nei filmati dove vuoi iniziare il taglio in asse.
2. Tocca l’icona delle forbici nel menu in fondo per iniziare il taglio.
3. Passa avanti al punto in cui vuoi che l’azione riprenda.
4. Tocca di nuovo l’icona delle forbici. Seleziona la clip appena creata e tocca l’icona del cestino.
Come evitare un taglio in asse
I filmmaker hanno sviluppato molti modi per eliminare errori o pause imbarazzanti senza ricorrere ai tagli in asse. Puoi tagliare un’altra scena e magari incrociare le due scene oppure puoi tagliare in B-roll. Se, nel tuo film a New York, due personaggi sono seduti su una panchina di Central Park, puoi staccare sui filmati di una scena al parco.
La regola dei 30 gradi è alla base dell' editing del film: è la regola che afferma che la videocamera deve spostarsi di almeno 30 gradi in due riprese successive dello stesso soggetto. Se l'inquadratura si sposta di meno di 30 gradi, il risultato potrebbe interdire il pubblico e fargli credere che in fase di montaggio ci siano stati dei problemi, per esempio problemi di ripresa che si vogliono correggere affiancando nuovi fotogrammi, invece di riprendere di nuovo l'intera scena. Per questo motivo il regista deve cambiare di posizione alla videocamera per più di 30 gradi, in modo da non sembrare un taglio saltato. Mentre in fotografia, che è un unico fotogramma, il fotografo può e deve spostarsi anche di pochi gradi per ottenere l'immagine migliore, nel cinema questo non è possibile per non disorientare gli spettatori.
Riassumendo, il passaggio da una inquadratura all'altra di uno stesso soggetto, deve essere di almeno 30 gradi: una angolatura inferiore non sarebbe armoniosa, fluida
Quando si applica la regola dei 30 gradi, però è importante ricordarsi che il movimento della videocamera deve rimanere su un lato del soggetto per seguire e non saltare la regola dei 180 gradi. La regola deve essere applicata anche quando un soggetto che si muove viene ripreso da diversi punti in vari momenti del suo percorso: la sua traiettoria stabilisce una linea che delimita due campi: le riprese vanno effettuate esclusivamente o alla sua destra o alla sua sinistra.
Inoltre, quando si vuole cambiare di poco una inquadratura, è importante anche avvicinarsi od allontanare la videocamera dal soggetto pure senza spostarsi sull'asse, cioè sulla direzione videocamera-soggetto inquadrato, e questo si può fare anche modificare la lunghezza focale dell'obiettivo di almeno 20 mm ad ogni movimento (cioè per esempio aggiungere o togliere 20 mm nella zoommata di inquadratura), per esempio un allontanamento sull'asse dal Primo Piano al Piano Medio o viceversa.
Talvolta i registi a volte infrangono le regole della tecnica cinematografica convenzionale per ottenere degli effetti particolari, ma bisogna studiarli bene e provarli più volte.
Tra le due scuole fondamentali di cinema, quella hollywoodiana e quella sovietica di Ejzenstejn, la prima prende il sopravvento diventando il cosiddetto cinema classico. Se Ejzenstejn puntava al condurre lo spettatore verso un ragionamento che lo portasse alla crescita, spesso mediante l’utilizzo del montaggio parallelo come in «Sciopero», dove creò un parallelismo tra le rivendicazioni sociali sfociate in disastro e la macellazione di un bue in un mattatoio, il cinema hollywoodiano aveva scelto la strada opposta. Per Hollywood il montaggio doveva essere lineare, con legami di causa/effetto tra un’inquadratura e l’altra. Il pubblico non doveva fare eccessivi sforzi a livello intellettuale per comprendere il significato profondo di ciò che aveva davanti agli occhi, anzi, doveva essere supportato, in quanto la fruizione dell’audiovisivo diventava un’elemento di svago, che doveva garantire un rilassamento e un’immersione nel mondo fittizio del film, la cosiddetta diegesi. Per diegesi s’intende tutti quegli elementi di carattere profilmico che ruotano intorno alla vicende narrate (personaggi, musiche, oggetti, ambiente, ecc…). Il contesto del film deve apparire totalmente reale per far sì che lo spettatore accetti il patto col regista e s’immerga totalmente nell’opera, vivendola emotivamente.
Con questa finalità, oltre al montaggio lineare, si cominciò a parlare di montaggio invisibile. Più la presenza del montaggio è visibile, più l’immersione totale nell’opera risulta disturbata, quindi si doveva riuscire a limitare al massimo la percezione della sua esistenza, mascherandolo con dei vincoli specifici. La regola fondamentale del cinema hollywoodiano che risponde a questa necessità è la regola dei 180°.
Essa consiste nella suddivisione dello spazio scenico in due porzioni: lo spazio scenico visibile e lo spazio scenico invisibile. Ognuna di queste porzioni è di 180°. Nella prima, lo spazio scenico visibile, si posizionano gli elementi profilmici (attori, ambiente in cui si svolge la vicenda). Esso sarà la porzione che le macchine da presa riprenderanno dall’altra metà, dallo spazio scenico invisibile, dedicato totalmente agli elementi filmici e quindi alle attrezzature per la ripresa.
In una classica scena di dialogo, collegata alla regola dei 180° entra il campo-controcampo. Si chiama campo il primo attore ripreso nell’unità narrativa, mentre il controcampo sarà il secondo soggetto. Lo scambio del dialogo presuppone che i due attori siano messi uno di fronte all’altro, in un’alternanza d’interventi verbali ed espressivi che serviranno per far cogliere tutti i particolari. Si parte sempre da un piano d’ambientazione, dove il regista mostra il contesto in cui avviene il dialogo: un parco, un tavolino all’esterno o all’interno di un bar, per esempio. Nel piano d’ambientazione si vedono in lontananza i due attori, per poi passare al dialogo vero e proprio, dove si alternano primi piani degli attori, inquadrati in 3/4, in modo che si possano notare bene le espressioni e che il viso sia rivolto verso l’interlocutore.
Riprendendo un attore da una macchina da presa posizionata nello spazio scenico visibile, si avrebbe uno scavalcamento di campo e si confonderebbe lo spettatore. Avverrebbe uno spaesamento, perché lo spettatore si sarà abituato a vedere l’attore inquadrato dalla parte opposta e perderebbe l’orientamento. Per questo motivo, alla regola dei 180° si collegano tre tipologie di raccordi.
Parliamo di raccordi in fase di montaggio, quando un’inquadratura dev’essere collegata a una seconda. Per mantenere una logica nel movimento degli attori dello spazio scenico, per prima cosa, si deve rispettare il raccordo di posizione: se nella prima inquadratura Marco stava a destra e Luca a sinistra, anche nell’inquadratura successiva Marco starà a destra e Luca a sinistra. Poi, il raccordo di direzione di sguardo: se Luca e Marco stanno parlando tra loro e Marco guarda verso sinistra, Luca che è in posizione opposta dovrà guardare verso destra.
In ultimo, consideriamo il raccordo di direzione di movimento. Poniamo il caso che Luca esca da una stanza per entrare in un’altra e per questo motivo ci dovranno essere due inquadrature a rappresentare il suo movimento che inizierà in A e terminerà in B nella seconda stanza. Luca camminando uscirà dalla prima inquadratura verso destra e nella seconda inquadratura, la B, che inquadra la seconda stanza, dovrà entrare da sinistra, per rappresentare la continuità di movimento, pena la mancata comprensione da parte dello spettatore.
Articolo di Simone Usai per lavocechestecca.com
È piccolo, pratico, potente e piace tanto anche ai registi. Sul set dell’ultimo corto di Gabriele Muccino, «Living in a movie», non c’erano telecamere. L’unico strumento di ripresa era lo Xiaomi Mi 11 5G, uno smartphone che veniva impugnato da lui stesso e dagli operatori a mano libera. «Lo schermo dello smartphone mi permette di vedere subito se l’inquadratura che ho in mente corrisponde a quella della ripresa — racconta il regista —. Il telefono è un mezzo democratico, con cui si possono realizzare film e corti di qualità con un costo ridottissimo e tempi molto più brevi».
Tempo e denaro sono i due punti nodali degli «smartphone movie». Malik Bendjelloul per il suo documentario premio Oscar «Searching for Sugar Man» (2012) ha usato un telefono e un’app da due euro che simula una vecchia cinepresa 8 mm. Aveva finito il budget ed era l’unico modo per proseguire la lavorazione. Anche il capostipite dei film girati con un cellulare è nato per carenza di fondi. È «Sms Sugar Man» del sudafricano Aryan Kaganof del 2008, che non ha guadagnato la palma di primo «smartphone movie» solo perché gli smartphone ancora non c’erano (aveva usato otto Ericsson W900i).
L’assenza di fondi si unisce all’arte in «Tangerine», capolavoro del cinema indipendente del 2015. Sean Baker era stato costretto a girarlo con tre iPhone 5s perché non poteva permettersi telecamere di alta qualità ma ha saputo fare di necessità virtù. Il film è girato all’interno di un’angusta caffetteria americana dove le telecamere professionali non sarebbero potute entrare ma uno smartphone sì (e chiusa la lavorazione uno l’ha venduto per pagare l’affitto di casa). Un’altra «indie» come Jennifer Zhang ha fatto tutto col telefono: il suo «Charon» è stato anche montato con un’app.
Sono però le piccole dimensioni del telefono ad aver stregato i registi che non hanno problemi di budget: possono muoversi liberamente sul set, creare un maggior contatto con gli attori, nasconderlo per scene «rubate». C’è chi lo usa a mano libera, chi lo mette sul cavalletto e chi sfrutta il gimbal, lo stabilizzatore che tiene il telefono sempre puntato sul soggetto, ma anche chi sperimenta. Nel thriller psicologico «Unsane» (2018) di Steven Soderbergh ci sono scene di psicosi in cui si vede la protagonista muoversi senza sosta mentre viene inquadrata in viso e sulla nuca. Un artificio possibile grazie a un’imbragatura ideata sul set che manteneva i telefoni all’altezza della testa senza pesare sull’attrice.
Un altro sperimentatore come Gondry è riuscito a proporre le sue magie anche sul piccolo dispositivo: si stenta a credere che per il corto «Détour» abbia usato solo degli iPhone. «Nessuno si è accorto della differenza. Solo gli addetti ai lavori possono coglierla» aveva detto l’81enne Claude Lelouch del suo «I migliori anni della nostra vita», di cui un terzo è girato con lo smartphone. Il cellulare ha ancora tanti limiti, primo tra tutti le ottiche — in «Tangerine» Baker ha usato una lente anamorfica da 100 euro — ma compensa con l’intelligenza artificiale. I dispositivi attuali come il Mi 11 usato da Muccino hanno algoritmi che ricostruiscono digitalmente la ripresa per renderla più simile alla realtà. «La possibilità di girare di notte, senza alcuna luce aggiuntiva e avere tutto così bello, illuminato e vivo era una novità anche per il direttore della fotografia», racconta il regista che per ora però è cauto: «Tornerò a utilizzare lo smartphone per fare film solo se ce ne sarà bisogno. Rimango affezionato alla cinepresa».
Il link del video è: https://www.youtube.com/watch?v=hSeHlAycvg4

Articolo di Alessio Billi del 19 ottobre 2016 per colpidiscena.blogspot.com
Da High Flying Bird di Steven Soderbergh a Tangerine di Sean Baker, sono diversi i produttori cinematografici che hanno deciso di avventurarsi nella realizzazione di un film o semplice cortometraggio, sfruttando esclusivamente il sensore fotografico degli iPhone. Infatti, che sia un modello appena lanciato o già in commercio da alcuni anni, la qualità dei filmati girati con il melafonino è piuttosto elevata e, se associata ad alcuni accessori esterni come pannelli luminosi e microfoni, potrebbe farci ottenere risultati piuttosto soddisfacenti.
«La prima volta che ho preso in mano una telecamera avevo 16 anni mentre oggi anche i giovanissimi se la trovano “in tasca”. Senza togliere nulla alle camere e produzioni tradizionali, per i filmmaker indie l’iPhone diventa la possibilità di sperimentare con le inquadrature, di rendere le produzione più snelle ed economiche e persino liberare il cast di elementi di scena che potrebbero distrarli dalla performance» spiega Giovanni Labadessa, produttore cinematografico e co-founder del Nòt Film Fest affiancato da Alizé Latini e Noemi Bruschi: un festival dedicato al cinema indipendente internazionale oramai giunto alla quarta edizione. «Due icone indie hanno scelto la videocamera del loro smartphone per girare tre dei loro film. È il caso di Unsane e High Flying Bird di Steven Soderbergh oppure Tangerine di Sean Baker. Questo ci mostra concretamente quanto quell’idea possa garantire qualità. Ovviamente però, tutto questo funziona solo se applicato a un idea di estetica cinematografica e una visione registica affine a questo nuovo formato. Infine, l’iPhone permette a giovanissimi di avere a disposizione uno strumento potentissimo per crescere come produttori di film: sono quindi curioso di vedere cosa si prospetta per il cinema del futuro» conclude Labadessa.
Sul tema, inoltre, è Lorenzo Follari, regista e sceneggiatore italiano che vive e lavora a Stoccolma e co-fondatore della società di produzione Harvest Film AB a commentare: «Un iPhone è solo la camera: l’ultima cosa a cui pensare se si vuol fare un buon prodotto. Può sembrare strano ma quando si gira un film o un cortometraggio la camera è solo lo strumento di cattura dell’immagine. Quello che è importante è tutto ciò che gli si pone davanti. Da questo punto di vista, dunque, una camera vale l’altra e in un momento in cui la tecnologia va così veloce anche lo smartphone diventa dunque un valido strumento di ripresa - con i suoi pregi ma anche con i suoi limiti. Un normale smartphone permette a chiunque di cimentarsi come filmmaker, e questo è forse ciò che di più importante ci sia. Girare con il proprio telefono in buona qualità permette a chiunque abbia una buona idea di realizzare un prodotto, di sperimentare sul set e di essere creativo, senza bisogno di costi stratosferici. La tecnologia rende dunque il cinema, il fare cinema, aperto a tutti. Le idee contano, non l’attrezzatura».
Pertanto, se vi piace l'idea di realizzare un buon film utilizzando il melafonino, l'impresa non sarebbe poi così impossibile ma senza dubbio è necessario prendere in considerazione alcuni accorgimenti per catturare le scene in modo corretto. Esistono, infatti, alcune applicazioni - come FiLMiC Pro - che ci permettono di settare la videocamera dell'iPhone come una normale camera o reflex, regolando i parametri in maniera analitica a seconda del risultato che vogliamo ottenere, così come app e servizi utili per la fase di pre-produzione o strumenti per catturare l'audio in modo corretto: «Per realizzare un ottimo film utilizzando solamente il proprio iPhone, è fondamentale per prima cosa prestare molta attenzione al suono da catturare nel momento in cui filmiamo una scena. Gli adattatori del microfono e i microfoni multipli che registrano il suono separatamente sono strumenti fondamentali per aiutarci in questo e permetterci quindi di ottenere un perfetto audio per il nostro film» ci spiega Peter Baxter, regista e produttore inglese oltre che fondatore dello Slamdance Film Festival - un'alternativa indipendente al Sundance Film Festival - e conclude «Una cosa molto importante da segnalare sul tema è che filmare con un iPhone abbassa l'inibizione degli attori esordienti e non professionisti, permettendo al regista di catturare i momenti significativi in ogni modo possibile!».
Quindi, quale opportunità migliore per produrre un film anche senza possedere attrezzature costosissime? Nella gallery potrete scoprire 6 consigli di Lorenzo Follari per girare un film con iPhone nel modo migliore.
Utilizza un'app professionale
Per le riprese, una buona applicazione da utilizzare è FiLMiC Pro: un'applicazione di produzione di film incredibilmente avanzata per iOS e Android che permette di sfruttare al massimo il proprio dispositivo trasformandolo in una videocamera professionale. Tra i vari benefici, offre maggior controllo sulla fotocamera del telefono, consentendo la modifica manuale dell'esposizione, ISO, velocità dell'otturatore, messa a fuoco e zoom. Filmic Pro, ad esempio, è stata utilizzata da Steven Soderbergh per realizzare High Flying Bird. Foto di PhotoMIX Company da Pexels
Imposta i parametri manuali
A seconda dell’app che utilizziamo è importante imparare a settare le impostazioni in maniera manuale e non automatica, come se stessimo utilizzando una videocamera professionale o reflex. In questo modo potremo sperimentare al massimo senza affidarci alle impostazioni automatiche già proposte dal telefono che purtroppo non ci fanno esprimere a pieno la nostra creatività.
Fai attenzione al suono
Il suono è tanto importante quanto le immagini, pertanto quando giriamo un video con iPhone ricordiamoci di utilizzare le app e strumenti esterni che ci permettono una presa perfetta dell'audio, così che la qualità di quest’ultimo rispecchi quella del video
I tool di pre-produzione
L’aiuto regia, insieme a tutto il reparto di produzione, ha a disposizione un infinito numero di app per organizzare le riprese in modo professionale ma anche rapido e immediato. Un regista o un direttore della fotografia può avere il viewfinder in un app - per decidere magari quale lente sia più adatta ad una determinata inquadratura. Un gaffer, invece, può controllare con SunSeeker dove si trova il sole a qualunque momento del giorno e in qualsiasi location, così da calibrare le riprese esterne utilizzando al meglio la luce naturale oppure una segretaria di edizione avrà le sue note sullo smatphone - o iPad di solito - grazie ad una comoda applicazione.
La post-produzione
Ci sono varie app che ci possono aiutare ad eseguire la post-produzione come Adobe Premiere Rush, una versione lite di Premiere Pro disponibile per i dispositivi iOS gratuitamente. Grazie alle funzioni offerte, i registi possono scattare, modificare e condividere i loro video in un unico dispositivo, aprendo i file Rush direttamente in Premiere. La timeline, inoltre, è molto intuitiva e consente agli utenti di organizzare video, audio, grafica e foto, regolare l'audio, migliorare il colore, aggiungere titoli, transizioni o addirittura voci fuori campo.
Sfrutta i servizi in cloud
È una buona idea organizzare il lavoro in maniera più facile e veloce utilizzando un'app dedicata anziché la carta: in questo modo la condivisione sarà istantanea e tutte le modifiche verrranno comunicate in tempo reale a tutti. Per troupe di 40-50 o più persone, avere tutti i documenti aggiornati dal vivo in un cloud è ormai indispensabile!
ARTICOLO di
Le seguenti indicazioni sono valide sia per i video realizzati con apparecchiature amatoriali, sia quelli prodotti da apparecchiature di tipo professionale. Si tenga conto, comunque, che è solo la continuità con cui viene utilizzata la strumentazione tecnica a garantire la produzione di un filmato di qualità via via migliore.
Ecco le regole da seguire:
# Focalizzare in precedenza lo sviluppo della storia, stendendo a tavolino uno story-board. Insieme allo story-board conviene fare un elenco di materiali che servirà per le riprese, luci, microfoni, camera e cavalletto, etc.
# Registrare per circa un minuto una base di nero, ponendo il tappo davanti l’obbiettivo.
# Quando la telecamera lo consente, fare sempre il bilanciamento del bianco in manuale sul filtro esatto a secondo delle condizioni di luce: 3200° Kelvin con luce artificiale e quando si riprende al tramonto o all’alba, 5500° Kelvin con luce solare. Se si effettua una ripresa al sole o all’ombra, la temperatura colore cambia, in questo caso bisogna avere l’accortezza di fare di volta in volta il bilanciamento del bianco con la luce ottimale di ripresa, poiché le due situazioni hanno differenti e marginali dominanti di colore. Sulla neve o nelle giornate di sole estivo, intorno al mezzogiorno, molte volte bisogna inserire un filtro ND che riduce sensibilmente la luce che arriva in macchina. Nelle nuove camere digitali il bianco si può selezionare tra vari preset: luce artificiale, sole, nuvole etc., nella funzione manuale si riesce ad ottenere un bianco giusto ricordandosi che il foglietto bianco, la parete o qualsiasi oggetto bianco deve essere illuminato correttamente dalla sorgente di luce presente nell’ambiente, per sapere se è stato accettato dalla macchina, tenendo premuto il tasto del bianco manuale deve smettere di lampeggiare il simbolo che appare nel view-finder.
# Premuto il tasto di registrazione posto sulla telecamera, prima di iniziare a registrare immagini in movimento occorre rimanere fermi per almeno 2 secondi in caso di montaggio in macchina, almeno 5 secondi in caso di post-produzione (montaggio ottenuto con due videoregistratori). Su immagini fisse bisogna aumentare, sempre a seconda del tipo di montaggio, rispettivamente 2 o 5 secondi il tempo di registrazione. Questo serve per precauzione nel primo caso, in quanto le camere poste in commercio iniziano a registrare circa un secondo dopo che la spia rossa si illumini o che compaia la parola REC nel view-finder della telecamera e nel secondo caso per avere un segnale sincronizzato, non avere dei fastidiosi sganci su un immagine iniziale e non avere l’immagine in movimento tagliata.
# Se si ha il tempo necessario, provare il movimento di partenza e di arrivo prima di registrare una scena.
# Controllare sempre il fuoco prima di riprendere il soggetto tenendo presente quanto segue:
A- se il soggetto e la camera, durante la ripresa, non sono in movimento, il fuoco viene ottenuto zoomando vicino (tele), mettendo successivamente a fuoco il centro dell’immagine riprodotta nel view-finder e infine allargando fino ad ottenere l’inquadratura desiderata.
B- Se il soggetto o la camera sono in movimento, fare il fuoco ottimale correggendo morbidamente.
C- Naturalmente le nuove camere in commercio hanno l’autofocus, ma per alcune scene conviene sempre, se la camera lo permette, usare il fuoco in manuale.
# Avere possibilmente un appoggio stabile, (cavalletto) o bilanciare bene la camera se la ripresa viene effettuata a spalla, tenendo le gambe divaricate a circa 45° (non oltre la larghezza delle spalle) con il peso del corpo perfettamente in centro. Controllare sempre nel view-finder la linea dell’orizzonte.
# Quando il tipo della ripresa lo consente, non registrare più di 20 secondi di immagini panoramiche e 10 secondi di primi piani d’ascolto.
# Non tornare indietro su un movimento effettuato. Ad esempio su una panoramica a destra non tornare subito a sinistra, su uno zoom da totale a primo piano non tornare a totale. Questa regola si può ignorare durante un’intervista, però bisogna avere l’accortezza di aspettare almeno 50 secondi o di più prima di riallargare o stringere, questo perché poi in fase di montaggio si può intervenire.
# Mantenere un taglio il più possibile fotografico nelle inquadrature.
# Tenere la persona intervistata in asse con l’ottica della camera, cioè non più bassa o non più alta.
# Se possibile garantirsi di una buona illuminazione.
# Evitare, quando è possibile e quando lo story-board non lo prevede le immagini in controluce ( forte illuminazione alle spalle del soggetto, per es. le finestre).
# Curare anche la ripresa audio usando appropriati microfoni ausiliari se la camera lo permette (mic. In o aux. In).
# Nel caso di registratori con due piste audio separate - mono canale 1 (CH 1), canale 2 (CH 2) - bisogna tenere sempre l’audio originale su CH 2 e la musica o il commento (voce fuori campo) su CH 1. Sulle nuove camere digitali bisogna registrare in funzione 12 Bit.
# Per evitare di tagliare le immagini e l’audio all’inizio di un’intervista, ricordarsi che l’intervistatore deve contare mentalmente tre secondi prima di iniziare a parlare dopo il via.
# Corredare sempre, quando i mezzi lo consentono, il filmato con un titolo di presentazione e con musiche adeguate alla ripresa. In un filmato senza interviste, oltre al commento sonoro sarà necessario inserire anche un commento parlato per alleggerire la visione del filmato.
# Avendo la possibilità di montare su computer, alcuni programmi permettono di inserire delle barre colore e una nota musicale, in genere di 1000 Hertz, in questo caso si procede con circa un minuto di barre con la nota, circa 20 secondi di nero e se ci fosse la possibilità il counter animato che da 7 secondi porta a zero, questo serve a tarare eventuali apparecchiature in fase di messa in onda (in caso di televisioni), di taratura di apparecchi televisivi in caso di videoproiezioni e in ultimo per dare una coda iniziale per preservare il filmato in caso di nastro rovinato accidentalmente.
# Non eccedere nella lunghezza del filmato, perché un documentario o un’intervista lunga provoca noia e disinteresse negli utenti finali.
# Nel montaggio di un’intervista alternare i brani parlati con immagini inerenti all’argomento trattato, registrate sul luogo o prelevate dal proprio archivio video o fotografico.
# Nel montaggio alternare sempre delle immagini in movimento a delle immagini fisse e non montare mai in sequenza delle immagini che abbiano la stessa inquadratura (in gergo: stacco in asse), lo stesso movimento (per es.: panoramica a sinistra con panoramica a sinistra o a destra), immagini di gruppo poste sullo stesso asse o aventi lo stesso taglio di inquadratura.
# Non esagerare con gli effetti nelle riprese o nel montaggio, per es. uso di filtri particolari, posizioni strane di ripresa, effetti speciali ottenuti con appositi mixer video, generatori di effetti speciali o montati su computer.
da dreamvideo.it
Le luci offrono una gamma enorme di scelte, per tipi e dimensioni, di conseguenza esistono svariate modalità di utilizzo della luce nella scena.
Luce disponibile
Questa è la luce che si può trovare in qualsiasi luogo ed ha fonti naturali: luce del sole, lampade fluorescenti, incandescenti od alogene, una semplice candela o un fuoco di un camino; sono esempi in cui queste possono interagire differentemente in un ambiente.
Luce dura e Luce morbida
Viene definita dura quella luce che è diretta, che crea così un contrasto netto tra l'oggetto inquadrato e le sue ombre. Viene utilizzata, in genere, per una definizione marcata di superfici e quindi, per le sue caratteristiche, aumenta l'illuminazione globale dell'oggetto.
L'illuminazione naturale dei raggi solari è un esempio di luce dura.
In contrapposizione alla luce dura vi è la luce diffusa, o morbida, che sfuma ed ammorbidisce i contrasti di ombre. Viene utilizzata per smorzare i i toni decisi della luce dura; inoltre può essere utilizzata per bilanciare l'insieme dell'illuminazione generale di una scena.
La luce del sole durante le giornate nuvolose è un esempio classico di luce morbida.
Un esempio di luce dura è quella che si crea utilizzando un faretto montato sopra la telecamera. Infatti, la luce del faretto è unidirezionale, e viene proiettata in modo diretto sul soggetto creando appunto un contrasto netto tra luce e l'ombra.
Se interponiamo un filtro diffusore tra la luce ed il soggetto, questa si trasformerà in luce morbida.
Un altro sistema per ottenere una luce diffusa consiste nell'utilizzare un riflettore, come possono essere, ad esempio, un cartellone bianco od un ombrello diffusore.
La luce chiave (Key Light)
Cosiddetta perchè è la luce principale che illumina il soggetto.
È frequente che ci si riferisca ad essa chiamandola, in gergo tecnico, "chiave" così come quando si dice "utilizziamo la luce solare come chiave".
In effetti è la fonte di luce più forte e viene posizionata generalmente di lato rispetto alla telecamera.
Essendo abbastanza intensa viene usata spesso come sorgente di luce diretta.
Luce di riempimento (Fill Light)
Questa luce si usa per diffondere la luce sul soggetto ottenendo un risultato di morbidezza che attenua le ombre decise e nette create dalla luce-chiave.
La luce di riempimento è solitamente posizionata dall'altro lato della telecamera rispetto alla luce-chiave e di norma ha una potenza minore rispetto alla luce principale (chiave).
Luce posteriore (Back Light)
Viene utilizzata per illuminare la parte posteriore del soggetto in modo da "staccare" il soggetto dallo sfondo e quindi dare maggior realismo alla scena.
Questa luce, di solito, è posizionata esattamente dalla parte opposta della luce principale (chiave).
Articolo da dreamvideo.it
"Lavorare con la luce è dipingere con la cinepresa." - Eisenstein
"La luce può eliminare alcune cose, può sottolinearne altre, può modificare l'aspetto delle une e delle altre." - Pudovkin
Qual'è lo scopo principale dell'illuminazione? Garantire che il soggetto sia illuminato a sufficienza affinché sia assicurata una visione nitida dello stesso nel video.
Ma non solo, l'illuminazione ha una grande importanza anche per la composizione dell'inquadratura. Per ogni situazione, per ogni concetto, per ogni idea che si vuole esprimere, esiste un'illuminazione adatta.
Una illuminazione sbagliata può sminuire la bellezza di una scena e annullare o modificare l'interpretazione di un attore.
Modellare luci ed ombre comporta una conoscenza tecnica molto approfondita, che ogni direttore della fotografia dovrebbe avere.
Si parte con la cosiddetta luce disponibile ossia quella luminosità che è presente normalmente in ogni luogo: quando ci si appresta a girare delle scene in esterni, che sia di primo mattino o di pomeriggio, la luce naturale è già sufficiente ad assicurare una buona riuscita della ripresa, ma, nonostante questo, la maggior parte delle volte è necessario ricorrere a luci artificiali.
Quando si parla di luce sufficiente, si intende che il soggetto inquadrato sia "nitido" anche nei dettagli. Attenzione a non credere troppo all'esposimentro della telecamera, il quale può dare valori non sempre corretti, per esempio se abbiamo il soggetto davanti ad un grande muro bianco, l'esposimetro vede una gran quantità di luce riflessa dal muro e segnala che la luce è sufficiente quando, invece, il soggetto è buio perchè la luce incidente è poca.
Un'altro aspetto dell'illuminazione è la possibilità di nascondere o evidenziare alcuni elementi che vengono ritenuti importanti durante la ripresa.
Utilizzo della luce naturale, che entra da un pozzo, per evidenziare lo speleologo.
Utilizzo di una luce "spot" per evidenziare il vino che viene versato nel bicchiere.
Con la luce si può:
* attirare l'attenzione su una zona precisa dell'inquadratura;
* evidenziare o nascondere dettagli e forme;
* dare maggiore o minore spazialità ad oggetti e ambienti;
* creare atmosfere;
* creare stati d'animo;
* evidenziare i contorni rispetto alle superfici;
* evidenziare le superfici rispetto ai contorni;
* alterare e creare colori.
La luce è uno strumento creativo e la sua scelta è molto importante nella realizzazione di un video.
È importante sottolineare la differenza sostanziale tra l'occhio umano e la telecamera: sono differenti i modi e le capacità di cogliere i dettagli e le sfumature degli oggetti scuri e chiari e il contrasto fra questi.
Le telecamere professionali riescono ad assicurare risultati buoni anche nelle condizioni di illuminazione peggiore (o particolari), ma sono molto costose.
Le telecamere di medio livello, e certi modelli in particolare, sono state migliorate e sono più accessibili come prezzo. Sono sempre da preferire i modelli con 3 CCD.
Tecnicamente il problema principale sta nel fatto che le telecamere, hanno un intervallo tonale più ristretto rispetto all'occhio umano; questo significa che è basso il rapporto tra l'oggetto più scuro e quello più chiaro in cui si possono cogliere bene i dettagli.
Se l'occhio umano ha un intervallo tonale che va da 10 a 1, una telecamera può soltanto gestire un intervallo tonale che va da 2 a 1, per questo motivo non può riprodurre le zone più chiare e quelle più scure di una scena.
Articolo da dreamvideo.it
Da Datavideo, ecco un sistema semplice ed economico per realizzare un perfetto Chroma Key. Semplice perchè non richiede grandi spazi; economico perchè non richiede tanta luce aggiunta. Il sistema Datavideo si basa su un telo riflettente speciale, di colore grigio che, illuminato dalla luce dell'anello illuminatore (che si applica all'ottica della macchina da presa), assume le "classiche" colorazioni verde o blu (uno switcher consente di passare da un colore all'altro, a seconda delle esigenze fotografiche e produttive).
Anello illuminatore, telo speciale e "bucatore": ecco tutto quello che occorre a Datavideo per realizzare un Chroma Key di ottima qualità. La cui principale caratteristica consiste proprio nella poca luce richiesta: è sufficiente illuminare la figura in primo piano, secondo le esigenze espressive del regista o del direttore della fotografia, perchegrave; il telo speciale Datavideo non necessita di luce dedicata.
Mentre in un normale Chroma Key occorre illuminare bene e in modo il più possibile uniforme il telo (verde o blu che sia), nel sistema Datavideo questa luce aggiunta non serve! L'anello illuminatore "inganna" la camera al punto che il telo, anche quando non è perfettamente teso, non presenta pieghe o grinze all'atto di "bucare"!
Insomma, con il sistema Datavideo allestire uno studio Chroma Key è davvero molto semplice: si risparmiano tempo e denaro, due degli elementi "magici" di qualunque processo produttivo.
Inoltre, in combinazione con il mixer Datavideo SE-900, è possibile creare un vero e proprio Multi Camera Virual Set. Il mixer SE-900, che dispone di 8 ingressi, "dedica" 4 ingressi alle sorgenti "live" (ovvero le inquadrature dal vivo di 4 camere) e altri 4 ingressi agli sfondi preimpostati, che possono essere delle immagini J-PEG come anche dei filmati. Mantenendo una certa coerenza tra l'inquadratura dal vivo e lo sfondo aggiunto, si pu˜ dare l'illusione che il personaggio o i personaggi ripresi dal vivo si muovano in un vero e proprio "studio virtuale", in un ambiente insomma costruito grazie alle apparecchiature Datavideo.
L'esperienza di un video maker: intervista a Francesco Camozza
- Allora, Francesco, tu hai utilizzato il sistema Chroma Key Datavideo per un tuo lavoro, giusto?
Esatto.
- Cosa ci puoi dire in merito?
Beh, sono molto soddisfatto del risultato e soprattutto del poco tempo impiegato per ottenerlo. Dovevo realizzare una ripresa che avesse un panorama il più possibile vasto di Torino come sfondo. Allora sono andato in collina in diversi giorni, sia soleggiati che brumosi. Ho ripreso diverse vedute di Torino che poi ho utilizzato come sfondi per la scena recitata dal vivo, che attraverso i diversi aspetti della città sullo sfondo esprime gli stati d'animo dei personaggi.
- Un'idea interessante!
Beh, l'idea è merito dello sceneggiatore. Io l'ho realizzata visivamente, e devo dire che il Chroma Key Datavideo ci ha consentito di girare su un piccolo palcoscenico con giusto due faretti da 100 sugli attori e una piccola diffusa.
Molto pratico.
- Eri diffidente verso il sistema?
No, ero curioso di provarlo, mi sembrava... troppo semplice! Ma devo dire che è stato perfetto per le nostre esigenze.
- Qual è stato il problema maggiore, se c'è stato un problema?
No, nessun problema, direi...
- E il maggior vantaggio, secondo te?
La facilità di utilizzo. Di solito fare un blue o un green screen impegna di più un direttore della fotografia! Noi ce la siamo cavata davvero con poco!
Se sei un regista di qualsiasi tipo, devi conoscere le regole della produzione cinematografica e video. Comprendere queste regole ti dà il controllo sulle tue immagini. Una delle regole più importanti da conoscere è la regola dei 180 gradi. Abbiamo messo insieme una guida che ti insegnerà come seguire la regola dei 180 gradi, oltre a infrangerla e piegarla in modo da poter attraversare tale linea immaginaria con sicurezza.
1. Che cos'è la regola di 180 gradi?
Una delle prime cose insegnate nella scuola di cinema è la linea dei 180 gradi. È un utile punto di partenza da conoscere per qualsiasi tipo di produzione video perché ti introduce a una regola pratica del cinema e ti invita a pensare visivamente.
La regola dei 180 gradi è una linea guida per le relazioni spaziali tra due personaggi sullo schermo. La regola 180 imposta un asse immaginario, o linea dell'occhio, tra due personaggi o tra un personaggio e un oggetto. Mantenendo la telecamera su un lato di questo asse immaginario, i personaggi mantengono la stessa relazione sinistra / destra tra loro, mantenendo lo spazio della scena ordinato e facile da seguire.
Quando la telecamera salta sull'asse invisibile, questo è noto come attraversare la linea o spezzarla, e può produrre un effetto disorientante e di distrazione su uno spettatore.
2. Come seguire la regola dei 180 gradi
La regola stabilisce che una volta stabilita la linea, è necessario decidere da quale lato della linea posizionare ogni successiva configurazione della videocamera. In breve, è necessario mantenere la fotocamera sullo stesso lato della linea. Altrimenti, hai superato il limite.
La sfida (Heat) è un film del 1995 scritto e diretto da Michael Mann con Al Pacino e Robert De Niro.
Ecco una scena del ristorante che mette in pratica perfettamente la linea 180. La linea di 180 gradi attraversa il tavolo attraverso Pacino fino a De Niro. Guarda il video, ma presta attenzione alla loro vista:
Pacino guarda a destra.
De Niro guarda a sinistra.
Questo viene fatto in modo che lo spettatore possa mantenere un senso di orientamento durante la scena.
Alcuni film e registi hanno scelto di mantenere una linea coerente per tutto il film. Questo livello di coerenza è fantastico e quei film traggono sicuramente beneficio da una spietata attenzione ai dettagli, ma non è necessario per ogni storia.
Ci sono momenti in cui puoi trarre vantaggio dall'infrangere o rompere la regola di 180 gradi, mentre gli attori sono al top dell'interpretazione, la sensazione che genera tale interruzione di linea dovrebbe essere una tua decisione.
In caso contrario, potresti sprecare la tua energia cinematografica.
3. Gestire le scene con più linee dell'occhio
Se ti ritrovi a girare una scena con un gruppo di personaggi, aiutati a pensare al tuo set come se fosse una rappresentazione teatrale, con la cinepresa posizionata tra il pubblico.
La stessa linea che separa lo spettatore dagli artisti è la stessa linea che userai per mantenere una direzione dello schermo costante.
Puoi superare questa linea e tentare di stabilire linee individuali tra ciascun personaggio, ma ogni volta che lo fai amplifichi il grado di difficoltà a mantenere un orientamento coerente in tutta la scena.
Articolo di Sc Lannom da studiobinder.com
Vedere un singolo attore o attrice fare due o più parti in un film è spesso interessante, specie se a essere interpretati e a interagire tra loro sono due gemelli o addirittura due personaggi che in qualche modo sono la stessa persona: copiata, clonata, sdoppiata, sognata o in viaggio nel tempo. Soluzioni narrative di questo tipo sono vecchie quasi quanto il cinema, ma nei decenni le tecniche sono cambiate profondamente: come ha raccontato di recente Insider, si partì con un creativo ma molto artigianale taglia-e-cuci e, dopo una serie di miglioramenti tecnici e tecnologici, si è arrivati alla vastissima (ma costosissima) gamma di possibili soluzioni digitali di questi anni. Uno dei primi a sperimentare lo sdoppiamento nel cinema fu l’illusionista, inventore e regista francese Georges Méliès: “uno dei primi” a fare parecchie cose, nel cinema. In "Un homme de têtes", un cortissimo cortometraggio del 1898, Méliès mise contemporaneamente in scena diverse versioni della sua testa, e lo fece grazie a una tecnica nota come mascherino/contromascherino: in breve, prevedeva che un pezzo di lente della cinepresa venisse coperto, così che l’immagine non si imprimesse sul corrispettivo pezzo di pellicola, lasciando quindi quel pezzo libero per una diversa immagine (in questo caso una delle teste di Méliès).
Visto che nella storia del cinema sono state rare le coppie di attori o attrici che fossero davvero gemelli o gemelle, molti altri registi dovettero ingegnarsi quanto e più di Méliès per fare scene con doppelgänger sempre più lunghe e complicate. Ma in genere l’approccio non fu granché diverso: Il cowboy con il velo da sposa, film del 1961 doppiamente interpretato da Hayley Mills, fu girato oscurando di volta in volta la metà a sinistra o quella a destra della lente della cinepresa, e unendo poi le due diverse metà. Sempre prestando grandissime attenzioni affinché nessuno spostasse la cinepresa o qualche oggetto del set tra una scena e l’altra. La tecnica usata in Il cowboy con il velo da sposa aveva però i suoi limiti, in quanto impediva un vero contatto fisico tra le due metà e obbligava a fare scene tra loro molto simili e spesso forzatamente simmetriche: un gemello a sinistra, un gemello a destra e in mezzo, tra loro, qualche elemento di arredamento che permettesse di capire bene dove e come tagliare e ricucire le due metà.
Già nella prima metà del Novecento, comunque, ci fu chi riuscì a far interagire fra loro due gemelli. In Il prigioniero di Zenda, Ronald Colman interpreta due personaggi: la scena in cui si stringono la mano fu girata con due attori, Colman e una controfigura il cui viso era dietro una parte di lente coperta. Poi fu riavvolta la pellicola, e la scena fu di nuovo girata coprendo tutto tranne la parte col viso precedentemente coperto, che al secondo giro apparteneva a Colman. La tecnica di Méliès, ma portata agli estremi.
Le cose cambiarono alla fine degli anni Settanta, dopo che diversi registi iniziarono a impratichirsi con la tecnologia che permetteva di registrare e duplicare più volte i medesimi movimenti di cinepresa. Il primo film a usarla diffusamente fu Star Wars: Episodio IV – Una nuova speranza, ma poi tornò utile a molti altri, specialmente ai film con i gemelli. Permise infatti di girare una scena con svariati movimenti di cinepresa con un attore che interpretava il gemello A, e poi rigirarne un’altra daccapo, con quello stesso attore che interpretava il gemello B. Una sua efficace applicazione è quella di Inseparabili, con due gemelli monozigoti interpretati da Jeremy Irons.
Un altro miglioramento fu portato poi dal green screen, che permise di far recitare gli attori (anche uno per volta) davanti a uno schermo verde, aggiungendo in seguito altri attori o sfondi di ogni tipo. Questa tecnica, insieme ad alcune altre, fu usata nel 2002 per Il ladro di orchidee, un film che secondo Insider contiene circa 130 scene in cui il protagonista Nicolas Cage è presente due volte, nei panni dei gemelli Charlie e Donald Kaufman.
Non sempre però il green screen funziona, perché in certi casi – in particolare in quelli con scene all’aperto e con luminosità variabile – può dare spiacevoli problemi. Nel caso di Il ladro di orchidee, per esempio, fu usato per circa una scena gemellare su cinque. Per quelle più complicate fu invece utilizzato il “digital rotoscoping”: una tecnica che, in buona sostanza, permette di tagliare e ricucire tra loro digitalmente vari pezzi di scena, anche nel caso in cui la scena non sia stata girata originariamente su un green screen. Con questa tecnica si possono quindi prendere un busto, una mano o una testa e spostarle in una scena diversa, al posto di un altro busto, un’altra mano o un’altra testa.
Ma nemmeno questo è sufficiente se, anziché due gemelli, si vogliono ottenere decine di versioni di uno stesso personaggio, come nel caso degli agenti di Matrix. Per situazioni come questa si deve fare affidamento alle immagini generate a computer e alla creazione di una serie di cloni digitali di un unico attore e personaggio. Immagini di questo tipo sono però ancora lontane dall’essere davvero indistinguibili da quelle reali, e quindi spesso usate solo per inquadrature senza troppi primi piani, e soprattutto incredibilmente costose. Tutto Matrix Reloaded, un film pieno zeppo di effetti speciali, costò 15o milioni di dollari e la sua scena con decine di agenti ricreati digitalmente contribuì, da sola, a quasi un terzo di quel budget.
Nel caso in cui i cloni siano pochi o i gemelli solo due, in anni recenti si è spesso scelto di usare la tecnica della performance capture, quella usata ad esempio dall’attore Andy Serkis per il personaggio di Gollum nel Signore degli Anelli. Per far sì che nel film The Social Network entrambi i gemelli Winklevoss fossero interpretati da Armie Hammer, il regista David Fincher scelse di mettere sulla faccia di un altro attore di corporatura simile a quella di Hammer una versione digitale della faccia di Hammer. L’altro attore (Josh Pence) si dovette quindi allenare insieme a Hammer perché i loro movimenti diventassero molto simili tra loro. Nel film, quindi, ogni tanto si vede il corpo di Pence, ma mai il suo volto.
Le più innovative tecniche usate per mostrare gemelli, cloni o versioni alternative di certi personaggi si stanno avvicinando sempre più alla creazione di quelli che sono a tutti gli effetti dei doppi digitali di certi attori. Se ne parlò in particolare dopo Gemini Man, film del 2019 di Ang Lee con due Will Smith protagonisti: uno è l’attore, oggi 52enne, l’altro una sua versione digitale con la metà dei suoi anni, creata apposta per il film. Ma, volendo, riutilizzabile anche in futuro.
Per Noi – film del 2019 di Jordan Peele, in cui ogni membro di una famiglia è assalito dal suo doppelgänger – si scelse invece di utilizzare di volta in volta una tecnica diversa, a seconda delle esigenze di ogni scena. A suo tempo, Insider dedicò al film un video monografico, la cui visione è però sconsigliata a chi preferisce non sapere troppo sulla trama.
Non sempre, infatti, si sceglie di usare la soluzione più recente e innovativa: ci sono ancora casi, anche nel grande cinema, in cui ci si può accontentare di una controfigura che assomiglia molto a un attore, o anche di di tecniche di per sé non molto differenti da quelle che a suo tempo usò Méliès.
Anche perché se è vero che la tecnologia può ormai fare moltissimo, è pure vero che per gli attori e le attrici non sempre è facile recitare in mezzo al niente, davanti a uno schermo verde e magari addirittura con una tutina addosso, provando a immaginarsi tutto quello che qualcuno aggiungerà solo in seguito. Insider fa vedere, per esempio, che per il film del 2013 Enemy Jake Gyllenhaal passò una parte del suo tempo sul set recitando davanti a una pallina da tennis messa su un’asta.
La pallina serviva a Gyllenhaal per avere qualcosa da guardare così da non dare l’idea di stare fissando il vuoto. E per chi si occupava di postproduzione era relativamente semplice da rimuovere (di certo più semplice rispetto a una controfigura umana). Più avanti, in postproduzione, qualcuno tolse asta e pallina e aggiunse Gyllenhaal.
Articolo di IlPost.it
Come fare un buon video con l’iPhone o in generale con uno smartphone? Ci sono alcuni trucchi e delle tecniche di base che conviene seguire per ottenere il massimo quando si usa la videocamera di un cellulare di ultima generazione, in modo da realizzare video che qualche volta hanno caratteristiche paragonabili a quelle di clip girate con dispositivi professionali. Alcuni possono sembrare suggerimenti banali e ovvi, ma paradossalmente la maggior parte degli utenti di uno smartphone li dimentica appena si accinge a effettuare una ripresa video. Vale allora la pena di fare un elenco con tutte le regole di base da rispettare per ottenere buoni risultati in termini di qualità video.
1. Tenere lo smartphone in posizione orizzontale e non come normalmente lo si maneggia: il bordo più lungo va in basso. Le dimensioni del video che si registra infatti hanno sempre la base più lunga dell’altezza, quindi al momento in cui lo si riprodurrà, se la ripresa è stata effettuata con lo smartphone in verticale si avrà un video con delle fasce laterali nere. Del tutto inadatto alla maggioranza degli schermi su cui si andrà effettivamente a rivederlo.
2. Mantenere ben fermo lo smartphone. La regola numero uno di chiunque effettui una ripresa video è assicurarsi che la videocamera non si muova durante le riprese, a meno che non si debba seguire un soggetto in movimento o si effettuino spostamenti volontari del campo visuale. E anche in quest’ultimo caso, quasi sempre lo spostamento della videocamera deve essere fluido e continuo, sempre senza scatti. Cosa fare allora? Usare entrambe le mani per reggere lo smartphone. Tenere i gomiti stretti contro il corpo. Se si è in piedi divaricare le gambe leggermente in modo da ottenere una posizione stabile e comoda. Trovare un buon punto d’appoggio sul terreno evitando di stare in equilibrio precario. Quando si muove lo smartphone per seguire il soggetto cercare di piegare tutto il corpo e non solo le braccia e le mani e se si deve camminare abituarsi a farlo in modo da spostare il baricentro del corpo solo orizzontalmente e non anche verticalmente. In altri termini, bisogna tenere la testa sempre alla stessa altezza e spostarsi solo avanti e indietro. Se si usa spesso lo smartphone per realizzare video, può essere utile acquistare un accessorio che aggiunge una maniglia esterna (o addirittura un cavalletto) al dispositivo per poterlo maneggiare comodamente e più stabilmente.
3. Controllare l'inquadratura. Di default l’app per la ripresa installata nell’iPhone riproduce sullo schermo una preview del video che si sta per registrare. Va tenuto presente però che già il sensore a 720p dell’iPhone riprende un’inquadratura più ampia dello stesso display, per cui colpendo rapidamente col dito due volte lo schermo (i geek direbbero: facendo un doppio tap) si può visualizzare l’immagine completa, dove viene riquadrata la parte di schermata che effettivamente sarà inclusa nel video. In generale, raramente negli smartphone la parte ripresa nel video e quella effettivamente rilevata dal sensore è corrispondente, anche perché a seconda delle dimensioni del video scelte (4:3 o meglio il 16:9) il taglio dell’inquadratura cambia. Spesso può essere opportuno passare a visualizzare tutta l’area utile in modo da scegliere meglio cosa effettivamente fare rientrare nell’area di ripresa del video.
4. Attenzione alla messa a fuoco! Si è talmente abituati all’autofocus – la messa a fuoco automatica – che ci si dimentica di tenere presente che alle volte ci occorre una messa a fuoco differente da quella di default. Il riquadro che si vede al centro dello schermo quando si sta per riprendere è il punto su cui l’obiettivo punta il suo fuoco. In alcuni casi, per esempio quando il soggetto non si trova al centro dell’inquadratura, sarà necessario dare un colpetto sul punto in cui vogliamo che sia puntata la messa a fuoco. Allo stesso modo sarà possibile cambiare il punto focale mentre si sta riprendendo. Ovviamente in questo caso bisognerà fare attenzione a maneggiare bene lo smartphone in modo da evitare sussulti o movimenti accidentali che rovinerebbero la qualità della ripresa.
5. Regolare il bilanciamento dei colori. Prima di iniziare a riprendere si deve sempre verificare che il bilanciamento dei colori sia corretto. Regola preliminare a qualsiasi ripresa: fare il bianco! Basta andare sulle regolazioni e scegliere Bilanciamento del bianco. Qui di solito si può scegliere fra luce naturale, nuvoloso, luce incandescente o luce fluorescente. In alternativa si può impostare la regolazione auto, lasciando che sia il software a decidere come regolare i colori nel modo più opportuno. Va detto anche che, in qualsiasi momento durante una registrazione, quando si dà un colpetto sullo schermo in corrispondenza del soggetto sul quale si punta la messa a fuoco quasi tutte le app di videoripresa dei cellulari aggiustano anche le condizioni di luce in riferimento a quello che viene inquadrato nel punto di messa a fuoco. Ad ogni modo si deve essere avvertiti che una ripresa in cui improvvisamente cambia il bilanciamento dei colori senza una ragione evidente (per esempio perché il soggetto si sposta da un esterno a un ambiente chiuso) è sempre una cattiva ripresa. Quindi bisogna stare attenti che la resa dei colori sia sempre costante.
6. Fare diverse riprese della stessa scena. La maggior parte degli utenti poco addentro alle tecniche di ripresa pensa che un video sia il risultato di un’unica ripresa. Chi conosce i rudimenti delle tecniche di regia sa bene che il prodotto finale è il risultato del montaggio di tanti spezzoni di ripresa girati indipendentemente l’uno dall’altro, anche sullo stesso set. Un buon video non è mai il prodotto di un unico piano sequenza, ma della sagace ripresa della scena da più punti di osservazione e in condizioni e piani differenti. Si deve pianificare a monte, prima di iniziare a riprendere, come si ha in mente di sviluppare la ripresa. Eventualmente prendendo anche degli appunti in cui descrivere cosa si ha in mente e come successivamente si vuole montare la ripresa. Così facendo è facile girare diversi video sulla stessa scena in modo da unirli opportunamente insieme successivamente per creare il video finale. Normalmente conviene fare diverse clip brevi con angoli di ripresa e piani differenti e poi montarle in modo da creare una continuità nella successione delle inquadrature.
7. Alternare inquadrature ampie e strette. Nella scelta delle inquadrature, si deve evitare di fare sempre e soltanto inquadrature ampie, ma sapere scegliere cosa inquadrare in dettaglio restringendo la ripresa e eventualmente zoomando. Tenere presente che nel montaggio finale solitamente alternare o comunque mettere in sequenza inquadrature ampie e inquadrature strette serve a migliorare la qualità e l’estetica del girato, oltre a renderlo più stimolante ed espressivo.
8. Le condizioni di luce sono fondamentali! Lo sanno bene i professionisti della regia quando scelgono un direttore della fotografia. Un buon film è innanzi tutto la capacità di fare delle belle riprese e perché queste risultino tali agli occhi dello spettatore è necessario che l’illuminazione della scena sia perfetta e che i dispositivi di ripresa la riprendano in modo fedele a quello che si vuole fare vedere allo spettatore. Quindi prima di iniziare a girare occorre studiare bene come illuminare la scena e se il soggetto che si intende riprendere riceve una buona illuminazione. Gli smartphone dispongono di un buon flash-led, ma si deve ricorrere alla sua luce solo se proprio non ci sono altri modi per illuminare la scena, perché la luce del flash risulterà frontale, scialba e abbastanza fioca, rendendo quasi qualunque video estremamente dilettantesco.
9. Attenzione alle riprese a distanza ridotta. Scegliere l’inquadratura migliore, tenendo conto che gli smartphone hanno un obiettivo leggermente grandangolare, quindi poco adatto alle riprese a breve distanza. Per i primi piani di un volto può essere opportuno riprendere il soggetto da lontano e applicare un lieve zoom, anche in post-editing utilizzando un software di videoritocco in fase di montaggio. Se si inquadra un volto a distanza ravvicinata infatti si otterrà un effetto deformante alquanto sgradevole e innaturale. D’altronde se si applica uno zoom digitale pesante nel corso della ripresa c’è il rischio di sgranare l’immagine ottenendo un risultato assolutamente scadente in termini di definizione dell’immagine. Conviene allora fare delle prove per vedere quando e fino a che punto si può effettuare una zoomata con il proprio smartphone senza alterare troppo la qualità del girato.
10. Occhio alla batteria! L’ultima raccomandazione può sembrare del tutto superflua, ma ha rovinato il lavoro di una quantità inimmaginabile di videomaker improvvisati: la batteria è sufficientemente carica? Se si ha intenzione di fare dei video con lo smartphone è opportuno, prima di qualsiasi altra azione, verificare per tempo che la batteria sia al massimo, perché il rischio che sul più bello il dispositivo si spenga rovinando tutto il lavoro che si vuole svolgere è sempre altissimo. Una ripresa video, soprattutto quando viene effettuata in alta definizione, impegna severamente le risorse hardware del dispositivo, quindi anche una carica che può sembrare adeguata può risultare insufficiente. Se si ha in programma di usare spesso e lungamente lo smartphone per girare dei video può essere un buon investimento quello di acquistare delle batterie esterne addizionali, che tolgono d’impiccio quando quella interna si esaurisce.
5) NON PERMETTERE ALL’AUDIO DI ROVINARE IL VIDEO
È ormai risaputo che le persone preferiscono guardare un video mal realizzato ma con un ottimo audio, piuttosto che guardare un buon video ma con un suono terribile.
Nonostante il tuo Iphone abbia un ottimo microfono, ti suggerisco comunque di acquistarne uno e posizionarlo proprio sopra lo smartphone.
A mio avviso, il migliore in commercio, è il Rode Videomic ME-L, che potrai acquistare direttamente su Amazon.
In caso non lo riuscissi a trovare, ecco un altro ottimo prodotto creato dalla RODE.
Entrambi i microfoni sono eccellenti per la registrazione audio e offrono una qualità davvero straordinaria. Si collegano direttamente al telefono e funzionano molto bene anche con FILMIC PRO.
Un altro ottimo microfono che ho acquistato da poco è il Boya By- DM200.
Il Boya BY-DM200, molto simile al RODE VideoMic Me-L, è un microfono stereo a condensatore cardioide, che si collega perfettamente alla porta del tuo Iphone, per darti una registrazione audio molto pulita, anche se sei in movimento.
Il microfono viene fornito anche di un paravento in finta pelliccia, utile se stai girando sotto la pioggia o con un vento estremo.
Se stai cercando un’alternativa più economica al Rode VideoMic Me-L, questo microfono potrebbe essere un’ottima scelta.
Articoli che potrebbero interessarti:
- I migliori microfoni per il tuo IPhone: guida all’acquisto
- I migliori microfoni da tavolo per i tuoi video su YouTube
6) ILLUMINA IL TUO VIDEO
Il filmmaker principiante può spesso ignorare la necessità di illuminare una scena per realizzare il proprio video.
Se non ti impegni ad illuminare la scena correttamente, sappi che otterrai un’immagine finale di scarsa qualità.
Tra le tante accortezze, dovrai comunque cercare sempre di sfruttare la luce che hai a disposizione, dovrai avere la consapevolezza di come ti posizioni rispetto al sole, e tante altre cose.
Tuttavia, se hai deciso di acquistare un kit luci o solamente una luce che ti supporti durante le riprese, l’impegno per illuminare la scena aumenta e si fa più complicato.
Per questo motivo, prima di continuare la lettura di questo paragrafo, ti suggerisco di studiare le guide che ho creato appositamente sull’illuminazione.
Eccole:
- Come utilizzare la luce naturale nei tuoi video
- Cosa sono le gelatine e come utilizzarle
- Le basi dell’illuminazione: cos’è e come utilizzarla
Di seguito, ho elencato i migliori kit d’illuminazione che potrai acquistare veramente a poco prezzo.
A) STUDIO FOTOGRAFICO CON OMBRELLI E SOFTBOX
Ho acquistato questo prodotto una settimana fa e devo dire che ne sono rimasto davvero soddisfatto.
Il Kit comprende 3 sfondi, 2 softbox, 2 ombrelli e davvero tante tante lampadine.
La particolarità di questo kit d’illuminazione è che ogni Softbox possiede 5 lampadine con INDIPENDENT SWITCH.
Questo vuol dire che potrai scegliere il numero di lampadine da accendere o spegnere contemporaneamente.
Ma perché cinque lampadine con INDEPENDENT SWITCH sono molto meglio di una lampadina con un solo interruttore?
Ecco la spiegazione:
- Quando non hai bisogno della luce massima, puoi cambiarne una parte e risparmiare energia
- Le lampadine con interruttore singolo funzioneranno molto più a lungo di una singola lampadina
- Nel caso in cui una lampadina non funzioni, ha ancora 4 lampadine con cui lavorare
- Per un principiante, migliora la sua sensibilità alla luce e il livello della fotografia
- Per un professionista, la diversità dell’illuminazione significa che può gestire più dettagli
Curioso di vederlo, vero?
Eccoti accontentato:
Oltre a questo kit un po’ complesso se sei alle prime armi, ecco di seguito delle lampade che, posizionate sopra il tuo IPhone, ti aiuteranno ad illuminare la scena.
B) LUME CUBE 1500
Il LUME CUBE è un piccolo ma potente mini proiettore a LED, che si adatta perfettamente alla tua borsa e non occupa molto spazio.
Come suggerisce il nome, il mini proiettore ha un potere di 1500 Lumen, che equivale a circa 25 watt e che è molto potente per una luce di queste dimensioni.
Un’altra grande caratteristica del LUME CUBE è che puoi controllarlo direttamente dal tuo smartphone.
Se desideri regolare la luminosità infatti, potrai farlo in modalità wireless tramite Bluetooth.
In effetti, puoi controllare fino a cinque LUME CUBES in questo modo in modo da poterli avere in diversi posti e avere comunque il pieno controllo su di essi.
Nel kit troverai, oltre al mini proiettore, dei supporti a magnete o a ventosa.
Questo è di grande aiuto se stai girando in uno spazio ristretto come, ad esempio, in una macchina.
Puoi persino metterli in una custodia impermeabile e gettarli in una piscina, e quindi controllarli con il tuo smartphone.
C) ROTOLIGHT NEO
Il ROTOLIGHT NEO, anche se è un po’ costoso, è una luce a LED di altissima qualità.
È di forma rotonda, e al suo interno è composto da 120 luci a LED.
Questi LED hanno anche una modulazione d’onda incorporata, per cui non dovrai preoccuparti di nessun fastidioso sfarfallio.
Ha un potere Lux di 1077, che equivale a circa 75 watt.
Articoli che potrebbero interessarti:
- I migliori smartphone con fotocamera: un nuovo modo di fare cinema
- 7 regole per girare un video con lo smartphone
- Come scattare le foto con il tuo IPhone
- 10 consigli per scattare delle belle foto con il tuo IPhone
7) STABILIZZATI
Se desideri che il tuo filmato non venga distorto, sfocato o influenzato da piccoli movimenti fastidiosi, il mio consiglio è quello di mantenere il telefono nella posizione più stabile possibile.
Prima regola: usa sempre entrambe le mani per rendere stabile la tenuta del tuo smartphone, e tieni lo smartphone possibilmente il più vicino possibile al tuo corpo mentre registri il video.
Lo so, se non sei abituato a registrare video, tenere questa posizione può essere un po’ difficile e stancante.
Per questo motivo, di seguito, troverai i 3 migliori stabilizzatori per IPhone, provati dal sottoscritto.
A) DJI OSMO MOBILE 3
Il DJI Osmo Mobile 3 è attualmente uno dei migliori Gimbal per smartphone che si possono trovare sul mercato.
Come suggerisce il nome, questa è la terza generazione della serie Osmo Mobile. E in tutti questi anni l’azienda cinese ha sicuramente imparato a soddisfare i propri clienti regalandogli delle novità che solamente i loro dispositivi offrono.
La caratteristica principale del DJI Osmo Mobile 3 è legata al fatto che si può ripiegare. Questo risolve uno dei principali problemi di quando si parla di Gimbal per smartphone, ossia la praticità.
Un’altra caratteristica importante è legata al suo peso.
Il dispositivo infatti pesa solamente 405 grammi, il che lo rende portatile e leggero, pronto da utilizzare per le strade della città ma anche sulle salite ripide della montagna. Grazie alla modalità Stand-By, inoltre, potrai usare lo smartphone anche quando il dispositivo è chiuso, in modo da poter iniziare a registrare in zero secondi.
B) ZHIYUN SMOOTH 4
La cinese Zhiyun non ha bisogno di grandi presentazioni.
È un’ottima azienda che è riuscita, nel corso degli anni, a sorprendere ripetutamente i propri fan grazie agli ottimi accessori realizzati per i videomaker professionisti.
Lo Smooth 4 è uno stabilizzatore ultra professionale a 3 assi, progettato per eliminare quasi completamente le vibrazioni della telecamera. Montando lo smartphone sul Gimbal, infatti, i 3 motori brushless riescono a ruotare sui tre diversi assi: quello della panoramica, quello dell’inclinazione e quello della rotazione.
Questi movimenti, che vanno opposti al movimento della fotocamera, riescono a mantenere lo smartphone perfettamente stabile.
C) FEIYUTECH VIMBLE 2S
Ho acquistato questo Gimbal agli inizi del 2018 e ancora oggi lo utilizzo quando voglio registrare i miei video nella maniera più fluida possibile.
La principale caratteristica del Feiyutech Vimbel 2S è la sua lunghissima barra di prolunga, a cui potrai collegare il tuo smartphone. Il Gimbal pesa solamente 428 grammi, e sebbene sia così leggero, è molto pratico e facile da utilizzare.
Il Kit comprende il dispositivo, la barra di prolunga, diversi cavi per la ricarica e uno splendido treppiede che potrai avvitare direttamente allo stabilizzatore.
Sull’impugnatura è presente un joystick che consente al Gimbal di spostare il telefono da sinistra verso destra o dall’alto verso il basso. A seconda della forza con cui lo si preme, il movimento può più o meno accelerare.
8) LE MIGLIORI APP PER MODIFICARE O EDITARE I VIDEO
Sebbene esistano decine e decine di App di editing video per l’iPhone, il mio consiglio è quello di utilizzare sempre dei programmi da scaricare sul Pc o sul Mac. Il mio software preferito è da sempre AVID, ma devo ammettere che nel corso degli anni Adobe Premiere ha fatto passi da gigante.
Tuttavia, se hai deciso di montare e modificare le tue immagini video direttamente sullo smartphone, ecco una sere di App che ti saranno sicuramente utili.
A) ADOBE PREMIERE RUSH
Premiere Rush è un’App di editing video, che ti consentirà di sottrarti dalla ripida curva di apprendimento associata agli strumenti di editing video più complessi di Adobe come Premiere Pro, After Effects e Audition.
Al contrario, Premiere Rush semplifica l’elaborazione rapida delle clip facilitandone il caricamento sulle principali piattaforme social. È importante sottolineare che l’App converte automaticamente i video nelle proporzioni e nei livelli di qualità specifica richiesti da ciascuna piattaforma, quindi non dovrai preoccuparti di nulla di tutto ciò.
Ad ogni modo, Premiere Rush non è utile solamente agli YouTuber. Se sei un editor professionista, grazie a questa App, sarai in grado di trasferire i contenuti su cui hai lavorato in Premiere Pro e apportare ulteriori modifiche direttamente sul tuo telefono o sul tablet.
Puoi scaricare tutte le App di Adobe tramite questo link.
B) MOVIE PRO
Movie Pro è un’ottima APP per registrare video, esattamente come FILMIC PRO. Sebbene però la mia preferita resti quest’ultima, devo ammettere che grazie a MOVIE PRO, le funzionalità per girare degli ottimi video sono aumentate.
Con MOVIE PRO potrai scattare delle immagini mentre stai girando, avrai il controllo manuale sulla messa a fuoco, sull’esposizione, sul bilanciamento del bianco e infine, potrai scegliere quale temperatura colore utilizzare.
Con MOVIE PRO potrai inoltre impostare la risoluzione prima di girare e potrai scegliere il frame rate che più preferisci.
C) LUMAFUSION
LumaFusion è un’App realizzata appositamente per tutti gli utenti iOS. Prodotta dai creatori della Pinnacle Studio, l’applicazione è comunemente utilizzata dai giornalisti, dai filmmaker e dai produttori video di mezzo mondo.
L’interfaccia offre sei tracce video/audio per inserire foto, video, titoli e grafica, oltre ad altre 6 tracce audio da utilizzare per la narrazione, la musica e gli effetti sonori.
L’interfaccia è molto simile a quella di Final Cut Pro X, con la sua timeline magnetica e gli strumenti avanzati che includono la capacità di sovrascrittura, il keyframing, la correzione del colore, il supporto completo per PAL a 25fps durante la fase di esportazione, il mixer audio completo, l’esportazione senza perdita dei dati, il supporto per i video in verticale, gli strumenti avanzati per la creazione dei titoli e la capacità di rallentare o velocizzare il movimento delle clip.
L’ultima versione, la 2.4, è stata rilasciata lo scorso novembre e include, oltre alle cose già citate, il supporto HDR con l’elaborazione a 10bit per gestire facilmente i contenuti video realizzati con i nuovi iPhone.
D) IMOVIE
iMovie è un’applicazione gratuita di editing video, sviluppata direttamente dai produttori della Apple. L’App ti consente di creare dei fantastici trailer in stile hollywoodiano, utilizzando le foto e i video che potrai importare direttamente dal rullino foto del tuo dispositivo.
iMovie supporta la risoluzione video in 4K mentre il prodotto finito può essere trasferito su un dispositivo della Apple e proiettato su uno schermo. Puoi inoltre trasferire i video tra iPhone, iPad e iPod touch, utilizzando Airdrop o iCloud Drive. I video possono infine essere condivisi su qualsiasi piattaforma di condivisione video o di social media.
Le principali caratteristiche dell’applicazione includono la capacità di correggere i video mossi, modificare le clip frame by frame e modificare l’audio sorgente oltre alle numerosi personalizzazioni che comprendono gli effetti speciali, la titolazione, la stabilizzazione, il ritaglio e la rotazione della clip.
L’app ti permette anche di lavorare con il green screen in modo da rimuovere istantaneamente lo sfondo delle clip girate davanti ad uno schermo verde o blu, oltre alla possibilità di utilizzare le 80 colonne sonore che si adattano automaticamente alla precisa lunghezza del tuo film.
L’unico svantaggio dell’App è che non offre la possibilità di scaricare le tue tracce musicali a meno che tu non abbia un’App diversa che potrai poi condividere con iMovie.
[…]
Concludendo, spero che questo lungo post ti abbia aiutato a centrare gli strumenti più efficaci per rendere ottimali i tuoi video, e soprattutto ti sia utile per migliorarne la resa. Se hai bisogno di consulenza e consigli, o se hai sperimentato altri strumenti di cui vuoi approfondire i dettagli, scrivimi pure. Buon lavoro!
Francesco Menghini per https://francescomenghini.net/
Girare in 4K significa registrare un video di qualità 4 volte superiore a 1080p. Tieni presente il fatto che, a seconda del modello che utilizzi, l’Iphone offre diverse modalità di registrazione. Ad esempio, il 6S e il 6S Plus sono stati i primi ad offrire i 4K a 30fps. L’IPhone 7 e il 7 Plus offrono la stessa modalità di registrazione mentre l’IPhone 8, l’8 Plus e l’Iphone X supportano i 4K a 24fps, 30 fps e 60fps. L’Iphone Xs, l’XsMax e l’Xr registrano invece, nella stessa modalità dell’IPhone 8.
Vediamo adesso come impostare la registrazione in 4K sul tuo “melafonino”.
- Vai su Impostazioni
- Clicca su Fotocamera
- Vai su Registra Video
- Selezione la modalità prescelta
Attenzione però: se scegli di registrare in 4K a 60fps, il tuo smartphone ti offrirà la massima qualità e fluidità, ma ti richiederà anche circa 400Mb per archiviazione al minuto.
Per risolvere questo problema, ti suggerisco di acquistare un SanDisk iXpand Flash Drive per Iphone! In questo modo riuscirai ad aumentare la quantità di spazio di archiviazione disponibile, senza correre il rischio di rimanere senza più Giga per registrare.
Per chiarire questo aspetto, ecco una tabella da tenere bene a mente:
Registrazione video standard:
- 720p HD a 30 fps: 40 MB al minuto
- 1080p HD a 30 fps: 60 MB al minuto
- 1080p HD a 60fps (video più fluido): 90 MB al minuto
- 4K a 24 fps: 135 MB al minuto
- 4K a 30 fps: 170 MB al minuto
- 4K a 60fps: 400 MB al minuto
Registrazione video Slow-motion
- 1080p HD a 120fps: 170 MB al minuto
- 1080p HD a 240fps: 480 MB al minuto
Se scegli di girare il video in 4K a 60fps, sappi che avrai bisogno di tantissima luce perché, per mantenere il movimento fluido, l’otturatore richiederà una maggiore velocità.
In condizioni di scarsa illuminazione, ti consiglio quindi di registrare in 4K ma a 30fps.
Il tuo video sarà comunque buono, e in più non avrai bisogno di uno spazio di archiviazione esterno.
Entriamo ora nel vivo di questo post: nelle righe che seguono troverai 7 suggerimenti da mettere subito in pratica per realizzare dei fantastici video. Prima di tutto però, lascia che ti dia un suggerimento extra.
Prima di iniziare qualsiasi lavoro di ripresa, assicurati che l’obiettivo del tuo IPhone sia ben pulito. A questo link troverai un ottimo Kit che uso personalmente.
Altra cosa da fare è quella di disattivare le notifiche mentre si sta girando.
Prima di iniziare le riprese quindi, ti suggerisco di impostare l’IPhone su modalità NON disturbare, in modo da bloccare le notifiche all’interno dello smartphone. Per disattivarle dovrai scorrere il dito verso l’alto e cliccare sull’icona a forma di mezzaluna NON DISTURBARE.
Perfetto, ora siamo davvero pronti!
1) NON UTILIZZARE L’APP DELL’IPHONE
Devi sapere che l’APP Video utilizzata dal tuo Iphone è ottima, ma non è stata progettata per registrare video ad altissima qualità.
Personalmente, da molti anni, utilizzo un’APP che mi da tantissime soddisfazioni. Si chiama FilmicPro e puoi scaricarla direttamente dal tuo APP STORE. Non ci credi?
Ecco un video girato con Filmic Pro che ha ricevuto numerosissimi premi:
Una delle caratteristiche principali di Filmic Pro è l’opzione per selezionare un bitrate più alto.
La massima qualità è di 50 Mbit/Sec, che rappresenta un enorme miglioramento rispetto al bitrate standard (24.0 Mbit/Sec) che trovi di default nell’Iphone.
Dunque, se deciderai di NON utilizzare l’APP dell’Apple, con Filmic Pro riuscirai a realizzare dei video di qualità molto più superiore. Utilizzando Filmic Pro avrai anche la possibilità di registrare utilizzando frequenze diverse e avrai il pieno controllo sulla messa a fuoco, sull’esposizione e molte altre cose.
Allora, come prima cosa, scarica immediatamente Filmic Pro e continuiamo con la nostra guida.
2) IMPOSTA IL CORRETTO BILANCIAMENTO DEL BIANCO
Se sei un assiduo lettore del mio blog, già saprai che sono un accanito fan del bilanciamento del bianco.
Impostare manualmente il bilanciamento del bianco infatti, è sempre la migliore opzione.
In questo modo sarai sicuro di ottenere i giusti colori e tutto quello che andrai a girare, sembrerà più naturale.
Tuttavia, se hai scelto di iniziare a lavorare con Filmic Pro (mi raccomando, non aspettare di scaricare l’APP), dovrai impostare il bilanciamento del bianco manualmente. Per farlo, dovrai prendere un foglio bianco, posizionarlo davanti all’obbiettivo della fotocamera e quindi cliccare sul pulsante “bilanciamento del bianco”.
Ecco come ti apparirà la schermata:
Se vuoi saperne i più, ti consiglio di leggere questo articolo:
3) USA SEMPRE LA GRIGLIA
A meno che tu non sia un professionista del filmmaking, il mio consiglio è quello di utilizzare sempre la griglia.
In questo modo sarà più semplice rispettare la regola dei terzi in modo da realizzare dei video più professionali.
Per impostare la griglia, dovrai andare su IMPOSTAZIONI > FOTOCAMERA > GRIGLIA.
Se invece stai utilizzando Filmic Pro, vai su IMPOSTAZIONI (la ruota dentata in basso a destra) e clicca su GUIDA.
Per saperne di più sulla regola dei terzi, ti consiglio di leggere la mia guida sulla composizione fotografica.
4) IMPOSTA E BLOCCA L’AF (AUTO-FOCUS)
Bloccare l’autofocus e l’esposizione significa avere il controllo totale sulle impostazioni del tuo IPhone.
In questo modo infatti, impedirai allo smartphone di cambiare automaticamente la messa a fuoco o l’esposizione su altri soggetti all’interno dell’inquadratura.
Per bloccare l’AF/EF ti basterà aprire il video, impostare l’inquadratura, selezionare dove mettere a fuoco e tenere premuto il dito finché apparirà un piccolo banner giallo con scritto BLOCCO AF/EF.
........................
di Francesco Menghini per https://francescomenghini.net/
Vi siete mai chiesti come funziona il cibo nei film, se gli attori mangiano veramente, se ingoiano o sputano, e se il cibo cucinato è effettivamente buono? In questo articolo scopriamo le tecniche più usate dalla settima arte per riprendere i personaggi che consumano delle pietanze.Immaginatevi un interprete che gira la scena di una cena tra amici. Lo fa per tutta la mattinata, con il set oscurato e le portate servite una dopo l’altra più volte fino a che l’inquadratura non viene proprio come la vuole il regista. Finito di mangiare di fronte alla cinepresa fa pausa pranzo e se ne va in mensa con i colleghi. Gusta le pietanze che il set offre e se ne ritorna sul tavolo imbandito dove ricomincia a lavorare alla sequenza e a mettere in bocca alimenti di vario tipo. Come fa a non stare male e ad avere fame?
Come si riprende il cibo nei film?
In questa scena di Bastardi senza gloria gli attori recitano con il cibo. In particolare lo strudel che Hans Landa ordina a Shoshanna gli permette di imporre il suo controllo sulla situazione (simboleggiato dalla sigaretta spenta nella panna sul finale). Christoph Waltz esprime la doppiezza del suo personaggio attraverso la masticazione. È lunga, vistosa, spesso il cibo gli resta in bocca e tra i denti. Ben più contenuta è Mélanie Laurent, che mangia con la bocca chiusa, piccoli e rapidi bocconi.
C’è una particolarità però: sound design a parte (che con i rumori crea l’illusione di vedere qualcosa che non c’è), nessuno dei due attori ingoia mai il cibo che sta mangiando. Nonostante Tarantino insista molto nelle inquadrature con un montaggio molto generoso, non li vediamo mai deglutire il boccone. Si taglia sempre poco prima del fatto per andare in contro campo e ritornare poi mentre il personaggio si porta alla bocca un’altra fetta di dolce.
Questo trucco di montaggio si può ritrovare nella stragrande maggioranza dei film. Magari non ne La vita di Adele dove di cibo ci si ingozza e ci si sporca, o in Oldboy dove si mangia veramente un polpo vivo. Generalmente però chi recita finge anche di mangiare, soprattutto quando la stessa scena deve essere rifatta all’infinito.
Perché non ingoiano il cibo?
Le ragioni sono molte, come spiegato bene anche da questo video di TikTok. I piatti offerti in scena sono perfettamente commestibili. Ci sono eccezioni, come quelli con valenza puramente estetica, ma generalmente è cibo vero.
Il regista e il segretario di edizione hanno il duplice problema di far sì che sembri veramente un pasto, pur mantenendo la continuità di inquadratura in inquadratura. Il cibo può restare all’aria aperta anche per ore. Per questo spesso in scena si giocherella con le pietanze senza mai nemmeno portarle alla bocca.
Già essere costretti a masticarlo non è propriamente piacevole, figurarsi ingerirlo. Così la scena viene predisposta perché gli attori possano sputare.
Cioè, stai dicendo che allo stop gli attori sputano?
Non sempre. Dipende da cosa stanno mangiando e da quanto tempo stanno girando. In caso di lavorazioni lunghe o di molteplici take è una pratica normale per non ingozzarsi fino a stare male. Anche se si avesse fame, ingozzarsi di patatine o hamburger freddi sarebbe un attentato alla salute.
Il vino al cinema invece è un preparato colorato assolutamente non alcolico. Le tazzine di caffè generalmente sono vuote. Lady Gaga in House of Gucci aveva suscitato delle discussioni nella scena in cui sbatte il cucchiaio contro la tazzina dopo averlo mischiato. Non c’erano alcune tracce di caffè, nessuna goccia saltava in seguito al movimento.
L’estetica è importante. Dove l’impiattamento, la forma e i colori delle pietanze contano particolarmente si consulta un food designer. Questo succede spesso nel caso, ad esempio, nella serie Servant dove il protagonista cuoco passa gran parte del tempo a preparare delizie per gli occhi. Se infatti chi è di fronte alla cinepresa può fingere di gustarsi un buon piatto, per noi spettatori resta solo l’appagamento visivo. L’illusione che quello che viene consumato sia veramente delizioso. E forse è anche così. Sarà però probabilmente vecchio di ore. Quando vedete un piatto fumante che continua ad esserlo di inquadratura in inquadratura è probabilmente frutto di post produzione con l’aggiunta di effetti digitali.
Non si può fare altro che recitare, anche quando si mangia. Esattamente come quando si fuma una sigaretta in scena. Ma quella è un’altra storia.
Un obiettivo è in grado di mettere a fuoco solo a una precisa distanza. Ciononostante, soggetti più vicini o più lontani rispetto a quello messo a fuoco, possono comunque risultare nitidi in una fotografia. Questa zona di nitidezza apparente può essere tanto piccola da non essere quasi percepibile o può aumentare tanto da far vedere i soggetti nitidi fino all’orizzonte. “Zona di nitidezza apparente” è un’ottima definizione per la Profondità di Campo.
Solo la perfetta messa a fuoco a una distanza precisa può generare un’immagine perfettamente nitida costruita da un’insieme di piccoli punti, ma altri oggetti più vicini e più lontani appariranno comunque nitidi, la loro sfocatura è troppo poca per essere percepita dall’occhio umano, e nella visione della foto è proprio la loro apparente nitidezza la cosa che conta.
Se qualcosa appare a fuoco (anche se teoricamente non lo è) vuol dire che è abbastanza nitida per sembrare a fuoco nella tua foto. Nella fotografia di paesaggio, in genere tentiamo di avere tutto nitido, a partire dall’erba vicino al treppiedi fino alle colline più lontane, ma questa deve essere una scelta del fotografo, non è certo una regola ne una legge. Nello sport e nel ritratto, una profondità di campo limitata è spesso apprezzata, poiché lo sfondo e gli oggetti più vicini sfocati, concentrano l’attenzione sul soggetto principale.
SOTTO CONTROLLO La profondità di campo può variare enormemente, ed è condizionata principalmente da tre fattori. Il primo è l’apertura di diaframma, cioè la dimensione del foro creato dal diaframma dell’obiettivo. I diaframmi più aperti danno una minore Profondità di Campo. Ricordati che i valori di diaframma sono il risultato di una frazione e quindi per esempio f/16 indica un diaframma minore (più chiuso) e f/4 uno più maggiore (più aperto). La maggior parte delle D-SLR Nikon hanno una serie di modalità scena: Paesaggio tenderà a impostare diaframmi più chiusi per incrementare la Profondità di Campo, mentre Sport o Ritratto preferiranno aperture maggiori. Per controllare l’apertura del diaframma, utilizza la modalità d’esposizione a Priorità dei diaframmi, imposta la ghiera delle modalità su A e cambia i diaframmi con la ghiera di comando. Sulle fotocamere dotate di due ghiere, usa quella secondaria, posta anteriormente. Mentre cambi l’apertura di diaframma, la fotocamera automaticamente regolerà il tempo in modo da farti ottenere sempre un’esposizione corretta. Modificare l’apertura di diaframma è facile, ma non sempre da i risultati che ci si aspettano. Per fortuna la Profondità di Campo è condizionata anche dalla lunghezza focale. Una maggiore lunghezza focale riduce la Profondità di Campo. Impostare, invece, una focale più grandangolare (come per esempio 18mm) va bene per provare a mantenere tutto nitido. Quindi se vuoi sfocare lo sfondo usa una focale lunga.
Il terzo fattore è la distanza tra la fotocamera e il soggetto su cui si mette a fuoco. Minore è questa distanza, minore è la Profondità di Campo ottenuta. Questo è evidente con soggetti macro in cui la Profondità di Campo sparisce del tutto ed è possibile mettere a fuoco un singolo dettaglio.
Ma la Profondità di Campo, rispetto al punto di messa a fuoco si estende verso infinito, ma anche verso la fotocamera, e mettere a fuoco sul punto più distante della scena può non bastare per ottenere il massimo della Profondità di Campo.
Sfortunatamente, i tre fattori per controllare la profondità di campo non sempre lavorano in armonia. Potresti decidere di montare un obiettivo grandangolare per aumentare la profondità di campo, ma questo farebbe risultare il tuo soggetto più piccolo nell’inquadratura. Allora potresti decidere di avvicinarti molto di più al soggetto per averlo più grande... ma questo ridurrebbe di nuovo la Profondità di Campo!
TRE MODI PER CONDIZIONARE LA PROFONDITÀ DI CAMPO
Come il diaframma, la distanza di messa a fuoco e la lunghezza focale possono cambiare ciò che apparirà nitido
Le zone rosse indicano quanto della scena dovrebbe essere a fuoco per ciascuna delle nove situazioni proposte.
1. | CAMBIARE IL DIAFRAMMA Più aperto è il diaframma che usi minore sarà la profondità di campo che ottieni. E questo non è uno svantaggio, ma una possibilità in più di gestire l’immagine rendendo meno importanti le parti fuori fuoco. |
2. | CAMBIARE LA DISTANZA DI MESSA A FUOCO Più vicino è il soggetto su cui stai mettendo a fuoco, minore sarà la profondità di campo nella foto. |
3. | CAMBIARE LA LUNGHEZZA FOCALE Anche l’impostazione dello zoom o l’obiettivo che stai usando condiziona la profondità di campo. Minore è la lunghezza focale, maggiore è la profondità di campo ottenuta.. |
di https://www.nikonschool.it/ per