♥ dalle Idee alle Sceneggiature
SINOSSI
Lorenzo è oggi: le sbarre di un carcere pieno di silenzi in cui vive un tempo scandito, ma senza significato. Incastrato nei ricordi, nelle cose non dette.
Lorenzo è ieri: la tragedia di una perdita inattesa che sconvolge ogni equilibrio e lo fa letteralmente crollare, abbandonando tutto.
Lorenzo è domani: l'idea di quella telefonata che non riesce a fare, di quel perdono che non riesce a concedersi.
"inCONTROtempo" è una storia di appuntamenti persi, è una somma di "non scelte", è l'amarezza di un lieto fine in cui hai smesso di credere. Ed è lì, che la vita riesce a sorprenderti, di nuovo.
SINOSSI
Vi è mai capitato di fare un sogno talmente intenso da sembrare reale?
È ciò che accade a due ex compagni di liceo: Oscar e Luigi che, dopo molti anni, si ritrovano fianco a fianco tra lavatrici e asciugatrici in una lavanderia h24.
Leggi tutto: NEI TUOI PANNI sinossi di Bruno Ugioli e Damiano Monaco
Sinossi:
Barcellona, 1975. La cantautrice Joan Isaac compone una canzone che parla di una donna scomparsa perché aveva perso il suo amante quando aveva 20 anni.
Leggi tutto: ‘Margalida’ sinossi del cortometraggio di Constanca Amengual e Francesca Mas
Sinossi:
Ci immergiamo nella memoria di una donna che rievoca la storia di una ragazzina di nome Bea. Bea è una ragazza che si sente persa e senza scopo al mondo e cerca di intorpidire i suoi sentimenti andando alle feste.
Sinossi:
Fosforito è uno dei più grandi idoli nella storia dell'arte del Flamenco. Nel 2005 gli è stata assegnata la 5° Chiave d'Oro del Canto Flamenco per aver nobilitato e universalizzato il flamenco e per l'importanza dei suoi contributi creativi nel rivitalizzare stili in disuso.
Leggi tutto: Fosforito, una historia de flamenco - documentario di Alejandro Fernández
A CÉU ABERTO (In the Open Sky/A Cielo Aperto) è un omaggio a tutti i cinema distrettuali europei, ormai chiusi, che hanno animato la vita comunitaria, svolgendo un ruolo importante nella diffusione del cinema.
Leggi tutto: A CÉU ABERTO (A Cielo Aperto) di ANA MONÇÃO e ANA GONÇALVES - la sinossi
Sinossi
Uno strano essere atterra per caso sulla Terra e sopravvive occupando il corpo di un uomo. Una volta mimetizzato nella società terrestre, individua un vortice piramidale magnetico all'ultimo piano di un grattacielo per tornare sul suo pianeta.
Leggi tutto: Alcanzar el Vórtice, cortometraggio di Pedro Poveda - sinossi
SOGGETTO “DIVA”
Quando l’attrice Eva Santi scompare dalle scene a ridosso di uno spettacolo una grande attenzione mediatica da parte di giornali e TV accresce l’interesse del pubblico. Quando il suo compagno Renato è invitato a parlarne nel talk show della domenica pomeriggio, incalzato dalle domande della conduttrice è palese il suo imbarazzo nel dover dare una spiegazione plausibile su questa vicenda: “è stressata” queste sono le parole di giustificazione alla scomparsa di Eva, ma la realtà è ben diversa. Il destino della donna è nelle mani del subdolo avvocato Baldassoni e di suo fratello, contadino dalla testa calda. Ancora non è chiaro come questi destini si incrocino ma presto la verità verrà svelata.
Sinossi: Un filo d'olio inesauribile trasporta con sé storia, musica e passione del Molise e della sua millenaria tradizione olivicola, tutelata e promossa con impegno dall'Associazione Nazionale "Città dell'Olio". Questa, nata a Larino nel 1994, conta oggi più di 350 città associate in tutta Italia e un costante impegno nazionale e internazionale sempre crescente. L'associazione festeggia i suoi vent'anni attraverso il racconto di Pasquale Di Lena, suo fondatore, che ci accompagna nel viaggio in musica di un filo d'olio, alla scoperta di una tradizione antica, mutata ma non interrotta, legata all'ulivo e all'olio. Prelibato alimento del corpo e dello spirito, l'olio è protagonista di un territorio vigoroso ma altrettanto fragile che, bisognoso di tutela, si fa più consapevole custode e promotore delle proprie ricchezze.
Si narra la vicenda di Charles Foster Kane, magnate dell'editoria. Il film inizia con un flash-back. Kane è morto, si cerca di interpretare la sua incredibile personalità, le sue speranze e le sue azioni. L'uomo è morto pronunciando la parola "Rosebud". Un giornalista si assume l'incarico di venire a capo del mistero andando a parlare con le persone che furono più vicine al magnate. Comincia dal suo più grande amico, Leland (Cotten), che sostenne Kane fin dall'inizio, quando il grand'uomo sembrava animato da irresistibile spinta di onestà e fu da questi licenziato quando non si schierò dalla sua parte in una vicenda di scarsa importanza. Appare un assistente di Kane, che conosce alcuni fatti, appare la seconda moglie, una cantante con le virgolette, come venne definita per il suo poco talento. Kane tentò anche la via politica, ma venne fermato con un ricatto. Conobbe tutti i grandi uomini del suo tempo. Raccolse in un incredibile castello milioni di cimeli e di cianfrusaglie. Ed ecco la soluzione del mistero: "Rosebud" era il nome della piccola slitta con cui Charles giocava da bambino. Come a dire che a fronte di una vita così articolata, importante, decisiva per molti, rimane un pezzo di legno che brucia in una caldaia.
Titolo santificato dal cinema. Da molti ritenuto degno leader di una classifica ideale di film. Fu girato nella seconda parte del 1940 quando Welles aveva appena venticinque anni. Welles fece un film allarmante, incredibilmente pensato, nei contenuti e nella tecnica. Era il trionfo del cinema per il cinema, dove niente è reale e naturale, dove le luci arrivano da fonti impossibili (celebre la sequenza delle ballerine alla festa, che vengono illuminate dal pavimento). Il regista usò obiettivi particolari per dare significati espressivi a seconda di ciò che voleva comunicare: il soffitto a opprimere appena sopra la testa, il grandangolo che isola, piccolissimo, il soggetto. I giochi di ombre che indicano precarietà e una fine che non sarà certamente lieta.
Welles, che aveva già stupito gli americani coi suoi geniali interventi radiofonici (famoso quello dell'invasione della terra da parte dei marziani, tanto realistico da sconvolgere il paese), li stupì con un film che rappresentava l'esatto opposto del sogno americano raccontando la vicenda di un eroe che finisce male. Welles si ispirò alla vera storia dell'editore William Hearst e introdusse per primo nel cinema la pratica, seppur popolare, freudiana, alla quale avrebbe presto attinto un grande maestro come Hitchcock. Il film esce dal quadro del suo tempo, rimane un manifesto ancora valido. (da mymovies.it)
TRAMA

- Supereroi
- Halle Berry
- Benjamin Bratt
- Sharon Stone
- Lambert Wilson
- Frances Conroy
- Alex Borstein
- Michael Massee
- Byron Mann
- John Brancato
- Michael Ferris
- John Rogers
- Thierry Arbogast
- Sylvie Landra
- Bill Brzeski
- Angus Strathie
- Klaus Badelt
- William Orbit
- Graeme Revell
di Pitof per www.spietati.it
Hulk direbbe così (che spacca!), ma come potrebbe essere la logline di un suo film? Uno scienziato viene colpito dai raggi Gamma che gli conferiscono la capacità di trasformarsi in una creatura dagli incredibili poteri. Altri vorranno il suo stesso dono. Serve altro? Forse è meglio fare un passo indietro e spiegare prima di tutto cos’è una logline.
"La prima regola per uno scrittore è scrivere in modo semplice. Riterrei di aver fallito, se i miei lettori fossero costretti a leggere due volte la stessa cosa per capirla". Ken Follett senza segreti. Ovvero, i suoi romanzi raccontati ai lettori. Meglio, le tecniche utilizzate per costruire intricate trame sempre ricche di suspense svelate direttamente dall'autore. Un vero e proprio corso di "creative writing", alla fine. Interamente online e offerto sulle pagine ufficiali del celeberrimo scrittore.
Leggi tutto: Scrivere. In generale. Ken Follett e il suo Decalogo
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SLEEPING DOGS (Inglese | Azione/Avventura, Thriller) L'ex detective della omicidi Roy Freeman (Russell Crowe) non riesce a ricordare. Dopo essersi sottoposto a un trattamento all'avanguardia per l'Alzheimer, gli viene chiesto di riesaminare un brutale caso di omicidio del suo passato. Un detenuto nel braccio della morte che Roy aveva arrestato dieci anni prima...
AMUSIK (Italiano | Drammatico, Romantico) In un mondo saturo di musica, una ragazza nasce senza i mezzi per ascoltarla. La sua malattia si chiama Amusia: esiste ma nessuno lo sa; la tortura ma nessuno ci crede. Un'infanzia solitaria, trascorsa a difendersi dall'accusa...
ASCENSION (Inglese | Orrore) 8 studenti sono bloccati nel loro dormitorio universitario a seguito di una pandemia globale. Nonostante abbiano accesso alla rete nuova e migliorata della scuola, si trovano nell'impossibilità di connettersi al mondo esterno. Proprio quando pensavano di essere al sicuro,...
COLORADO CHRISTMAS (Inglese | Commedia, Drammatico, Romantico) Melody Miller, madre single in difficoltà, ha lasciato il lavoro dei suoi sogni come insegnante di musica per lavorare nell'assistenza sanitaria domiciliare per provvedere alla sua giovane figlia. Quando uno dei suoi clienti si ammala, la sua famiglia si precipita a casa e, con sorpresa di Melody, il suo...
DOUBLE BLIND (Inglese | Giallo) Sette sconosciuti si iscrivono a un test farmacologico apparentemente di routine presso una struttura farmaceutica, ma presto scoprono un effetto collaterale inaspettato: non riescono ad addormentarsi. Preoccupata per la sicurezza dei suoi pazienti, la dottoressa supervisore...
I DON'T WANT TO BE DUST (Spagnolo | Commedia nera, dramma) Bego, una casalinga in crisi di mezza età, vive annoiata e ha paura di essere irrilevante. Suo marito trascorre il suo tempo in riunioni di lavoro sospette e suo figlio, un regista, è sulla trentina perso nei suoi sogni di grandezza. Tuttavia, ha...
YOU & ME & ME (Tailandese | Drammatico, Famiglia, Romantico) Una nostalgica storia di formazione di sorelle gemelle identiche che condividono ogni aspetto della loro vita l'una con l'altra, finché un giorno un ragazzo entra nelle loro vite e mette alla prova il loro forte legame.
BIOSPHERE (Inglese | Commedia, Fantascienza) In un futuro non troppo lontano, gli ultimi due uomini sulla terra devono adattarsi ed evolversi per salvare l'umanità.
TELL THAT TO THE WINTER SEA (Inglese | Drammatico, Romantico) Celebrando il suo imminente matrimonio, Jo invita la sua amica d'infanzia, Scarlett, a fare un viaggio tra ragazze in una tenuta di campagna. Ma nonostante l'allontanamento da adulti, i sentimenti irrisolti permangono ancora tra di loro mentre il resto del gruppo si gode...
da The Film Catalogue
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Shotgun Wedding (English | Action/Adventure, Comedy, Romance) Darcy (Jennifer Lopez) e Tom (Josh Duhamel) riuniscono le loro famiglie per il loro matrimonio, ma quando l'intera festa viene presa in ostaggio...
About My Father (English | Comedy) Una commedia esilarante incentrata su Sebastian (Maniscalco) che viene incoraggiato dalla sua fidanzata (Bibb) a portare il padre immigrato e parrucchiere, Salvo (De Niro), a un weekend di ritrovo con la sua famiglia super ricca ed estremamente eccentrica. .
Copenhagen Does Not Exist (Danish | Psycho-Drama) Una giovane donna è scomparsa senza lasciare traccia. Tre mesi dopo il suo ragazzo accetta un accordo insolito: essere rinchiuso in un appartamento e interrogato dal padre della donna. Diventa presto ovvio che anche molto prima della sua scomparsa...
Feed (Swedish | Horror) Basato sulla storia vera della prima donna svedese ad essere uccisa per stregoneria, un orribile omicidio si trasforma rapidamente in un mito di fantasmi online e diventa una popolare attrazione turistica. Gli influencer provano presto a cavalcare l'onda del "turismo fantasma" per ma...
The Great Silence (Danish | Drama) Alma, 29 anni, vive una vita tranquilla in un convento cattolico contemporaneo e si sta preparando a prendere i voti perpetui come suora quando suo fratello Erik arriva inaspettatamente dopo molti anni di distanza. Erik, un alcolizzato in via di guarigione, vuole la sua parte di..
One Four Three (English | Drama, Romance, Thriller) Una donna inizia una relazione lesbica, lasciando il fidanzato e la famiglia devastati. Ma un violento attacco di un aggressore sconosciuto la trova ricoverata in ospedale con amnesia. Non avendo nulla da perdere, inizia il pericoloso compito di scoprire chi è...
The Quiet Migration (Danish | Drama) Carl, 19 anni, vive una vita tranquilla nella campagna danese con i suoi genitori adottivi, che si aspettano che un giorno rilevi la fattoria di famiglia, continuando le loro tradizioni. Ma Carl inizia a sentire l'attrazione di due mondi: "casa" più la sua casa natale...
Second Act (Denmark) La vita di Eva non è eccezionale. Suo marito l'ha lasciata per il vicino, suo figlio non vuole più che si prenda cura di lui e lei sta per andare in pensione. Ma una telefonata cambia tutto.
Se pensiamo alle storie e ai personaggi che amiamo nella letteratura e nel cinema, notiamo che probabilmente hanno in comune un arco narrativo avvincente. L’arco narrativo del personaggio è semplicemente il riassunto essenziale del viaggio mentale e fisico che un personaggio compie nel corso di una storia. Imparare a costruire un arco narrativo forte può aiutare uno scrittore a trasformare un buon personaggio in un grande personaggio, e a migliorare notevolmente gli esiti della storia.
Che cos’è l’arco narrativo del personaggio?
Come detto, si tratta del percorso che il nostro personaggio fa nel corso di tutta la vicenda. L’arco narrativo di un personaggio comporta molte avversità e sfide, nonché alcune modifiche del suo carattere, che alla fine portano alla soluzione del conflitto. Gli archi progrediscono insieme alla tradizionale struttura della storia in tre atti. La maggior parte degli archi di trasformazione dei protagonisti inizia con un’incidente scatenante, che chiarisce la posta in gioco e il conflitto centrale del personaggio. Il modo in cui l’arco procede dipende dal tipo di storia che si sta raccontando, e da come funziona il personaggio.
Ci sono 4 tipi di archi narrativi del personaggio, e tanti archi di personaggi archetipici che si possono trovare in letteratura e nei film.
La maggior parte degli archi narrativi propri di un personaggio prevedono il cambiamento. Negli archi di cambiamento, osserviamo un personaggio cambiare nel corso di una storia in una direzione positiva o negativa. Gli archi piatti sono una modalità meno praticata: il personaggio rimane statico per tutta la storia. Di seguito sono riportate le descrizioni di alcuni tipi diversi di archi di personaggi e alcuni esempi di archi di personaggi corrispondenti.
Arco di trasformazione: un arco di trasformazione del personaggio è un arco narrativo in cui il protagonista passa dall’essere una persona normale all’inizio della storia, all’essere un eroe alla fine della stessa. Questo tipo di arco del personaggio è associato a storie epiche, e alla struttura della storia del viaggio dell’eroe archetipico. Esempio: all’inizio della serie di Harry Potter, Harry è un ragazzino orfano che vive con uno zio e uno zia crudeli, che lo trattano come un servitore. Alla fine della storia abbiamo visto Harry evocare la sua forza interiore, e diventare il salvatore del mondo magico.
Arco di cambiamento positivo: un arco di cambiamento positivo è simile a un arco di trasformazione ma di solito non è così pronunciato e si basa su una trasformazione soprattutto psicologica. Un arco narrativo positivo richiede che un personaggio sperimenti un cambiamento positivo nel corso della storia. I personaggi partono da caratteristiche negative e sviluppano una visione del mondo positiva entro la fine della vicenda raccontata. Esempio: in A Christmas Carol, Ebenezer Scrooge inizia essendo un vecchio e ricco avaro consumato dall’avidità. Nel corso della storia, cambierà punto di vista sulla vita e diventerà una persona caritatevole.
Arco di cambiamento negativo: come suggerisce il nome, un arco di cambiamento negativo coinvolge un personaggio che inizia come buono, e diventa cattivo nel corso dei fatti. Esempio: all’inizio de Il Padrino, Michael Corleone è un veterano dell’esercito perfettamente pulito, che gode di una buona reputazione nonostante provenga da una famiglia criminale organizzata di New York. Il percorso di Michael ha seguito un arco negativo e si ritrova a capo di una famiglia criminale, consumato dal bisogno sanguinario di mantenere potere e controllo. Allo stesso modo, in Breaking Bad, Walter White inizia come un insegnante di chimica della scuola pubblica che sta lottando per provvedere alla sua famiglia. Alla fine della serie, Walter ha tradito la sua morale ed è diventato un boss della droga, a spese della sua felicità e del benessere della famiglia.
Arco piatto o statico: un arco narrativo piatto è una forma molto meno comune, e si trova principalmente nelle storie d’azione e nei thriller. Esempio: Indiana Jones rimane un avventuriero emotivamente stoico e altamente capace indipendentemente dal pericolo in cui si trova. Una tendenza della sceneggiatura all’azione e all’avventura compensa questa staticità; il personaggio non cambia ma viene costantemente tenuto sotto pressione dagli eventi, come avviene anche agli eroi dei fumetti.
L’arco di trasformazione è il percorso che porta un personaggio a cambiare nel corso di una vicenda, affrontando nuove sfide, adattandosi agli eventi e infine vincendo. Un percorso vittorioso grazie all’acquisizione di una visione diversa dei fatti rispetto a quella, fallimentare, che aveva all’inizio della storia.
Il testo di riferimento da studiare per capire bene l’arco di trasformazione, a meno che non ti bastino le mie spiegazioni sintetiche, è L’Arco di Trasformazione del Personaggio di Dara Marks, pubblicato in Italia da Dino Audino Editore.
Io consiglio sempre di non accontentarsi delle mie spiegazioni e di leggerlo, di andare all’origine dei concetti che spiego, perché è ricco di esempi e ragionamenti. Non sono sempre d’accordo con quello che dice e nella mia analisi del film Arma Letale (presente online, come già indicato nell’introduzione) ho sottolineato la mia diversa interpretazione di alcuni dettagli tecnici rispetto a quella della Marks, ma è una grande lettura.
Lo stesso discorso vale per tutti i testi che troverai consigliati in fondo a questo manuale. Comprali, studiali e leggili. Nel mio Corso Avanzato troverai il “di più”: le connessioni ulteriori tra la teoria presente nei diversi saggi, le sintesi ragionate dei concetti e le mie aggiunte originali di teoria.
L’arco di trasformazione è il modello narrativo più diffuso, elegante e naturale, facile da seguire per il pubblico, ed è letteralmente il modo con cui l’umanità si è tramandata tramite le storie il concetto di “sopravvivenza del più adatto”, ben prima che questo concetto venisse descritto esplicitamente da Herbert Spencer nel 1864.
Abbiamo già visto le basi di una buona storia nei precedenti capitoli dedicati a che cosa sia una storia, all’importanza del difetto fatale di un personaggio, e al ruolo del conflitto e di come mai debba essere sempre maggiore, causando sofferenze a mano a mano peggiori al protagonista.
Immagine tratta dal saggio “L’Arco di Trasformazione del Personaggio” di Dara Marks, Dino Audino Editore. Leggetelo!
L’immagine dell’arco di trasformazione richiama un monte su cui il personaggio deve salire, con fatica, col fiatone, i muscoli in fiamme e maledicendo ogni passo, e arrivato in cima alla scalata può tirare il fiato e capire che aveva benissimo le forze per farcela: doveva solo impegnarsi e trovare dentro di sé la volontà di trionfare. Ora sa di che pasta è fatto per davvero!
Adesso lo aspetta la discesa dal monte, con la consapevolezza di aver avuto già la forza per salire, di essere quindi migliore di quanto pensasse di essere prima della scalata: la discesa è faticosa, ma grazie alla nuova fiducia che il personaggio ha in sé stesso ora si sente in grado di farcela, anche se il percorso è perfino più difficile di prima… e la sfida arriverà al suo apice, al massimo del pericolo, col terzo atto.
Dara Marks è l’esperta di analisi delle storie che ha reso ancora più famoso il modello dell’arco del personaggio, grazie all’opera L’Arco di Trasformazione del Personaggio, ma non ha inventato lei il modello.
Questo modo di strutturare le storie affonda le sue radici nei tradizionali tre atti del modello aristotelico, come lo fanno pure gli insegnamenti di Lajos Egri, di Syd Field, di Robert McKee e di altri ancora, tanto che modello “aristotelico”, “classico” o “restaurativo” sono tutti sinonimi dell’arco di trasformazione e si possono usare benissimo come nomi per indicare il modello spiegato dalla Marks.
Un modello efficiente e naturale che ritroviamo nelle migliori opere di Shakespeare. Il modo con cui gli uomini per millenni si sono raccontati storie, come mostrato da Joseph Campbell col monomito descritto nel capitolo precedente.
La Marks ha saputo spiegare questo modello in un modo chiaro ed elegante, e di conseguenza più comprensibile e facile da applicare rispetto ad altri autori famosi. Per questo, dovendo consigliare un singolo libro con cui partire, consiglio sempre il suo perché fornisce già tutti gli strumenti nel dettaglio per realizzare molti tipi di storie… e lo si può usare per scrivere anche tutta la vita, se non si vuole andare oltre con la teoria.
A cosa serve avere un modello ben spiegato se questo è un tipo di storia che viene naturale realizzare agli umani, in diversi millenni e continenti? Semplice: per prima cosa a evitare gli errori, perché per quanto “naturale” è un modello che viene assorbito per apprendimento, non è che ci siano dei manuali di sceneggiatura dentro al DNA.
Studiare invece che andare alla cieca permette risultati molto migliori. In più è comodo per fornire una guida che favorisca la creatività insegnandoci come indirizzarla in modo utile: la creatività ben stimolata lavora meglio di quella lasciata a sé stessa.
Disporre di un procedimento per ragionare sulla propria storia permette di trasformare le semplici intuizioni in qualcosa di più preciso, più coerente, senza uscire di strada mischiando cose che non c’entrano.
Per esempio applicando il procedimento con precisione è possibile ottenere quell’eleganza e coerenza di contenuti che ha emozionato il pubblico ne L’Attimo Fuggente ed evitare quell’incoerenza che ha portato a molte discussioni nel comunque bello (ma poteva essere spettacolare) Million Dollar Baby o nella piacevole, ma dal finale molto debole, commedia romantica All’Inseguimento della Pietra Verde.
Dall’interno all’esterno
Come abbiamo visto in precedenza, una storia nella sua essenza si basa su una crisi che sconvolge la normalità, porta a lottare per ottenere qualcosa (e per non perdere qualcos’altro) e obbliga a cambiare per adattarsi ai nuovi eventi e per sconfiggere le opposizioni che impediscono la vittoria.
Recuperando il mio esempio del ristoratore:
- [Normalità] Il protagonista ha un lavoro d’ufficio in cui viene poco valorizzato.
- [Crisi] Viene licenziato e deve reinventarsi sul mercato del lavoro, facendo qualcos’altro.
- [Desiderio] Vuole realizzare il sogno di aprire una pizzeria.
- [Opposizione] [Conflitto] Parte del vicinato non acconsente che il locale ottenga una licenza per vendere alcolici, per cui la pizzeria non potrà sopravvivere.
- [Cambiamento] Forse trova la fiducia in sé stesso e nelle proprie idee originali che gli mancava, e arriva a sviluppare un’idea geniale per non avere problemi per l’assenza di alcol: un ristorante-pizzeria vegetariano con annessa sede di un’associazione culturale salutista e accordi di promozione reciproca con un centro benessere.
Questa storia, come avevamo visto in precedenza, si basa sul difetto del personaggio: il personaggio non ha fiducia in sé stesso e nelle proprie idee originali, per questo cerca sempre la soluzione più ovvia e banale, quella seguita da tutti. Magari lo fa perché ha visto troppi colleghi nella sua agenzia pubblicitaria finire male per aver rischiato con qualcosa di innovativo, e la paura di perdere il lavoro lo ha portato a non “voler vedere” invece i tanti colleghi che con le idee nuove hanno avuto successo e lo hanno superato nella carriera.
Terrorizzato dal correre rischi per paura di venire licenziato, è diventato una pedina sacrificabile e ha perso il posto. Il suo sistema di sopravvivenza ha smesso di funzionare, ha smesso di proteggerlo dal licenziamento.
Ricorda il discorso che avevamo fatto su come non ci sia nulla che abbia in sé valore se non per il modo in cui viene interiorizzato. La vicenda del personaggio ha valore per l’effetto che ha su di lui, e la storia nasce come conflitto alimentato dall’imperfezione del personaggio, muovendosi così dall’interno del personaggio per divenire azioni all’esterno.
Mettiamo in scena il suo problema mostrando come il suo difetto influisce sulla sua vita e sulle persone che gli sono vicine. Un difetto è tale perché porta ad azioni sbagliate.
Nel modello classico esistono due tipi di storie:
- quelle in cui l’eroe attraverso un percorso di cambiamento riesce a divenire più adatto alla vittoria e trionfa, divenendo un esempio per noi;
- e quelle in cui l’eroe fallisce il proprio percorso di cambiamento, viene sconfitto e diviene un ammonimento per il pubblico.
Entrambi i tipi di storie hanno un contenuto che risuona con noi perché ci insegnano qualcosa sulla vita come “sopravvivenza del più adatto”, qualcosa che l’umanità ha dovuto imparare con molto dolore nel corso di centinaia di migliaia di anni.
E che, volendo o meno, viviamo tutti nelle nostre vite: forse non tutti quelli che decidono di cambiare la propria posizione e saltare via dalla rotaia quando il treno arriva a folle velocità sopravvivranno, ma di sicuro gran parte di quelli che prenderanno la locomotiva in fronte a 100 km/h, pur di non cambiare, finiranno molto male.
Il secondo tipo di storia, le tragedie che ci ammoniscono sui pericoli dell’evitare il cambiamento o sul cambiare nel modo sbagliato, hanno prodotto alcune delle più belle storie di sempre. Pensate a Macbeth e a Quei Bravi Ragazzi. Sulle tragedie, in particolare quelle moderne, tornerò nel secondo modulo del Corso Avanzato.
Tre conflitti, una Storia sola
Un metodo molto semplice per garantire che il proprio personaggio principale suoni tridimensionale è che sia sviluppato secondo tre dimensioni conflittuali, ovvero strettamente legate alla storia e che vediamo in azione.
- Conflitto esterno: la storia vera e propria;
- Conflitto interno: la sua lotta interiore per cambiare;
- Conflitto di relazione: come il suo problema influisce sugli altri e questo gli impedisce di trionfare nella storia.
Se una persona ha un difetto, questo difetto è definito dal suo causare un problema: se essere “egoisti” permette di vincere in un mondo di stronzi approfittatori, non è un difetto. Nessuna caratteristica è in sé un difetto sempre e comunque, dipende dalla storia, dal contesto in cui il personaggio opera.
Quindi se un personaggio ha una dimensione interna non più in equilibrio, un conflitto interno, questo è tale proprio perché nel mondo esterno impedisce di conseguire i risultati desiderati. Ma ci importerebbe davvero di una persona il cui difetto è chiuso dentro una campana di vetro e colpisce solo lui?
Il difetto del personaggio è interessante perché ha un effetto sugli altri, come ogni altra caratteristica degna di nota del personaggio… ed essendo il difetto un problema, ha un effetto problematico sugli altri.
Così come il difetto impedisce al protagonista di vincere sull’antagonista nel rapportarsi con lui (conflitto esterno), così impedisce anche di ottenere aiuto o comunque di sapersi relazionare correttamente con quelli che non sono nemici: amici, parenti, colleghi, potenziali alleati… chiunque possa essere utile poi per trionfare sul nemico.
Non necessariamente in modo “diretto”: anche capire che bisogna fare da soli, senza dare retta a persone che ci sottovalutano o ci fanno del male nel tentativo di proteggerci, e isolarsi dagli altri per proseguire in solitaria, è una possibile soluzione del conflitto di relazione.
Dipende dalla storia: nel romanzo Caligo Barbara Ann deve imparare a fare da sola, smettendola di fidarsi delle persone sbagliate. Talvolta serve l’aiuto altrui, altre volte serve che gli altri smettano di mettere i bastoni tra le ruote.
Se un tizio è avaro, al fine di una storia ci interessa la sua avarizia perché lo mette nei guai: ma se è avaro, ti pare possibile che questo non avrà alcun effetto nelle sue relazioni? Se compra al suo nipotino per il compleanno una confezione di matite invece di un videogioco appena uscito, il nipotino sarà felice? Probabilmente no.
Se per l’anniversario ha illuso la fidanzata che finalmente la porterà in un bel ristorante e che lì le chiederà di sposarlo, non pensate che la loro relazione avrà un problema quando la porterà in un McDonald e lì le dirà che non crede nel matrimonio perché sono tutte spese inutili e che si sta così bene continuando a vivere come adesso, ché tanto è l’amore che conta davvero, e non l’anello con la cerimonia? Sembra la formula del disastro con la sua (presto ex) compagna.
In certe storie il conflitto di relazione è interamente contenuto nel rapporto tra due soli personaggi: in Arma Letale i due poliziotti devono imparare a comprendersi a vicenda, in modo da trovare nell’esempio reciproco quel che manca nelle proprie vite (sono complementari), e grazie a questo equilibrio ritrovato ognuno dei due può dare il meglio di sé nel lavorare con l’altro e così sconfiggere i narcotrafficanti.
L’azione esterna è mossa dall’interno del personaggio: dal difetto, dalla caratteristica che non funziona più nella vita del personaggio e che bisognerà cambiare. Dall’interno all’esterno, la regola chiave di una buona storia tridimensionale.
Il conflitto interno e il conflitto esterno sono le due “sottotrame” della storia principale (subplot, usando i termini originali): ma non sono “sottotrame” nel senso di trame secondarie, trame aggiuntive, ma nel senso di fondamenta, di ciò che si trova sotto la storia esterna e ne regge lo svolgimento dando solidità e tridimensionalità a una storia altrimenti piatta, poco coinvolgente umanamente e priva di reale profondità. Tre conflitti, una sola storia: l’eleganza unita allo sviluppo tridimensionale.
Ricorda ciò che Aristotele diceva dell’unità della storia: se una sottotrama non fa parte del tutto, perché non riguarda ciò di cui la storia parla né a livello interiore, né esterno, né di relazione, come può essere “parte” della storia?
Possono essere scene interessanti o carine, ma se non fanno parte della storia vanno tolte dalla storia. I buoni film e i romanzi davvero ben fatti sono pieni di scene ottime per “altre storie”, e non per loro, che sono state tagliate e che magari sono finite, dopo un rimaneggiamento, in un’opera successiva dello stesso autore.
Breve riassunto del concetto chiave visto nelle pagine precedenti, prima di proseguire. La tridimensionalità del protagonista non nasce dall’ammassare dettagli a caso o dal farlo comportare secondo manierismi, come capita spesso ai personaggi degli anime/manga (talvolta fino a ridurli a vuote maschere), che nulla hanno a che fare con il suo difetto fatale o con il tema della storia.
Il nostro personaggio non diventa tridimensionale perché facciamo sapere al lettore qual è il suo sport preferito, o cosa mangia a colazione o che musica ascoltava da ragazzo… va bene avere dettagli, ma la quantità non fa la qualità. Anzi, tanti direbbero che “di meno è di più”!
Ciò che è importante davvero è ciò che genera conflitto, quindi i dettagli utili sono quelli che aiutano a generare un conflitto coerente in tutti gli aspetti della vita: esteriore, interiore e di relazione. Il personaggio diventa tridimensionale perché il suo difetto si esprime in tre dimensioni conflittuali legate alla sua personalità.
Tutto chiaro fino a qui?
di Marco Carrara per agenziaduca.it
Questi nuovi film (i titoli sono i titoli originali) ti possono suggerire alcune idee? non bisogna copiare ma solo prendere spunti per creare una nuova storia...
THE SOUND OF VIOLET (Inglese | Commedia romantica) Alla disperata ricerca di una moglie, Shawn incontra Violet e pensa che sia la sua anima gemella perfetta, ma il suo autismo gli impedisce di rendersi conto che lei è in realtà una prostituta. Basato sul romanzo pluripremiato.
GOOD FOR NOTHING BLUES (Inglese | Commedia) è la storia di Calvin, un malfattore, perso nella vita e in cerca di uno scopo, e del suo gruppo di amici malviventi che improvvisamente guadagnano dei soldi quando vincono alla lotteria.
JOINT CUSTODY (Inglese | Commedia) Jobe va avanti con la sua vita dopo il divorzio dalla sua ex moglie, a causa del divorzio ora hanno l'affidamento congiunto dei loro due figli. Che problemi deve affrontare?
LAST CHANCE (Inglese | Dramma) racconta la storia di un giornalista idealista, che combatte contro la crescente prevalenza della disinformazione nei media mainstream e quando cerca una storia di criminalità e corruzione, scopre che forse questa volta ha scavato...
BUTTERFLY (Inglese | Dramma) Una giovane donna supera la povertà, il crimine e i senzatetto per trovare uno scopo nella sua vita e riconquistare la custodia di suo figlio.
WHAT ABOUT SAL? (Inglese | Dramma) Sal ha circa 30 anni ed è affetto dalla sindrome di Down. Vive con sua madre che ha una forma aggressiva di cancro ai polmoni. Ha solo poche settimane di vita e senza altri membri della famiglia in vita, Sal potrebbe diventare un protetto dello stato o un senzatetto.
ALCHEMY OF THE SPIRIT (Inglese | Drammatico, Fantascienza) L'artista Oliver Black si sveglia e scopre che sua moglie Evelyn è morta nel loro letto durante la notte...
ALL THE DRAGONS (Inglese | Drammatico, Famiglia) Non è mai troppo tardi per vivere i tuoi sogni. Quando suo figlio è vittima di bullismo a scuola e la carriera del marito va in stallo, May si ritira nella casa della sua infanzia per affrontare il suo passato traumatico e trovare la libertà di vivere i suoi sogni.
ANOTHER LIFE (Inglese | Drammatico, Fede) Gli alti e bassi nella vita di un impresario di pompe funebri di nome Danny Jefferson, un uomo con problemi di udito che trova conforto, conforto e comicità nel retro di una sala di imbalsamazione.
CANDELA (Spagnolo | Drammatico, Fantascienza) Bea è un'adolescente immatura che vive con sua madre. Un giorno apparirà nella sua vita una ragazza di nome Candela. Da allora in poi la vita di Bea cambierà per sempre.
CO-HUSBANDS (Spagnolo | Commedia) Toni ed Emilio ricevono entrambi la stessa tragica telefonata: le loro mogli sono in accoma dopo una valanga in una stazione sciistica. Quando raggiungono il banco di accettazione dell'ospedale, fanno una scoperta sorprendente: le loro mogli sono, infatti, la stessa...
FORECLOSURE (Inglese | Orrore, Thriller) Una giovane coppia acquista una casa nella speranza che sia infestata da un fantasma.
GOST PROJECT (Inglese | Fantascienza, thriller soprannaturale) Quando tre giovani programmatori si imbattono in una tecnologia abbandonata, oltrepassano i confini etici e decodificano la tecnologia che sblocca un orrore imprevisto. Attraverso il loro lavoro segreto aprono una dimensione nel mondo degli spiriti.
PEACE IN PAIN (Inglese, Farsi | Dramma) Dopo che Reza diventa disabile a seguito di un incidente, cerca di iniziare una nuova vita. Incapace di mantenersi, fa affidamento su sua moglie e sua sorella per tirare avanti e deve assistere agli abusi che ricevono dagli altri uomini nella loro vita.
WHAT REMAINS (Inglese | Mistero, Suspense, Thriller) Un detenuto rilasciato sulla parola torna nella piccola città dove ha commesso un omicidio mentre lo sceriffo della città indaga su un altro omicidio che potrebbe essere correlato.
WHO NEEDS IT? (Inglese | Urbano) Un terapista tenta di aiutare tre gruppi di coppie che hanno tutti a che fare con problemi di relazione. Sebbene ogni coppia abbia problemi diversi, sa che c'è una cosa di cui tutti hanno bisogno. La necessità di comunicare e di essere ascoltati.
WITCH OF THE WOODS (Inglese | Orrore, Thriller) Broker assicurativo di tutti i giorni, affronta la perdita del lavoro e decide di seguire la sua passione di diventare un fotografo paesaggista della natura.
IN THE COMPANY OF WOMEN (Spagnolo | Dramma) Bea ha 16 anni e si lascia ispirare dai venti di cambiamento che stanno spazzando il paese. Si unisce a un gruppo di donne il cui scopo è dare visibilità alla causa femminista e garantire il diritto delle donne all'aborto legale.
SPACE PUPS (Inglese | Bambini, Famiglia, Fantascienza) Tre alieni, trasformati in adorabili cani, sono bloccati sulla terra e devono riparare la loro astronave con l'aiuto di due bambini per tornare a casa.
da The Film Catalogue
SINOSSI
È un cortometraggio che parla delle sette arti e di quanto queste non vegano mai prese in considerazione dalla gente. Tranne quelle poche volte in qui sia critici che pubblico riescono a comprenderne la profondità e quindi viene apprezzata e applaudita. La settima arte, quella del cinema, si sottrae non identificandosi in nessuna persona per dar spazio alle altre. Il Cinema, l’ultima arte che unisce tutte le altre.
SCENEGGIATURA
SCENA 1 – EST. NOT. PIAZZA BRACCI
In Piazza Bracci, completamente deserta, una persona con una polaroid al collo, sta cercando un’inquadratura e la luce giusta: scatta una foto, attende che esca dalla macchina fotografica e la guarda soddisfatto.
Si rimette in cammino.
SCENA 2 – EST. NOT. PORTICO DEL COMUNE
Il fotografo vede un pittore dall’aria triste.
Il pittore è seduto su un gradino e sta dipingendo con estrema attenzione ai particolari, davanti a lui il cavalletto e i colori, per terra sono visibili alcuni suoi dipinti, non passa nessuno, il portico è deserto.
Il fotografo prende la sua polaroid e fotografa il pittore e il quadro che lui sta dipingendo.
il quadro, in divenire, rappresenta uno scultore che, assorto nei suoi pensieri, sta lavorando della creta.
SCENA 3 – EST. NOT. LABORATORIO DELLO SCULTORE
La scena si sposta sul dipinto e viene inquadrato lo scultore che sta lavorando della creta nel suo laboratorio.
Anch’egli è solo e silenzioso, concentrato sul suo lavoro.
Dalla creta prende forma una giovane ballerina.
SCENA 4 – INT. NOT. PALCOSCENICO ITC
Terminata l’opera dello scultore, la ballerina si anima e danza malinconicamente sul palcoscenico: è avvolta nella nebbia e non c’è pubblico in sala.
La ballerina rallenta i movimenti, la camera si sposta e inquadra sullo sfondo un violinista che suona e guarda la ballerina con ammirazione e affetto.
Il violinista termina la sua esecuzione, i passi di danza si interrompono, la nebbia si dirada e la ballerina si inchina davanti a un pubblico che non c’è.
In fondo alla platea si alza un poeta: applaude e, con la voce rotta dall’emozione, inizia a declamare alcuni versi facendo finta di rivolgersi a un pubblico che non c’è.
Finita la poesia, si conclude lo spettacolo: la ballerina, il violinista e il poeta si inchinano, i loro sguardi rassegnati si incrociano e poi lasciano il palcoscenico.
SCENA 5 – INT. NOT. CAMERINI ITC
Arrivano la ballerina, il violinista e il poeta, mentre gli altri artisti si stanno svestendo e struccando, e lentamente tutti si spogliano degli strumenti delle loro arti prima di andarsene.
Vediamo il fotografo che ripone la sua macchina fotografica, il pittore che lava i pennelli, lo scultore che si toglie il grembiule, la ballerina che pulisce le sue scarpette, il violinista che accarezza il suo violino prima di riporlo e il poeta che scrive un appunto sul libro di poesie.
In lontananza si sentono degli applausi.
Il violinista alza gli occhi verso l’alto con aria perplessa e indirizza agli altri uno sguardo interrogativo.
Insieme escono nel corridoio per capire cosa sta succedendo.
SCENA 6 – INT. NOT. CORRIDOIO ITC
Arriva il custode del teatro che, sbigottito, chiede loro:
-
Ma dove state andando? Il pubblico vi sta aspettando, il teatro tenda è esaurito!
Si guardano con un misto di incredulità e di stupore: non sanno cosa fare.
Il custode li incoraggia:
-
Uscite! Andate a vedere! Dai!
SCENA 7 – EST. NOT. GIARDINO ITC
I sei artisti escono.
SCENA 8 – EST. NOT. PIAZZA BRACCI
Corrono attraversando la piazza
SCENA 9 – EST. NOT. PORTICO
Corrono sotto al portico
SCENA 10 – EST. NOT. GIARDINO ITC
Arrivano di corsa nel giardino del teatro, rallentano il passo e felici si guardano.
Un fascio di luce proiettato dal teatro tenda verso l’esterno crea un corridoio e mostra loro la strada da percorrere.
La ballerina li invita a seguire la luce.
Si sentono gli applausi, gli artisti entrano nella tenda, la musica li accoglie, le sagome del pubblico nel teatro tenda si alzano.
Quando scriviamo un testo ci preoccupiamo di avere ben chìaro cìò che vogliamo dire, di stabilire una successione logica alle nostre affermazìoni, di rispettare la norma ortografica, grammaticale, sintattica, di usare un lessico adeguato. Solo inconsapevolmente, in genere, affrontiamo una scelta altrettanto importante, quella dello stile. Chi non scrive per professione, o comunque non ha particolari esperienze di scrittura, è portato a tenere in maggiore consìderazione il "che cosa» scrivere (Fabula) più che il "come" (Intreccio) scriverlo. In una fotografia tendiamo lo stesso a tenere in maggior considerazione ‘’Cosa’’ fotografare e non tanto ‘’Come’’ fotografarlo, infine in un film sotto l’’effetto delle abilità narrative del regista teniamo poco in considerazione lo stile, eppure un oggetto inquadrato dall’alto risulta schiacciato, uno piccolo inquadrato dal basso risulta grande…
Le scelte di stile risalgono tutte alla Retorica, l’arte dello scrivere e del parlare, le troviamo nelle fiabe nella letteratura in genere, in Poesia e poi nelle forme moderne della comunicazione audiovisiva
Le scelte stilistiche costituiscono un contributo essenziale alla chìarezza dei discorso e , in una narrazione, lo stile è ìmportante di per sé e può aggìungere ulteriori significati al racconto. Una anziana donna siciliana grande conoscitrice di Favole diceva al famoso scrittore Leonardo Sciascia: le storie sono sempre le stesse (Fabula) quello che io cambio è il modo di raccontarle. Se in una favola introduciamo un Lupo cambiamo la voce e di conseguenza il bambino entra in un mondo di ‘’Paura’’….
Es. "Il dono magico". Il vecchio nonno regala un vaso magico al nipote. Un Re regala una lampada magica ad un giovane. … etc ... cambiano i donatori ma resta Costante (k) il dono, possiamo così scrivere un bel po' di storie.
Queste tecniche le troviamo negli antichi miti, nelle fiabe, nei romanzi, nei poemi medioevali, intrecciati a codici, segni … Il ricevente dovrebbe Decodificare.
Vediamo: Lo stile di una narrazione è il risultato delle scelte formali operate dallo scrittore: la lunghezza deì perìodi, la disposizione delle parole all'interno della frase, l'aggettivazione, la punteggiatura ecc. Ti sarà capitato, scrivendo, di prestare attenzione al suono di una parola, al ritmo dì una frase; avrai sostituito una parola perché "suonava male" vicino alle altre, o avraì cambìato di posto a un aggettivo, decidendo di anteporlo a posporlo al nome a cuì è attribuito. Anche queste semplici operazioni appartengono alla ricerca stilistìca.
Non esiste uno stile‑modello a cui adegúarsi: ogni volta, infatti, le esigenze della comunicazione impongono il modo in cui essa deve avvenire. Per esempio, in una storia ricca di suspense l'autore cercherà di creare per il lettore un clima di apprensione e di attesa, come nel finale del racconto "nero’’ di Edgar Allan Poe ''Il cuore rivelatore''.
''Mi tolsi dalla sedia e comincìaì a dìscorrere di futili argomenti, ma ad altissima voce e con furia, nel mentre che il rumore cresceva, cresceva ad ogni minuto. Ma perché non se ne andavano? lo misuravo, su e gìù, a passi pesanti, il pavimento, esasperato da quel foro contraddittorio, ed il rumore cresceva con regolarità, con assoluta costanza. Gran Dio, che cosa potevo fare? Mi agitavo, smaniavo, bestemmiavo! Scuotevo la seggiola sulla quale m'ero dinanzi seduto, la facevo scricchiolare sull'impiantito, ma quel rumore aveva oramai sommerso tutto il resto, e cresceva e cresceva ancora, senza soste, interminabilmente. E diventava più forte, sempre più forte, e gli uomini chiacchieravano e scherzavano e ridevano. Ma era mai possibile che non lo udissero? Iddìo onnipotente! No, Essi udivano, essi sospettavano, essi sapevano, eppure si dìvertivano allo spettacolo dei mio terrore, così almeno mi parve e lo credo tuttavia. Ma ogni cosa sarebbe stata da preferirsi a quella orribile derisione. lo non mi sentivo ormai di sopportare oltre quelle loro ipocrite risa. Sentii che mi abbisognava gridare o morire. E intanto, ecco ‑ lo udite? ecco, ascoltate! Esso si fa più forte, pìù forte, e ancora più forte, sempre più forte! «Miserabili! lpocrìti urlai. «Non fingete oltre! Confesso ogni cosa. Ma togliete, togliete quelle tavole, scoperchiate l'impiantito! è là. là sotto! ìl battito dei suo terribile cuore!''
Il ritmo è incalzante e riproduce ìl battito cardiaco e il respiro affannoso del narratore‑protagonista. Quali scelte stilistiche ha effettuato l'autore per ottenere questo rìsultato? Utilizziamo questa volta due parametri: la lunghezza dei periodi e l'aggettivazìone. I periodi sono piuttosto brevi, poverì dì subordinate, rapidi. Prevalgono le frasi nominalì, le coordinate, le esclamazioni; l'autore ha scelto cioè un procedimento paratattico.
L'aggettivazione è ridotta al mìnimo: il protagonista è troppo agitato per osservare, analizzare, definire. Prevalgono le voci verbalì, portatrici di azioni, che si susseguono incalzanti.
Proviamo a utilizzare gli stessi parametri per esaminare lo stile di M. Proust nél brano: ''Il bacio della buona notte.''
''Subito quella mia ansìetà scomparve; adesso non era più come poco prima, che avevo lasciato la mamma fino a domani, poiché almeno il mio biglietto, mettendola senza dubbio in collera (e doppiamente, perché quel traffico m'avrebbe reso ridicolo aglì occhì di Swan) stava per introdurmi invisibile e beato nella stanza dov'era lei, e parlarle di me all'orecchio; quella sala da pranzo proìbita, ostile, dove solo un attimo prima, il gelato- una graffita ‑ e le coppette mi sembravano racchiudere piaceri malvagi e mortalmente tristi, poiché la mamma li godeva lontano da me, mi si apriva, e, come un frutto divenuto dolce che rompa il suo involucro, avrebbe fatto scaturire, proiettare fino al mio cuore ìnebriato l'attenzione della mamma, mentre leggeva quelle mie righe.''
Il testo è formato da un unìco lunghissimo periodo, ricco di subordinate e ìncìsi. Leggendo, sembra di perdersi lungo il filo dei pensieri del narratore‑protagonista, che scava nella sua memoria. Il ritmo è lento: l'autore ha scelto un procedimento ipotattico. L'aggettivazíone è abbondante, perché il protagonista ricostruisce il ricordo nei particolari e si sofferma ad analizzare, a definire con meticolosa precisione.
L'ironia , dal greco ''Eironéia'' dissimulazione , consiste nell'attribuire a parole o a intere frasi che di per se avrebbero un certo significato , uno contrario . Lo fa per esempio Don Abbondio nel primo capitolo dei Promessi Sposi rispondendo a Perputua , che cerca di farsi rivelare un segreto. Lo faceva Totò dicendo ‘’Esipodio’’ inveced id Episodio e non solo.
''Lei sa bene , che ogni volta che m'ha detto qualche cosa sinceramente , in confidenza , io non ho mai…''
''Brava! Come quando..''
Ovvio che Don Abbondio non pensa davvero che Perpetua sia brava, al contrario lascia capire che non è brava affatto perché non sa mantenere i segreti.
L’ironia irride, prende in giro: quando la sua forza critica si fa più intensa e più amara diventa umorismo.
Pirandello in un suo saggio chiarisce la differenza tra comico e umorismo attraverso un esempio.
Vedo una vecchia signora, coi capelli ritinti, tutti unti non si sa di quale orribile manteca, e poi tutta imbellettata e parata d'abiti giovanili. Mi metto a ridere. Avverto che quella vecchia signora è il contrario di ciò che una vecchia e rispettabile signora dovrebbe essere. Posso cosi, a prima giunta e superficialmente, arrestarmi a questa impressione comica. Il comico è appunto un avvertimento del contrario, Ma se ora interviene in me la riflessione, e mi suggerisce che quella vecchia signora non prova forse nessun piacere a pararsi così come un pappagailo, ma che forse ne soffre e lo fa perché pietosamente s'inganna che, parata così, nascondendo cosi le rughe e la canizie, riesca a trattenere a sé l'amore dei marito molto più giovane di lei, ecco che io non posso più riderne come prima, perché appunto la riflessione, lavorando in me, mi ha fatto andar oltre a quei primo avvertimento, o piuttosto, più addentro: da quei primo avvertimento del contrario mi ha fatto passare a questo sentimento del contrario.
Pensando al cinema potremmo continuare con tanti esempi ma in questo caso volevamo soltanto far capire che come nel linguaggio narrativo anche quello del cinema possiede una ‘’Retorica’’ autonoma, prova a confrontare quanto detto con la narrazione filmica.
dal sito Cicciotti
Grande domanda. Quentin Tarantino ne parla spesso. Sebbene si concentri sui film di genere, questo suggerimento funziona anche nei film drammatici. Il consiglio è di non far parlare costantemente i personaggi della "trama". Diventa un po' troppo "centrato in pieno". Lasciate che le circostanze si sviluppino in modo che i personaggi principali parlino con più naturalezza o almeno sembrino farlo.
Se guardate la seconda scena di "Pulp Fiction" in cui i due sicari, Vincent e Jules, interpretati da John Travolta e Samuel Jackson, chiacchierano, non parlano mai di ciò che stanno per fare. Discutono dei nomi degli hamburger di McDonald's venduti a Parigi. Il che ha completamente senso. Non facendo parlare i personaggi dei loro colpi. Quando si cimentano nel colpo, ci rendiamo conto che lo fanno da molto tempo.
Le persone che sono impegnate nello stesso tipo di attività da molto tempo non ne parlano necessariamente in continuazione. Qual è il punto? L'hanno già fatto. E mantenendo il dialogo lontano dalla "trama", lo fa sembrare più realistico.
Vincent (Travolta) e Jules (Jackson) stanno andando a fare un "colpo", ma non parlano della loro missione. Parlano degli hamburger di McDonald's a Parigi.
di Stephen Whitehead per quora.com
Quali sono alcuni consigli fondamentali da ricordare quando fai ricerche sulla tua sceneggiatura? La ricerca è un fattore critico nello sviluppo di una storia cinematografica avvincente; che si tratti di studiare il mondo in cui abiterà il tuo personaggio immaginario o di imparare tutto ciò che puoi sulla figura o sull'evento della vita reale che presenterai nella sceneggiatura. Ecco sette cose da ricordare quando inizi la tua ricerca.
Leggi tutto: 7 cose da ricordare mentre fai Ricerche per la Sceneggiatura
Daddy don’t marry again
a Movie written by
Enrico PINOCCI
In collaboration with
Francesco MALAVENDA
Sono riportate solo le prime 4 scene
SCENA 1 EXT – Spiaggia – DAY
Visione aerea della città, lungomare e poi la ripresa si abbassa fino ad arrivare ad un primo piano di DAVID che passeggia con i suoi tre cani.
SCENE 2 EXT – Strada – DAY
DAVID tutte le mattine, vestito molto elegante, prima di andare al lavoro porta a spasso i suoi tre cani che hanno un andamento regale, ma, come accade sempre, grazie ai suoi amati cani colleziona una serie di brutte figure.
Non si è accorto che uno dei cani ha fatto un bisogno davanti la casa dei vicini che, coincidenza vuole, al suo passaggio aprono la porta e si trovano davanti la sorpresa .
Il vicino e la moglie lo guardano molto seriamente.
DAVID sorride timidamente.
VICINO E MOGLIE fanno un segno con l'indice “Eh-eh-eh-eh!!!”
DAVID
Mi scusi , mi scusi, farò pulire subito
E si allontana velocemente.
VICINO E MOGLIE non parlano, fanno gesti e con un espressione di perplessità se ne vanno
DAVID si rivolge ai cani.
DAVID
Che figura che mi avete fatto fare... e non vi ho neanche visto !!!!!
Ma come avete fatto??
Non ha il tempo di finire la frase che, al passaggio di un altro vicino con due cani piccoli, gli si scatena una battaglia tra cani e per riprendere i suoi cani scivola e cade per terra.
SCENA 3 EXT - Spiaggia
Ripresa su Emma, Emily e Charlotte che giocano in spiaggia con un gruppo di amici
EMMA
Charlotte, Emily ma papà oggi è in ritardo, lo vogliamo chiamare ?
CHARLOTTE
Eccolo laggiù, sta arrivando
EMILY
Ma ..... sembra che ha avuto dei problemi
Tutte e tre le ragazze corrono incontro al papà che lascia i cani festanti
EMMA
Papà come stai ?
DAVID
Tutto bene amore !!!! Vi lascio Bobby , Drek e Alex
CHARLOTTE
Papà sembra che sei stato investito?
EMILY
Credo proprio che non ti puoi presentare così in ufficio
DAVID
Ragazze non vi preoccupate, vado .... vado ... ci vediamo dopo grandi amori miei
DAVID si allontana
EMMA
Chissà cosa gli sarà successo
CHARLOTTE
Basta guardare le tre pesti
EMILY
Aveva tutto il vestito distrutto, mi dispiace povero papà
Rebecca prende la pallina
EMILY
Vai ALEX !
SCENA 4 EXT - Spiaggia
David è nascosto dietro un cespuglio per vedere le figlie come giocano, gli arriva una pacca sulla spalla
IL PARCHEGGIATORE
Che bella famiglia è!
E appena finito il commento gli arriva una pallonata in fronte.
David ( con un mezzo sorriso)
DAVID
Oh-oh che botta !!! diceva ... è meglio che vada .....
Il parcheggiatore mentre si tocca la fronte fa un sorriso a mezza bocca .... e si allontana
David prende la macchina e si allontana
“Giulia!”. La voce del Piero scendeva il fianco della collina crepata di caldo, si incuneava nella carona umida di robinie e rimbalzava sulla collina di fronte per disperdersi.
“Giulia!” chiamava sua madre venticinque anni prima in un pomeriggio identico a quello se non fosse che allora c’erano più uccelli nel cielo in stormo, come una nuvola di malaugurio che si estende e si riduce a capriccio e tu non sai quale sventura ti promette. Lei non riusciva a non pensare all’esame di riparazione di greco allora, mentre lo stormo si estendeva e si riduceva a capriccio
I pioli della scala di legno scricchiolavano e non si capiva come facessero a reggere mentre lei saliva sul fienile venticinque anni prima.
Sapeva che il ragazzo da dietro le vedeva le mutande sotto la gonna: era impossibile evitarlo. Avrebbe dovuto mandare su prima lui ma era salita prima lei e lui le veniva dietro col muso quasi nel suo sedere e a lei veniva da ridere per quella situazione indiscreta.
Giulia, venticinque anni dopo, nello stesso fienile, pensava che la vigna manda odore dalle foglie quando c’è tutto quel caldo estivo, e anche l’argilla delle colline esala odore attraverso le crepe del terreno.
Quegli odori, pensava, erano gli stessi di venticinque anni prima.
“Bisogna arare perché ci rimanga un po’ d’umido” diceva nonno Anselmo seduto al tavolo annerito. Il caffelatte fumava nelle tazze di terraglia sbeccate e il ragazzo annuiva con gli occhi furbi fissandola e lei sapeva che prima o poi l’avrebbe seguita su per la scala del fienile guardandole le mutande da dietro.
La voce del Piero si lamentò ancora nel caldo: “Giulia!”. Nonno Anselmo era già morto da un pezzo. Lei aveva dovuto chiedere il permesso in ufficio, a Milano, per venire a seppellire nonno Anselmo. Aveva inforcato la Uno bianca, era passata a caricare il Piero sotto alla ex-Motta, in Battistotti Sassi, ed erano corsi giù a Stradella che le
colline azzurre erano bellissime sullo sfondo perché era un’estate luminosa come quella di adesso ma nonno Anselmo se n’era andato al Creatore quella notte. I due ragazzi, Marco e Alfredo, non c’erano ancora allora, e Piero aveva ancora tutti i capelli sulla testa.
Venticinque anni prima il ragazzo con gli occhi furbi: “Saliamo in fienile oggi, quando dormono” le aveva sussurrato. “Per fare cosa?” aveva detto lei. “Quando ci siamo, vediamo” aveva detto lui.
Giulia ricordava ora benissimo l’odore del suo coso, come se fosse successo pochi minuti prima. Era l’odore del coso di un ragazzo dalla pelle liscia, odore come della polvere della terra crepata dal caldo o delle foglie delle viti scaldate dal sole a picco. E ricordava come se fosse successo cinque minuti prima il suo sapore salato, che poi lui l’aveva tenuta stretta in mezzo al fieno baciandole i capelli e “adesso faccio io” le aveva detto che aveva già la bocca fra le sue gambe e lei aveva spostato di lato le mutandine e per lei non era mai stato più così, mai più, mai più nella vita né con Piero né con nessun’altro.
“Che cosa rimane?” pensò Giulia quel pomeriggio di venticinque anni dopo.
Era un pensiero che la incalzava negli ultimi tempi. Le si offriva improvviso quando non se lo sarebbe aspettato e la innervosiva, le faceva lasciare la tastiera del computer e alzare la testa togliendo gli occhiali per guardare dai vetri il Pirellone che di fronte svettava nel cielo con gli uccelli in stormo che ci sbattevano contro a morirci perché erano ingannati dal riflesso delle nuvole nei finestroni. “Farcela” ripeteva a se stessa: “Devo farcela”. E: ”Devo farcela” aveva dovuto ripetere a se stessa ininterrottamente per tutti quei venticinque anni, dall’esame di riparazione di greco in poi. “Devo farcela” aveva gridato con le cosce spalancate sul lettino mentre espelleva dal ventre prima Marco e poi Alfredo. E sempre, sempre, aveva ripetuto “Devo farcela” aggirandosi con carte e pratiche e fotocopie in mano per gli uffici che guardavano il Pirellone eretto dal ventre della città come un pene.
Giulia si mise a piangere. Marco e Alfredo e Piero la stavano cercando, ma non sarebbero saliti in fienile. L’avrebbero cercata nella vigna, o nella carona all’ombra scura delle robinie, o fra i fichi che stavano cominciando a maturare i frutti verdini.
Giulia poteva piangere senza riguardo ora. Nessuno sarebbe venuto a cercarla lì. Le voci di Piero e dei ragazzi diventavano sempre più fioche mentre scendevano nella vigna, e lei poteva lasciare che i singhiozzi le scuotessero le spalle e il costato e i fianchi. Pensò che la sua bocca doveva sembrare quella di una maschera greca.
Non poteva sentirla piangere neppure il ragazzo con gli occhi furbi, sepolto sotto un metro e mezzo di terra nel cimitero appartato dove anni prima avevano inumato nonno Anselmo. Era tornato in una cassa di zinco dalla missione di pace in Bosnia, questo le avevano detto.
Giulia piangeva senza ritegno ora, abbandonata, e mentre piangeva una dolcezza nuova le inondava il ventre, il costato, la schiena, il corpo intero per via delle sue dita che la frugavano sotto i jeans aperti ed era quella la prima volta che non le pareva che qualcuno la guardasse mentre lo faceva, la prima volta, sotto i coppi malfermi e le travi scurite, nell’odore benevolo del fieno.
Era finalmente sola, Giulia, sotto il tetto di travi scurite e di coppi del vecchio fienile da cui filtrava la luce del cielo abbagliante che chiazzava il fieno, sola nel rumore delle cicale che fuori assordavano e ormai coprivano del tutto i richiami di coloro che la stavano cercando.
Sola.
Sola con il ragazzo dagli occhi furbi disteso nella sua cassa di zinco sotto un metro e mezzo di terra nel piccolo cimitero di paese poco distante che non l’aveva mai abbandonata in tutti quegli anni.
L'autore ringrazia Fabrizio Pedroni per l'editing del racconto che
commenta così (e non posso che essergliene enormemente grato):
C'è una malinconia diffusa e velata, quasi un anelito di ritorno al
ventre caldo e ovattato di una madre ideale, alla brama di protezione da
una vita per la quale nessuno ci prepara davvero e che procede
casualmente e inesorabilmente, a prescindere dal nostro essere pronti ad
affrontarne momenti e sfide; la sorpresa, stizzita e frustrante, di chi
conosce da tempo il mondo ma non si arrende alla consapevolezza che odora
di cinismo e disillusione. Conoscendo l'autore, è lo stesso velo che si
annida dentro ogni sua trama, che si svela in qualsiasi personaggio, che
caratterizza tutte le azioni. Il tentativo, sommo ed estremo, di
costruire una vita che non sia semplice somma di istanti, di decifrare le
regole di un universo che possa sperare in un ordine logico e matematico,
che sia bello, pulito, prevedibile, pur nel suo essere sempre
diverso da se stesso, come può esserlo una serie numerica che non sia
semplice successione casuale scandita dal ticchettio del prodotto di un
vecchio, stanco e inconsapevole orologiaio cieco. Ma questo non è, né può
essere, il difetto di questo racconto; semmai, è la cifra, il marchio a
fuoco di Renato.
di Renato Di Lorenzo <
Questo è il copione della prima sequenza con la quale, dopo una breve introduzione, inizia il mio Corto “Tentazione fatale” . A questa prima parte del corto parteci pano tutti gli attori del cast ed è stata già quasi completamente registrata. Le battute che ho scritto sono piu ttosto brevi per rendere più semplice la recitazione agli attori tutti alle pr ime armi, me compreso! Durante le riprese ho dato l’opportunità di improvvisare t entando di ottenere il massimo del r ealismo sia nelle espressioni che nell’intonazione della voce in modo spontaneo: secondo me è giusto che l’atto re abbia la possibilità di immedesimarsi nella parte c on una certa libertà specialmente quando l’esperienza è poca o addirittura nulla! Per questo motivo mi sono limitato a correggere i miei amici solo quando la loro interpretazione risultava parecchio diversa rispetto a ciò che volevo.
Oltre alle battute ci sono anche le note che mi sono servite come promemoria: in realtà le ho usate poco perché una volta giunti sulla location, nonost ante i numerosi soprallu oghi da me effettuati precedentemente, spesso ho modificato il tipo di ripresa che avevo in mente o cambiato radicalmente ciò che mi ero prefissato di fare ! Le note sono importanti ma il regista secondo me deve avere il film in testa e agire con una certa el asticità per ottenere il massimo, a ccettando anche eventuali consigli dai propri collaboratori.
In realtà “Tentazione fatale” è il finale di una sceneggiatura molto più lunga che non ho potuto realizzare per mancanza di attori e non solo... per iniziare ho pensato che fosse più giusto cimentarsi in un progetto semplice ma che allo stesso tempo potesse dare sfogo alla mia creatività! “Tentazione fatale” sarà un corto dal ritmo incalzante con spar atorie, inseguimenti e combattimenti all’ultimo sangue, un concentrato d’azione che mi auguro riesca a coinvolgere e divertire chi lo vedrà!
Le immagini si riferiscono al secondo giorno di lavorazione, nel corso del quale abbiamo registrato gli spostamenti effettuati dai due poliziotti protagonisti, interpretati dal mi o amico Andrea (maglia scura e marsupio) e dal sottoscritto, regista e pure attore per necessità!
Foto 1 : Girare di notte non è semplice, per ovvi problemi di illuminazione ma non solo... infatti, avendo utilizzato una videocamera analogica formato Hi8 con messa a fuoco automatica, spesso capita che l'immagine vada fuori fuoco essendo la macchina molto sensibile anche a piccoli punti luce che la mettono in difficoltà. In questa foto tramite il piccolo schermo della videocamera stiamo verificando la qualità dell'immagine. Purtroppo a causa delle ridotte dimensioni dello schermo a cristalli liquidi, non è sempre possibile accorgersi di eventuali imperfezioni che risultano visibili solo in tv, ma per lo meno in questo modo è possibile farsi un'idea su l materiale registrato. L'ideale sarebbe poter collegare la videocamera ad uno schermo grande in loco, ma essendo dei dilettanti con pochissimi mezzi a disposizione, bisogna sapersi adattare!
Foto 2 : Il copione che ho scritto è piuttosto semplice, ma nonostante ciò è incredibile quanto sia difficile memorizzarlo... in questa foto Andrea ed io lo stiamo ripassando sotto lo sguardo vigile di mia morosa Martina, attenta e scrupolosa collaboratrice! Non avendo a disposizione microfoni direzionali, i dialog hi li abbiamo ripresi da distanza ravvicinata, recitando le battute con un adeguato tono di voce.
Foto 3 : In questa immagine Michela, sorella di Martina, morosa di Andrea (è un corto a conduzione famigliare!) e nostra assistente tutto fare, ci ha immo rtalato poco prima di iniziare a "recitare". A dire il vero siamo venuti un pò "scazzati", ma vi assicuro che le immagini di questa sequenza sono venute molto bene! Da notare la posizione della nostra cameraman... molto professionale!
Durante le riprese abbiamo cercato di variare l'altezza della videocamera in modo tale da ottenere una certa varietà di immagine con diverse prospettive.
Foto 4 : Qui non c'è che dire siamo venuti molto più operativi! Ispirandoci ai tanti telefilm polizieschi, abbiamo curato molto le movenze con le pistole in pugno, tentando di ottenere un certo realismo. In questa foto è ben visibile il faro che abbiamo utilizzato per illuminare adeguatamente la scena: il treppiedi telescopico l'ho comprato per la modica cifra di 15 euro, mentre la lampada è il faro di una moto che ho fissato al sostegno tramite un telaio in alluminio fatto in casa, che permette di regolare la direzione della luce. Il faro funziona a 12 Vo lt e ciò, lavorando in esterno, lo rende molto pratico po iché in pochi minuti è possibile spostarlo dove serve, collegandolo semplicemente alla batteria di un'auto tramite una prolunga. Il telo visibile sopra alla lam pada serve a rendere omogeneo il fascio di luce e a smorzare l'intensità dello stesso: in base alla distanza del soggetto da illuminare abbiamo usato teli più o meno spessi.
Foto 5 : Altra foto che ci ritrae in azione... per effettuare i primi piani abbiamo usato pure il faretto della videocamera. La macchina che stiamo usando, nonostante sia la più economica in nostro possesso, si è rivelata la migliore per riprendere di notte ed è stata una scelta obbligata poiché le videocamere digitali con le quali avremmo dovuto realizzare il corto (una delle quali semiprofessionale), pur avendo la regolazione del bianco, riproducevano una realtà molto scura quasi totalmente priva di colore.
Cortometraggio “Tentazione fatale” di Ugo Puglisi
SEQUENZA 1:
Poliziotto 1 (Ugo), Poliziotto 2 (Andrea), Palermo (Marco), Asia (Anna) e Max.
Poliziotto 2:
“Spegni i fari, Max e posizionati dietro quelle gabbie.” - “Se le informazioni sono esatte Palermo dovrebbe
essere da queste parti...”
Poliziotto 1:
“Qui sembra tutto tranquillo...scendiamo.”
Poliziotto 2:
“Mi raccomando occhi aperti.”
Poliziotto 1:
“Teo, da questo lato non c’è anima viva.”
Poliziotto 2:
“Diamo un’occhiata dall’altra parte...”
Poliziotto 1:
“Ok, andiamo.” - “Eccoli!” - “C’è parecchio movimento...guarda.”
Poliziotto 2:
“Ci sono Palermo, Asia e due uomini con armi automatiche...”
Asia:
“E’ roba di ottima qualità.”
Palermo:
“Molto bene...mi piace fare affari con uomini che mantengono la parola data.”
Max:
“Con chi pensavi di avere a che fare?! Ora piuttosto fuori la grana.”
Palermo:
“Mi sembra giusto. Tutte banconote da 50 come pattuito.”
Max:
“Adoro il profumo dei soldi...a quanto pare anche tu sei un uomo di parola.”
Poliziotto 2:
“Speriamo che i rinforzi arrivino in tempo, altrimenti dovremo sbrigare la faccenda da soli.”
Poliziotto 1:
“Ho l’impressione che stiano concludendo l’affare...dobbiamo avvicinarci.”
Poliziotto 2:
“Vado io per primo, coprimi.”
Palermo:
“Ma chi cazzo è quello?!”
Poliziotto 1:
“Porca troia! Mi hanno visto!”
Inizio sparatoria
Poliziotto 2:
“Merda, merda!”
Poliziotto 1:
“Cazzo! Spara, spara!”
Palermo:
“Maledetti sbirri!”
Asia:
“Nico, non lasciarmi qui ti prego...”
Palermo:
“Mi dispiace dolcezza ma ora non ho tempo da perdere.”
Asia:
“Noooo! Maledetto bastardo!”
Poliziotto 2:
“Palermo sta scappando!”
Poliziotto 1:
“Dobbiamo tornare alla macchina! Stavolta vado io...al mio via, fuoco a volontà!” – “Via!”
Poliziotto 2:
“Vai, vai! A tavoletta !”
Poliziotto 2:
(“42, 42 dalla Savona Milano!”)
Operatore:
(“Vai Savona Milano.”)
Poliziotto 2:
(“Siamo stati coinvolti in un conflitto a fuoco con un gruppo di trafficanti lungo il canale navigabile e ora
stiamo inseguendo un’auto sportiva di colore grigio chiaro fuggita verso la zona industriale! Insieme ai colleghi
fai intervenire anche il 118 ci sono diversi feriti, cambio.”)
Operatore:
(“Ricevuto Savona Milano, le pattuglie dovrebbero giungere sul posto a momenti. Tienimi aggiornato sulla
vostra posizione.”)
Poliziotto 2:
(“Kappa 42. Ora stiamo imboccando la sopraelevata in direzione nord.”)
Operatore:
(“Ricevuto Savona Milano.”)
Note: I poliziotti arrivano con l’auto dalla strada laterale, spengono le luci per non farsi notare e si parcheggiano dietro alle gabbie metalliche: la camera segue l’auto frontalmente lungo tutto il tragitto fino a quando si ferma, le prime battute vengono riprese da dentro l’abitacolo (eventuale camer-car). Una volta fermi, i poliziotti scendono e si lenziosamente si spostano per o sservare il lato sinistro della riva da di etro l’edificio: la camera segue i due attori e inquadra ciò che i due protagonisti vedono dalla propria posizione (montacarichi e inceneritore sullo sfondo). Dopo aver constatato che da quella parte non c’è nessuno, i poliziotti si spostano verso destra riparandosi dietro al muro di cemento. A questo punto vedono Palermo insieme ai suoi uomini e decidono di avvicinarsi ulteriormente: gli spostamenti a piedi con le ar mi in pugno vengono riprese da lontano da destra verso sinistra per dare una visione d’insieme di ciò che succede. Una volta fermi gli attori vengono ripresi da vicino e recitano le battute. Quando Palermo li vede inizia la sparatoria. Inizialmente i due poliziotti vengono ripresi da vicino mentre si riparano dal fuoco nemico dietro alla cabina. I trafficanti vengono inquadrati frontalmente mentre sparano, quando i poliziotti rispondono al f uoco invece viene dato il punto di vista dei trafficanti, i quali vengono ripresi da vicino quando vengono colpiti. I due poliziotti sono costretti a tornare sui propri passi per raggiungere la macchina e lanciarsi all’inseguimento di Palermo che scappa a bordo della proprio auto: anche in questo caso viene effettuata una ripresa da lontano alternata a primi piani degli attori mentre sparano, fino a quando, una volta raggiun to il mezzo, partono lanciati all’inseguimento del trafficante.
1. L’autovettura dei poliziotti viene ri presa frontalmente mentre percorre la strada che porta al canale navigabile e viene seguita fino a quando si avvicina alle gabbie vicine alla gru dove si ferma.
2. Ripresa frontale dell’auto che mentre rallenta spegne i fari.
3. Ripresa all’interno dell’abitacolo mentre i due poliziotti recitano le prime battute.
4. I due attori vengono ripresi frontalmente o da ¾ mentre scendono dalla macchina.
5. La camera segue i due attori mentre con le pistol e in pugno si dirigono verso sinistra accostandosi al muro dell’edificio.
6. Uno dei due guarda da dietro l’angolo (breve ripresa in primo piano).
7. Panoramica della location da sini stra verso destra da l punto di vista del poliziotto leggermente zoommata per rendere più grandi le strutture che caratterizzano lo sfondo.
8. L’attore dopo aver esaminato la zona si volta verso il collega inform andolo che da quella parte non c’è nessuno.
9. I due attori a questo punto si dirigono verso destra e muovendosi con estrema attenzione raggiungono il muro di cinta (inquadratura a campo largo possibilmente realizzata dall’alto).
10. Uno dei due individua i malviventi e li osserva tramite un piccolo binocolo.
11. Breve ripresa zoommata sul gruppo di trafficanti possibilmente realizzata con un filtro colorato verde o arancione per simulare la vista tramite lo strumento.
12. Il poliziotto mentre dice “C’è parecchio movimento...guarda!” passa il binocolo al collega.
13. Primo piano del poliziotto che mentre guarda analizza la situazione elencando i presenti.
14. Stacco sui trafficanti mentre trattano la vendita della part ita di droga (riprese in dettaglio dell’esame della cocaina e primi piani degli attori mentre recitano le battute;).
15. I due poliziotti decidono di avvici narsi: ripresa a campo largo per re ndere chiari gli spostamenti, eventualmente alternata in fase di montaggio con riprese frontali degli attori mentre corrono.
16. Quando i due raggiungono la cabina in izia la sparatoria (primo pi ano dei due protagonisti che dopo aver recitato le brevi battute si preparano a rispondere al fuoco).
17. Vengono alternate riprese con punti di vista sia dei po liziotti che dei traffican ti, con riprese strette relative ai momenti in cui gli attori simulano di essere colpiti (da tenere in considerazione le angolazioni delle armi rispetto all’inquadratura per rendere più agevole il ritocco in fase di montaggio).
18. Stacco sul breve dialogo tra Palermo e Asia realizzato alternando riprese strette sugli attori e riprese a campo più largo.
19. Ripresa dell’auto di Palermo mentre inizia la fuga.
20. Inquadratura dei due poliziotti mentre tornano verso la proprio autovettura effettuata mixando riprese dinamiche che rappresentano il punt o di vista degli atto ri, brevissimi primi piani e inquadrature a campo largo.
21. Breve ripresa del secondo poliziotto che mentre sale grida “Vai,vai a tavoletta!” (battuta ripresa in primo piano o a campo più largo se avremo a disposizione il lampeggiante).
22. Inizio dell’inseguimento con breve ripresa inizialmente frontale della macchina dei poliziotti seguita da destra verso sinistra.
Questa è la sinossi-sceneggiatura di una storia abbozzata da Silvana Depalma.
Per scaricarla questo è il link.
https://www.ilcorto.eu/images/PDF/Al%20diavolo%20-%20Sinossi%20di%20Silvana%20Depalma.pdf
AL DIAVOLO
Presentazione dei personaggi
Dea Tattoli, docente di Lettere affronta con dignità la solitudine del suo ruolo di ragazza –madre. Trent’anni, bruna statura normale, precisa e disponibile rivive in Francesco Fiore alunno caratteriale, la sua sofferenza. Per questo lo aiuta a ritrovare l’amore di sua madre.
Pino, professore di disegno, scapolo, 50 anni, è vicino a Dea per carattere e simpatia.
Flavio Lemmi, alto, rossiccio, robusto, sfotte sempre i compagni.
Maria Pavone è l’alunna secchiona, magra, capelli biondo cenere è sempre preparata.
ll liceo scientifico”Maiorana”: È il ritratto di quella realtà in cui tutti i ragazzi possono identificarsi.Un ritratto della solitudine, dell’incomunicabilità, dell’autolesionismo. Le storie si intrecciano tra loro nel quotidiano svolgimento della vita nell’istituto.
I tedeschi avevano appena occupato Parigi.
Tatiana abitava in rue Du Colyseè al n.11
Un elegante palazzo, in una via elegante.
Tatiana aveva uno splendido appartamento arredato da arredatori di grido, la sua stanza da letto era in pelle di pescecane e tutto in quella casa esprimeva buon gusto e lusso discreto.
Il marito di Tatiana era ingegnere ed aveva uno splendido ufficio in un palazzo accanto al famoso albergo Geoges V.
Avevano 2 splendidi cani, un San Bernardo ed un Danese, che soggiornavano tranquilli sui tappeti persiani.
Avevano anche una tenuta fuori Parigi, a Voucresson, ex dimora della celeberrima Sarah Bernard, dove tenevano i cavalli che, entrambi amavano cavalcare.
Non era sempre stato così, erano diventati ricchi grazie ad un favoloso appalto che Paul, l’ingegnere, era riuscito ad avere, da allora il denaro era arrivato copioso e senza troppa fatica.
Tatiana era più giovane di lui, era molto bella e lui l’adorava e la viziava come un padre innamorato della figlia, più che come marito.
Lei era felice e spensierata in quel periodo, passava le sue giornate nelle case di moda e comprando un’infinità di cappellini dalle fogge strane.
Ma non era né superficiale né stupida.
Era diventata in poco tempo la migliore procacciatrice d’affari per il marito.
Alle sue cene andavano tutti volentieri, i soci del marito l’adoravano e le chiedevano di appianare i loro problemi di lavoro organizzando qualche ricevimento, dove tutte le controversie venivano appianate.
Tatiana spesso si sentiva sola, non aveva amiche, la sua bellezza e la sua ricchezza, unite alla gioventù, non la rendevano gradita alle mogli degli amici o colleghi del marito tutte un po’ più vecchie e brutte di lei, gelose del suo fascino e dei loro mariti.
Tatiana non si era montata la testa e svolgeva molte mansioni domestiche da sola, pur avendo 2 cameriere di cui era anche amica, le ragazze le raccontavano i loro problemi e lei le aiutava economicamente, le consigliava e voleva loro molto bene, le cameriere ricambiavano comportandosi in modo ineccepibile durante i ricevimenti e rubando l’argenteria e quanto più potevano.
Un bel giorno Tatiana andò ad aprire la porta e si trovò davanti alcuni militari, indossavano la divisa delle S.S e cercavano suo marito.
Al primo impatto sì spaventò, poi, vedendo tra loro il fratello di una delle sue poche amiche, sorrise e lo chiamò per nome.
Il giovane la guardava come se non la conoscesse e le dava del lei.
Tatiana, avvolta nella sua bella vestaglia di seta che non nascondeva l’elegante pigiama, sgranava i suoi occhini, incredula e continuò a chiamarlo per nome.
Poco dopo si affacciò Paul.
Da quel momento in poi la vita iniziò a girare vorticosamente: I soldati portarono via Paul, lasciando Tatiana ed i suoi occhini sgranati da sola in quella grande casa, che, all’improvviso, era diventata un musei senza senso e senza vita.
Il guaire dei cani riportò Tatiana alla realtà, la porta era ancora aperta, i vicini spiavano dalle porte socchiuse, chiamo’ le cameriere, incredula continuava a ripetere: ‘’Ci deve essere un’errore! Cosa devo fare? da chi devo andare?"
Le cameriere la guardavano inebetite anch’esse.
Una di loro scappò via, l’altra rimase, per fortuna.
Tatiana telefonò alla suocera, non rispondeva nessuno
Telefonò alla cognata, non rispose nessuno.
Telefonò al socio del marito e, piano piano realizzò, che il marito sarebbe stato portato in un campo di concentramento e così anche la cognata e la suocera.
Era rimasta sola.
Anche il socio del marito, con garbo le fece capire che non era prudente frequentarla in quel momento.
Conobbe alcune signore che stavano vivendo quell’incubo, erano donne distrutte dal dolore, dalle notti insonni passate a piangere e supplicare nel tentativo di salvare i loro uomini.
Nessuna di loro c’era riuscita.
Tatiana poi non era ben vista in quel mare di dolore coi suoi tacchetti, i suoi cappellini ed i suoi vestiti costosi, e poi lei non piangeva, non urlava, non era spettinata, non sembrava soffrire quello che soffrivano gli altri.
Tatiana capì che anche quella non era la direzione giusta, non l’avrebbero potuta aiutare.
La donna di servizio le diceva: "Signora, non può andare a supplicare di avere un’udienza vestita così, è troppo appariscente, la gente la critica, sparla di lei".
Lei rispondeva: ’’quelle vestite di nero hanno riportato i mariti a casa?"
La cameriera rispondeva: "Solo al quartier Generale potrebbero fare qualcosa, ma non fanno entrare nessuno".
‘’Sai come si chiama il capo?" disse Tatiana
‘’Sì, Signora, una mia amica lavora là dentro, ma non riceve nessuno, è uno strazio vedere tutte quelle povere donne cacciate via senza pietà"
Tatiana, la mattina seguente, si vestì e si truccò con particolare attenzione, passava e ripassava il rimmel sulle sue lunghe ciglia e le separava scrupolosamente passandovi un ago per dividerle ad una ad una.
La cameriera la guardava e commentava tra sé ’’questa è proprio matta, si vede che non le frega niente di quel poveretto!"
‘’Roba da matti! Truccarsi per 2 ore in un momento simile!"
Tatiana si guardò allo specchio, l’abito nero le donava molto e metteva in risalto la sua figura ben fatta, il cappellino con la veletta dava al suo bel visino, la pelliccia di volpe argentata buttata sulle spalle non la nascondeva del tutto
Tatiana uscì di casa e si incamminò velocemente sui suoi tacchi alti verso il QUARTIER GENERALE TEDESCO, la gente la guardava.
La sua andatura sicura non faceva trasparire la tempesta che le sconvolgeva la mente, i battiti del suo cuore, che rimbombavano nelle sue orecchie, non si sentivano.
Giunta davanti al portone, mentre ancora si chiedeva cosa avrebbe detto per riuscire ad entrare, non senza meraviglia vide il piantone scattare sull’attenti ed aprire la porta.
Si voltò per vedere chi stava arrivando, non c’era nessuno tranne la folla di persone respinte in malo modo dai soldati, Tatiana entrò, incredula, riuscì a fare anche un sorriso al piantone.
Era entrata! Non aveva detto una parola ed ora si trovava ai piedi di quella scalinata, non sapeva dove andare ed aveva paura di chiedere, certo l’avevano scambiata per qualcun’altra, e, se avesse chiesto, l’avrebbero scoperta.
Iniziò a salire la scala lentamente, cercando di riordinare le idee e di far rallentare i battiti del suo cuore.
Elegantissimi ufficiali passavano senza darle importanza, così si trovò all’inizio di un corridoio
Sul quale si affacciavano parecchie porte.
Qual’era quella giusta?
Improvvisamente un generale le si avvicinò chiamando: ’’Signora,signora ,dove sta andando?"
Ecco, ora l’avrebbero buttata fuori, forse l’avrebbero arrestata!
Tatiana vacillò, stava per svenire
Il generale premuroso le chiese se si sentiva bene.
Non voleva cacciarla, non le chiedeva chi era né che ci faceva lì.
Tatiana sorrise, sollevò la veletta, puntò i suoi occhini verdi in quelli celesti e gelidi del generale
E disse il nome del capo dei capi, il generale le fece cenno di seguirlo, si fermò ad una porta, bussò e la fece accomodare.
Qualche giorno dopo Paul tornò a casa.
I due si abbracciarono e, senza dire una parola salirono sul calesse e tenendosi per mano fecero correre il cavallo per le vie deserte di Parigi, non avevano freddo, anche se nevicava.
Era la notte di Natale!
Il piantone l’aveva scambiata per una delle amanti dei militari, il generale, vedendola lì, discretamente, non aveva fatto domande, il Capo dei Capi, vedendola arrivare col Generale, pensò fosse raccomandata da lui e non fece troppe domande neanche lui.
Tutto merito del trucco pensò Tatiana felice.
Sottocategorie
Idee dalla realtà
Bisogna leggere per conoscere tutte le realtà che ci circondano ma che non ci toccano direttamente o di cui abbiamo solo una vaga idea.
LEGGERE = CONOSCERE = POTER SCRIVERE SU ARGOMENTI INTERESSANTI = SCRIVERE DI ARGOMENTI CHE CONOSCIAMO